Marco Iacona.

Catania, Venerdì mattina. Il Comitato per l’immigrazione della gloriosa “Internazionale socialista” si riunisce a pochi passi dal mare, sotto la presidenza di Luis Ayala. È l’apertura di una due-giorni di dibattiti su temi di politica internazionale allo Sheraton hotel. L’onorevole Marco Di Lello presidente dei deputati socialisti – vice-chair del comitato – puntualizza a metà mattinata che proprio quel mare è triste e inconsapevole protagonista dei viaggi dei morte che tanti disperati intraprendono, fuggendo dai paesi d’origine. Il tema che i rappresentanti di tredici paesi mediterranei e non solo dibattono oggi è quanto mai d’attualità: “The Changing nature of international migration in a world of increasing inequality and conflict”.

All’ordine del giorno, come spiega l’organo socialista dell’“Avanti!” “una riflessione a tutto campo sull’impatto delle migrazioni nella politica, nell’economia, nella percezione dell’opinione pubblica nei diversi paesi. L’impegno è di mettere assieme dirigenti socialisti di tutto il mondo, per ricercare soluzioni comuni e costruire una cultura condivisa all’insegna dell’accoglienza e della tolleranza e in difesa delle libertà democratiche in tutto il mondo”. Luca Cefisi del Psi aggiunge in apertura che l’internazionale socialista non ha solo un grande passato ma anche un grande futuro. E il suo futuro è quello della scommessa sulla pace e sulla libertà. Ospiti speciali, qui a Catania, paesi feriti: in essi si combattono guerre senza fine. Paesi che lottano contro la fame, le ingiustizie e la povertà. Membri dei partiti socialisti di Angola, Bulgaria, Repubblica Dominicana, Grecia, Iraq, Italia, Mali (era presente anche il ministro per l’emigrazione del governo: Abdramane Sylla), Messico, Marocco, Nigeria, Palestina, Russia, Spagna, testimoniano che in un mondo globalizzato i problemi delle popolazioni sofferenti vanno risolti a livello internazionale, grazie a politiche e accordi specifici. Non basta più insomma la buona volontà di pochi.

L’atmosfera è quella delle occasioni da non perdere, venerdì pomeriggio c’è anche una visita guidata al Cara di Meneo (“Mineo center of assistance for asylum seekers) come a dimostrare che le chiacchiere attorno a un tavolo diplomatico da sole non servono. D’altra parte proprio la storia dimostra che i partiti d’ispirazione socialista possiedono o dovrebbero possedere dei caratteri dinamici se non movimentisti che li distinguono per “qualità” dagli altri. Quella socialista non è solo “una grande famiglia politica”, ma è un movimento che ha cambiato il mondo e dovrebbe tentare di condurlo per mano verso sponde ove regnano pace e giustizia. Volenti o nolenti, i grandi ideali socialisti appartengono a tutti noi.

La crisi economica non ha giovato alla risoluzione dei problemi regionali. Anzi, a questi naturalmente vanno a sommarsi le questioni relative all’accoglienza degli immigrati. Obama, per rimane nell’attualità, ha appena varato un decreto che di fatto “regolarizza” cinque milioni di immigrati illegali, offrendo garanzie per un permesso di soggiorno e per un lavoro. L’Europa invece non brilla per iniziativa. Come riportato anche dall’“Avanti”, in occasione della riunione del Comitato dell’IS, Laura Boldrini, presidente della Camera, ha inviato una lettera a Di Lello: “Desidero rivolgere il mio più cordiale saluto ai partecipanti alla riunione e ringrazio il Psi per aver organizzato l’evento … la Sicilia da sempre svolge un ruolo fondamentale per l’accoglienza dei migranti che approdano qui per fuggire a guerre e persecuzioni. Oggi più che mai la politica deve affrontare il tema dell’immigrazione in modo responsabile, mentre purtroppo in alcuni Paesi, e l’Italia è tra questi, trovano un riscontro ampio e crescente i messaggi allarmistici di chi vuole vedere dell’immigrazione una minaccia alla propria sicurezza e alla coesione sociale. In un recente sondaggio Ocse l’Italia risulta essere, purtroppo, all’ultimo posto per il divario tra percezione e realtà su questo tema così delicato. La meritoria operazione ‘Mare Nostrum’ ha fatto sì che il nostro Paese dicesse no al cinismo,  salvando decine di migliaia di vite umane e, adesso che la stessa volge al termine, ho timore per ciò che possa succedere”.

