di Anita Rapisarda

PATERNO’ – A Palazzo Alessi si è svolta la conferenza stampa dell’Amministrazione comunale e del Comitato per i festeggiamenti patronali  per stilare un resoconto delle celebrazioni in onore di Santa Barbara, alla luce delle accese polemiche su inchini e fermate sospette, con al tavolo della presidenza il sindaco di Paternò, Mauro Mangano, l’assessore alla Cultura, Valentina Campisano, il presidente del Comitato, Gaetano Amato, il vicario foraneo, don Enzo Algeri e i parroci della Chiesa di Santa Barbara, don Salvatore Magrì e don Nino Pennisi.

Ma finiti i commenti da parte delle istituzioni politiche e religiose, la conferenza stampa si è trasformata in un comizio o meglio definirla in una “caciara” di insulti, rivendicazioni, chiarimenti quasi surreale con consiglieri, e presidente del Consiglio che prendevano parola al posto dei giornalisti. Il tutto sotto gli occhi sbigottiti dei presenti. L’assessore alla cultura Valentina Campisano – prima della bagarre – ha evidenziato  come “Abbiamo sentito la necessità di convocare la stampa anche alla luce degli avvenimenti che hanno, purtroppo, in parte distolto l’attenzione dalla festa stessa, una festa che con tanta cura e passione è stata organizzata. Essendo quella legata a Santa Barbara non è solo una manifestazione religiosa, ma anche un momento in cui la comunità riscopre la propria identità e le proprie tradizioni.  Abbiamo deciso, insieme al Comitato, di allestire un ricco calendario di eventi culturali, che hanno accompagnato ed arricchito i momenti liturgici, e sono stati particolarmente apprezzati dalla città. Mi riferisco, ad esempio, alla I edizione della Notte Bianca Barbarina, messa a punto insieme alle associazioni culturali, alle mostre fotografiche a Palazzo Alessi, alla mostra temporanea del maestro Verna alla Galleria d’Arte Moderna ed ai tanti altri eventi che hanno riscosso un amplissimo successo di pubblico. Dal punto di vista organizzativo, ci siamo mossi con largo anticipo per impegnare le somme necessarie per l’installazione delle arcate luminose, che quest’anno sono state allestite ben prima che iniziassero i giorni clou della festa, e hanno interessato zone della città normalmente escluse. Tutto ciò con lo stesso impegno di spesa degli anni precedenti, grazie all’utilizzo delle meno dispendiose lampade a led”.

In ordine all’episodio dell’inchino delle “varette” – ha continuato l’assessore  Campisano –, in qualità di assessore alla Cultura mi preme anzitutto sottolineare la pronta e forte reazione mostrata dalla città intera, oltre che dall’Amministrazione, dal Comitato e da tutte le forze politiche che operano in città. È innegabile che certe realtà, purtroppo, a Paternò esistono, ma è altrettanto giusto evidenziare il dato positivo di una comunità che, unita e compatta, mostra la propria volontà di condannare con forza e pubblicamente certi gesti”,   ha concluso l’assessore”.

Il sindaco, Mauro Mangano ha aggiunto:  “Come ha sottolineato l’assessore Campisano, quella di quest’anno è stata un festa perfetta dal punto di vista organizzativo. In merito all’episodio che ha riguardato i due cerei votivi, vorrei elencare i provvedimenti presi dal Comune: nell’immediato:  la sospensione del rimborso per i portatori delle due “varette” bloccate dal provvedimento del Questore; abbiamo inoltre inviato delle richieste di rettifica per quelle testate giornalistiche che hanno diffuso delle informazioni errate rispetto all’episodio. Non si tratta di minimizzare, ma è giusto che l’Italia sappia, ad esempio, che non era una banda comunale ad eseguire la musica che ha accompagnato l’ “inchino”, che il gesto non è stato compiuto durante la processione religiosa del 4 e 5 dicembre, ma giorno 2, quando le “varette” girano per la città liberamente e che nessuna “folla festante” ha accompagnato i due cerei, ma al contrario, c’è stata una ferma reazione da parte della città dinnanzi a quei fatti. L’Amministrazione ha deciso inoltre di disciplinare ulteriormente l’organizzazione della festa, che tuttavia possiede già, da molti anni, un suo regolamento interno, che stabilisce, ad esempio, un controllo dei portatori delle “varette”, essendo questi destinatari di un rimborso da parte del Comune. Vorremmo quindi, per il futuro, regolamentare ulteriormente il percorso effettuato dai cerei giorno 2 dicembre e stabilire, di concerto con il Comitato, regole più precise nella scelta dei portatori, chiedendo anche la collaborazione delle forze dell’ordine. Infine – ha concluso il sindaco –, per il 2016 faremo in modo che l’impegno di spesa  per l’organizzazione delle festa di Santa Barbara sia svincolato dalle scadenze amministrative relative all’approvazione del bilancio, in modo da poter lavorare con più serenità”.

Nel corso della conferenza, il vicario foraneo del XII Vicariato, Monsignore Enzo Algeri, accompagnato da padre Nino Pennisi e da padre Salvatore Magrì ha letto un lungo comunicato, di cui si propongono alcuni stralci: “La vicenda della ballata del cereo è certamente da condannare. Tutti i paternesi sappiamo che ciò non è accaduto il giorno della festa ma il 2 dicembre. Tutti, perciò, ci rendiamo conto della sproporzione fra i fatti e la risonanza mediatica. È ingiusto non ricordarsi di tutto il lavoro pastorale fatto dai Parroci di Santa Barbara per purificare la festa patronale e renderla sempre più un evento di autentica religiosità popolare. Pensiamo che dobbiamo cogliere l’occasione per avviare, a proposito della festa di Santa Barbara, una maggiore sinergia fra le istituzioni per porre rimedio a situazioni inaspettate come quella accaduta quest’anno. Da parte della Chiesa assicuriamo di continuare, in collaborazione con le forze dell’ordine e le autorità preposte, a perseguire ciò che contamina lo spirito genuino della festa”.

Continua il Vicario: “Si è parlato anche di “minacce” ai consiglieri comunali qualche sera prima, quando discutevano del bilancio, nel quale c’era anche il capitolo della festa di S. Barbara. Certamente non è reato assistere da liberi cittadini ad una seduta del Consiglio comunale, anche se si mostra una certa animosità. Penso che una delle caratteristiche di fondo della mentalità mafiosa sia quella di vedere nelle istituzioni pubbliche un nemico da cui difendersi costruendo quasi un “contro-Stato”, in cui le leggi fondamentali sono il diritto del violento e la sottomissione a lui dei più deboli e la pretesa del violento di amministrare una giustizia che ha il solo scopo di garantire l’interesse economico del clan. Se queste sono le caratteristiche fondamentali della mafia, il modo più efficace per combatterla è quella dell’educazione dei cittadini, e dei ragazzi in particolare, al senso dello Stato, a non vedere nelle pubbliche istituzioni il nemico, ma l’amico e il luogo dove imparare a vivere la democrazia. Perciò, il fatto che dei cittadini partecipano alle sedute del Consiglio comunale va visto positivamente, anzi si deve incrementare: sarebbe uno stimolo per tutti i consiglieri a vivere correttamente il loro ruolo e per i cittadini un’occasione per abituarsi ad un dibattito leale e costruttivo sulle cose che riguardano il bene comune”.   

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi