Eureka! Il quadro è diventato tondo. Insomma: l’ho capito. Ho capito cosa rende unica la mia città, che poi è anche la vostra. Non mi perderò nell’usato gioco di retorica. Nel domandare e rispondere da me stesso. Nell’affermare una cosa per poi negarla dopo breve utilizzo del pensiero, ché con quaranta gradi vien tutto faticoso. Non userò giri di parole; niente sterili confronti tranne uno, il solo possibile.

Catania è l’unica città al mondo – statene certi – la cui biblioteca comunale non offre il servizio lettura quotidiani. O meglio un quotidiano arriva (forse due), ma non occorre nominarlo perché sapete qual è. Direte voi: proprio sicuro sia così? Prima di sparare sul pianista lasciate che concluda la sonata. Perché di servizi la “Vincenzo Bellini” ne offre un altro in sostituzione del primo. Ed è quello di richiesta quotidiani. Mi spiego. Entrando nelle biblioteche delle maggiori città troverete “Corriere della sera”, “Repubblica”, “Il Giornale”, “La Stampa”, “Il Fatto”, forse il “Messaggero” più i giornali locali. Tutti lì a disposizione o del giovane o del pensionato, o della casalinga (ma dove sono oramai queste casalinghe?) o della dirigente d’impresa. Ecco: andate in via San Giuliano entrate alla “Bellini” e lì vi verrà chiesto se per favore (per educazione non c’è da lamentarsi) avete “Repubblica” da prestare per una, diciamo così, rapida consultazione. Proprio mentre cercate un libro o sedete di fronte al computer. Perché lì “Repubblica” primo o forse secondo quotidiano italiano, facile da trovare all’estero, non c’è. Questione di piccioli, di bilancio, di fondi insomma.

Si sa, questa città abbonda di intellettuali che sputacchiano cultura come il professor Anemo Carlone di “Alto Gradimento”. Non ricordo però di averne mai sentito uno (ma uno!) lamentarsi delle condizioni delle biblioteche, ad eccezione forse della storica “Ursino Recupero” ridotta oramai a spazio indeterminato. Buona metà di questi vive ben oltre la linea gotica o prova vergogna nel mescolarsi con la “massa” profana e volgarotta. In città chi frequenta i luoghi pubblici? Chi prende i mezzi messi a disposizione dal comune?

A Catania tutti a parlare di massimi sistemi, a sputare sentenze, a lamentarsi del caldo con condizionatore sopra di sé e bibita ghiacciata dentro di sé. Catania soffre di gigantismo cerebrale. Condannata a risollevarsi in eterno ma mai partendo dal basso: dalle necessità della gente, dalle strisce pedonali in via Tal de’ Tali, dal cartello stradale o dall’abbonamento annuale. “Gente”: che parolaccia vero? No, Catania va “riformata” dall’alto. Con le chiacchiere e qui non ci batte nessuno. Coi “grandi” progetti con le “grandi” personalità, i “mega” eventi e le “stagioni estive” che danno più a chi dà e meno a chi riceve. Parlo di patenti di sensibilità e di stile, l’esposizione mediatica è scontata. La verità? Che ce ne frega a noi, consumatori di faccende spirituali, delle biblioteche pubbliche? “Pubblico”? E che vorrà mai dire? Siamo in Sicilia no?

Dottor Enzo Bianco, professor Orazio Licandro, membri delle amministrazioni locali, avrei mille motivi per parlar male della stampa e della cosiddetta libertà di stampa. Ne avrei cento – che anche in questo caso tacerò – per consigliare di lasciar perdere i giornali. Però e non da adesso ho fatto mia con variazione una massima di Winston Churchill: il giornale è lo strumento meno adatto a promuovere la libertà di pensiero. Eccezion fatta per tutti gli altri, ovviamente.

Qui parlo di libertà però e buona parte dei catanesi comincerà a non seguirmi.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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