Impressione destano gli interventi del delegato curdo e di quello palestinese, per motivi che sarebbe fin troppo facile spiegare. Si tratta di uomini che vivono nelle zone più calde del pianeta. Casi emblematici si potrebbe dire con linguaggio freddo, diplomatico. in Kurdistan quasi tutti i partiti vogliono evitare la guerra, contemporaneamente si vorrebbe un medio-Oriente più democratico. In passato si contarono rifugiati per oltre un milione, a distanza di vent’anni si contano ancora un milione e quattrocentomila arabi sfollati. Dal canto suo, il rappresentante di Al Fatah denuncia due tipi di immigrazione: quella ricca di chi si sposta a volte anche per il proprio piacere, e quella povera. Sei milioni di palestinesi vivono fuori dalla Palestina in Giordania, Libano, Siria e in altri paesi. Il problema va risolto anche qui a livello internazionale. Una nota polemica riguarda anche le condizioni dell’immigrato. Colui che viene dall’Africa o dall’Asia è alla ricerca di ciò che gli è stato “rubato” nel suo paese, dunque non va trattato come una bestia. Ecco dunque il ruolo dei partiti progressisti: fare in modo che all’interno dei paesi d’origine si creino condizioni politiche ed economiche per far sì che i popoli in massa non fuggano dalle terre d’origine. Anche in Palestina negli ultimi anni la percentuale di fuoriusciti è aumentata di oltre il 50%. La colpa? Dell’instabilità politica e delle crisi economiche.

A fare il punto della situazione durante la prima giornata di lavori è Di Lello: la sua è una dichiarazione circa il valore morale e politico del socialismo. “Il socialisti hanno il merito oggi di aver riunito a Catania, dirigenti politici ed esponenti di governo delle diverse sponde del Mediterraneo e non solo, per trovare soluzioni condivise al problema della migrazione. Solo i socialisti possono farlo perché sono una famiglia mondiale, Qui si ragiona su come intervenire e su come prevenire le cause delle migrazioni, che sono guerre e carestie. Il problema principale è creare le condizioni perché l’identificazione e la verifica dei requisiti per lo status di rifugiato possa avvenire già nei luoghi di partenza, mettendo in sicurezza chi ha diritto ad ottenere lo status. Domani ci auguriamo di approvare la Carta dei diritti e dei doveri dei migranti. Ciò rappresenta un impegno a condizionare o a impegnare i governi di qualunque colore siano. Oggi una soluzione che non sia di tipo sovranazionale è destinata a fallire”.

“Onorevole” chiedo alla fine “ma lei che cosa direbbe al governo italiano”? “Noi non siamo contenti della fine del Mare Nostrum e della sostituzione con Triton. Oggi peraltro abbiamo sentito la preoccupazione di alcuni paesi africani. Credo che si debba ottenere di più dall’Unione Europea. Come ha detto Laura Boldrini Lampedusa e la Sicilia non sono solo i confini dell’Italia ma quelli dell’Europa, e siccome tre su quattro migranti arrivano nel nostro paese ma poi vanno altrove, è evidente che il tema non può che essere europeo. Credo dunque che il governo italiano debba fare di più senza cedere alle strumentalizzazioni  e alla demagogia che i populisti provano a diffondere illudendo gli italiani, essi vanno dicendo in giro che la colpa della frisi della carenza di lavoro è dei migranti. Invece è della crisi internazionale.”

 

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