Anita Rapisarda

PATERNO’ – . L’assessore regionale per la Salute, Lucia Borsellino ha dato il via ai provvedimenti attuativi della rete ospedaliera sui punti nascita non più previsti nella nuova rete varata lo scorso 23 gennaio. E’ ufficiale il punto nascite di Paternò chiude, insieme a quello di Licata, Cefalù e un quarto provvedimento, prevede la chiusura del reparto di ostetricia anche nella casa di cura Argento di Catania. Tutte queste strutture non svolgono il minimo di 500 parti all’anno fissato nel decreto regionale. Ed è così che il punto nascita di Paternò chiude definitivamente cancellando così la questione che da circa due anni è al centro di dibattiti e manifestazioni da parte di associazioni e amministrazione, cortei attraverso i quali i cittadini di Paternò e dei paesi vicini hanno testimoniato il ruolo centrale della struttura ospedaliera. Un reparto quello di Paternò, che in tante occasioni è stato punto di riferimento per la risoluzione delle emergenze sorte negli ospedali vicini, causa black out nella struttura biancavillese. In questi anni ci sono state  interrogazioni parlamentari, gli incontri del comitato dei cittadini a Palermo, la visita dell’assessore Borsellino, le rassicurazioni dei dirigenti dell’Asp per la ripresa dell’attività del punto nascite, ma è servito a ben poco. Il Comitato pro Ospedale di Paternò commenta così:  “La notizia della chiusura del Punto nascite di Paternò è la cronaca di una morte annunciata da una politica (locale e nazionale) miope, inerme e inconcludente che nel corso degli anni non ha nascosto i suoi giochi di potere e di interessi economici. Altro che salvaguardia della salute dei cittadini. Per mesi, ci siamo battuti affinché venisse ripristinato un principio di giustizia e sicurezza legato al mantenimento del Reparto di Ostetricia e Ginecologia del Santissimo Salvatore.  Riteniamo che in questa vicenda vi siano molteplici colpe: compresa quella di aver visto l’attuale classe dirigente restare inerme rispetto a quello che stava accadendo. Chiediamo alla popolazione paternese uno sforzo: quello di non abbandonare la battaglia per la difesa dell’ospedale. L’assessore regionale Lucia Borsellino sembra dimenticare troppo in fretta la recente tragedia di Catania, lasciando ancora attivi Punti nascita del comprensorio totalmente assenti di qualsiasi requisito di sicurezza previsti nel Decreto di riordino degli stessi Punti nascita: alludiamo all’Utin ed al centro trasfusionale, in mancanza dei quali la distanza dagli ospedali attrezzati più vicina diventa determinante e di vitale importanza”. Il sindaco Mauro Mangano commenta così “Abbiamo già presentato ricorso al Tar, continueremo su questa strada contro una decisione insensata. Ribadiamo ancora una volta la nostra assoluta contrarietà alla chiusura del Punto Nascita del SS. Salvatore, decisa dall’Assessorato regionale alla Salute nell’ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera. Ripetiamo ancora una volta che, a nostro avviso, risulta insensato trasferire il Punto Nascita all’Ospedale di Biancavilla, che al momento non può garantire le stesse condizioni di sicurezza e comfort del nosocomio paternese. Il provvedimento disposto dall’assessore Borsellino ci fa comprendere, purtroppo, che sussiste una forte linea di continuità fra la politica sanitaria del Governo Lombardo e quella del suo successore Crocetta, che rimane sordo alle istanze che provengono dal territorio. Tuttavia, non intendiamo arrenderci, nei mesi scorsi avevamo già presentato ricorso al Tar contro la chiusura del Punto Nascita e continueremo su questa strada, pretendendo, nel contempo, che la Regione e l’Asp si diano da fare per mantenere le promesse che ci hanno fatto più volte, ovvero di potenziare le eccellenze del nostro ospedale, primo fra tutti il Centro Trasfusionale, e risolvere una volta per tutte la questione relativa ai lavori nel corpo centrale della struttura. Se non è possibile far ripartire gli interventi, allora che si faccia quanto è necessario per rendere nuovamente fruibili tutti i locali del presidio ospedaliero”. Il sindacalista Uil fpl coordinatore aziendale dell’asp. 3 di Catania Orazio Lopis ci sottolinea che “ la questione principale non è il numero dei nati, ma la sicurezza che offre la struttura, e qui a Paternò abbiamo il centro trasfusionale, e ci sono delle condizioni strutturali più sicure rispetto ad altri punti nascita. Un punto importante da sottolineare è quello della viabilità poiché, Paternò essendo molto vicino a Catania in casi di emergenza è più vicino arrivare rispetto a Biancavilla e Bronte che sono comuni più lontani alla luce anche di quello che è avvenuto la scorsa settimana a Catania il caso Nicole. Ci sembra ingiusta questa chiusura poiché allo stato attuale al struttura più sicura è quella di Paternò”. Il deputato della Lista Musumeci,componente della commissione Sanità dell’Ars, Gino Ioppolo, si oppone e ricorda all’assessore  Borsellino che Paternò ha superato i mille parti l’anno scorso. “Apprendiamo che l’assessore alla Sanità  Lucia Borsellino ha stabilito la chiusura dei punti nascita che registrano una soglia di utenza al di sotto dei 500 parti l’anno – afferma  Ioppolo. Ebbene, non comprendiamo come mai tra questi ci sia il punto nascita di Paternò dove l’Assessore in presenza del Consiglio comunale aveva assicurato che la struttura sarebbe stata mantenuta e anche potenziata”. Ioppolo aggiunge che: “è evidente che il provvedimento, preso dopo la tragica esperienza della morte della piccola Nicole, si rivelerebbe un grave errore: nel distretto della popolosa città  etnea infatti, i parti sono quasi mille ogni anno, solo il 40% degli utenti però, decidono di fruire dei servizi del punto nascita di Paternò che nel frattempo è stato indebolito e depotenziato.Il governo regionale faccia un passo indietro e mantenga le promesse fatte ai cittadini e ai consiglieri comunali, preservi l’attività  del punto nascita di Paternò e lo fornisca di nuove dotazioni”.

 

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