In origine, erano gite a tutti gli effetti: le organizzavano gli alunni più intraprendenti, con lo scopo prevalente di predisporre condizioni favorevoli agli approcci con le compagne di classe. Ma bisognava ottenere l’approvazione di preside e professori; e allora si condiva il programma con plausibili visite a scavi e musei e atteggiamento interessato, fermo restando che il clou doveva consistere nella seratina di ballo. Poi intervenne la “istituzionalizzazione”: l’iniziativa passò nelle mani dei docenti e dei consigli di classe, e arrivarono le gare d’appalto, le pressioni delle agenzie di viaggi, le “promozioni” con benefit, i percorsi sempre più lunghi, i costi sempre più alti. A questo punto, doveva essere chiaro doversi parlare non di “gite”, bensì di “visite di istruzione” didatticamente ineccepibili. Applauso. Infine, il capovolgimento “dialettico” raggiunge la superiore sintesi: il programma lo fa l’agenzia di viaggio, i docenti si adeguano, il dirigente scolastico concede, la scuola evita la brutta figura con l’utenza da coccolare in concorrenza con gli altri istituti. E gli alunni? Succubi e scontenti? Nient’affatto: tranne che per pochi volenterosi (non di rado isolati o addirittura irrisi), l’importante è l’irrinunciabile nottata in discoteca seguita all’alba dal “pigiama-party”, con l’ovvia conseguenza di non poter poi distinguere tra il sorriso della Gioconda e quello della gentile venditrice di popcorn. Con gli insegnanti ondeggianti tra l’indignazione e la rassegnazione, tra irresponsabilità e minacciosi tentativi di repressione. Non di rado, anzi con pregevoli eccezioni, anche le iniziative più qualificate vengono di fatto depotenziate dalla cultura dello sballo, dell’ubriacatura di gruppo, dell’anomia senza capo né coda; e qualche volta le conseguenze, non proprio imprevedibili, sono purtroppo gravi e irrimediabili. Nel declino delle visite istruttive si riflettono una società ed un sistema scolastico che non riescono più, in misura preoccupante, ad educare: l’istituzione famiglia si è ridotta ad un familismo tanto protettivo quanto corruttivo, mentre la scuola ha in gran parte perduto autonomia rispetto alle spinte divergenti e disgreganti esterne, ma anche coerenza ed energia al proprio interno. Dello stato miserrimo in cui versano le istituzioni politiche ed amministrative c’è tale consapevolezza pubblica da sconsigliare la sottolineatura. Decenni di incertezze, contraddizioni, interventi sconsiderati, sciocchezze dettate da ogni ministro interveniente, non possono ovviamente essere annullati in breve tempo né in modo semplice; ma almeno docenti e dirigenti scolastici potrebbero ripensare il tema delle “visite di istruzione” riportandolo a modalità meglio collegate al territorio di competenza, con forme più “attive” e stimolanti di partecipazione e indagine da parte degli studenti. Senza rinunciare, anche per tale via, ad accompagnare e proteggere i loro percorsi di crescita.

A proposito dell'autore

Dirigente scolastico

Nato a Catania il 17-8 1948, ha terminato gli studi classici presso il liceo “Cutelli” e umanistici presso la facoltà di filosofia. Docente di Storia e Filosofia nei licei di Paternò, Siracusa, Lentini dal 1974. Nel 1983  promotore e organizzatore, in collaborazione con Comune di Lentini, Società Filosofica Italiana e Università di Catania del Convegno internazionale su “Gorgia e la Sofistica”. Nel 2004 e nel 2005 Coordinatore didattico master di 2° livello università “Kore” di Enna; è stato Supervisore SISSIS a contratto presso università di Catania e assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Lentini. Dal 2009 Dirigente scolastico prima a Cremona e ora Paternò.

Post correlati

Scrivi