CATANIA – “Non vogliamo più cemento, né costruzioni mega galattiche, vogliamo invece che Librino venga finalmente ultimato, a partire dalle “spine verdi”, che rappresentano un passaggio essenziale, sino alla messa a punto di servizi che vedano, dentro il quartiere, la presenza di studenti, operai , impiegati, pezzi delle istituzioni”. Sara Fagone è la responsabile della Cgil di Librino. Il sindacato esiste da dieci anni nella periferia più controversa ma anche più umanamente ricca della città, e fino ad oggi ne ha curato non solo rapporti sindacali, ma anche relazioni sociali e scambi all’insegna del confronto democratico. Ed è proprio la Fagone che all’incontro di oggi tenutosi nel “quartiere satellite” ha riassunto lo spirito dell’iniziativa sul tema “Periferie al centro: partecipazione, rigenerazione e riqualificazione urbana”; all’incontro tenutosi nella parrocchia “Resurrezione del Signore” a Librino, c’erano anche Giusi Milazzo segretaria Sunia Catania, l’assessore comunale Rosario D’Agata, Monica Ardizzone presidente Comitato LibrinoAttivo, Daniele Barbieri segretario generale Sunia Nazionale, Mimma Argurio segretaria regionale Cgil Sicilia, Giovanni Pistorio segretario confederale Cgil e il segretario generale della Cgil di Catania Giacomo Rota. Le conclusioni sono state affidate a Gianna Fracassi, segreteria nazionale Cgil.
Nei giorni scorsi, nella sala Russo della Camera del lavoro, si è anche tenuto un focus che ha unito l’analisi della Cgil sulle periferie e i dati del sindacato degli inquilini sul fenomeno abitativo.11053283_10205356258257420_889400583153940892_n
“In questi dieci anni abbiamo portato avanti sia un progetto di decentramento dei servizi ma anche un concreto segnale di vicinanza e di programma condiviso, – ha aggiunto la Fagone- su come deve essere il quartiere, attraverso le proposte di chi lo abita e di chi ci lavora. Pensionati, disoccupati, operai, impiegati non tutti iscritti alla Cgil e per questo abbiamo fatto in modo che nascesse un comitato civico, il Comitato Librino Attivo”.
La Cgil chiede da sempre il decentramento di pezzi di amministrazione, l’istituzione di scuole superiori (ancora con esito incerto), facoltà universitarie, poli di eccellenza che siano fruibili anche da chi non è residente. “questo –continua la responsabile di Cgil Librino- porterebbe ad un aumento di esercizi commerciali e di ristorazione. Le periferie necessitano di qualità oltre che di manutenzione ordinaria, in modo da rendersi strutturati al resto della città, anche utilizzando elementi già esistenti. Siamo saturi di cemento. Se invece si portassero a termine le opere di urbanizzazione, se si riqualificassero tutte strutture abbandonate, i plessi di edilizia pubblica, il lavoro ripartirebbe lo stesso. Inutile continuare a costruire case perché ci sono interi palazzi vuoti, come le torri del san Teodoro, o anche qui al Castagnola, palazzi in attesa solo di continuare ad essere vandalizzati, come la vecchia Brancati, la ex Pestalozzi di via della Dalia, il palazzo di cemento di viale Moncada”.
A giugno partirà la gara per finanziare la rimessa in sesto di quest’ultimo, e l’avvio delle “spine verdi” (spazi attrezzati che permetterebbero la percorrenza pedonale o in bici, ma anche con i pattini, all’interno dei 10 quartieri di Librino. Pena, l’utilizzo forzato dell’automobile anche per percorrere poche centinaia di metri), ma solo per l’area Moncada. “Ma non possiamo fermarci ad una sola spina verde, altrimenti, la loro utilità sarebbe praticamente azzerata”.
E poi c’è lo spirito più squisitamente territoriale: il Comitato Librino attivo, manda un messaggio di “ricreazione di un’ identità di quartiere attraverso un concorso fotografico con smartphone”, per bocca della giovanissima Monica Ardizzone.
Spesso le periferie sono considerate tali anche se geograficamente sono vicine al centro, anzi coincidono con esso. Un esempio? San Cristoforo. La soluzione eppure non è difficilissima. Spiega il segretario generale Giacomo Rota: “Dobbiamo avere il coraggio di affrontare tema di una città il più concentrica possibile e di pensare alle cosiddette periferie come altri “centri”, e non come spazi ai margini. Per Librino un passaggio fondamentale in questo senso, sarebbe proprio l’avvio delle scuole superiori. In assoluto non siamo favorevoli agli istituti omnicomprensivi, ma nel caso del quartiere si rivelerebbe invece un passaggio fondamentale di cui anche noi siamo fautori”.
Ma il ragionamento delle periferie investe anche il concetto di “smart city” , la città del futuro che, come ha sottolineato Giovanni Pistorio, “nel caso della Sicilia prevede investimenti soprattutto nella rete della banda larga, per poi approdare a quella ultra larga. Ma le istituzioni devono fare la loro parte, ed entro questo mese di marzo, intervenendo affinché i fondi dell’appalto Telecom per i lavori di realizzazione degli interventi, siano sfruttati a favore di interventi massicci e concreti su Librino. Finalmente con la banda larga i cittadini dialogherebbero in maniera diversa con la pubblica amministrazione; tutti gli studenti, dai più piccoli agli universitari, potrebbero finalmente relazionarsi con i sistemi digitali rimanendo al passo con i coetanei di altri quartieri e di altre città. Senza contare il rilancio delle attività industriali. Chiediamo a Comune e Regione di creare relazioni soprattutto con Telecom, affinché gli investimenti non vengano destinati a progetti generici di periferia ma per al recupero di interi quartieri”.
Quando si parla di periferie è inevitabile puntare i riflettori sul problema casa. La segretaria del SUNIA Giusi Milazzo, parla di “un disagio abitativo di dimensioni preoccupanti, che ovviamente sussiste in tutte le città, ma è anche vero che in luoghi come Monte Po, San Giovanni Galermo e Librino diventano casi simbolo. Siamo di fronte ad un patrimonio mal costruito e i dati ci aiutano a capire il fenomeno”. A Librino ci sono 2396 alloggi Iacp, 2960 alloggi del Comune di Catania, 300 alloggi di Regione e Poste. Su tutto il patrimonio pubblico (compreso dunque quello che ricade in altri quartieri periferici) si riscontra una morosità dell’80% e un abusivismo dell’30%.
Il segretario nazionale del Sunia, Daniele Barbieri, spiega che “di fronte al disagio abitativo delle periferie italiane l’unica proposta seria è creare un coordinamento tra realtà vive, come associazioni e comitati, metterle in rete, e tentare la strada di un’unica grande vertenza politica in direzione della riqualificazione delle periferie”.

Cosa risponde l’amministrazione? L’assessore D’Agata ha rassicurato la platea: “coinvolgeremo le associazioni per ogni scelta che riguarda Librino, – ha detto- all’insegna del “no” all’espansione e in direzione della riqualificazione. Coinvolgeremo i cittadini su scelte concrete come la ristrutturazione di Palazzo di Cemento e la spina verde Moncada. Punteremo a ottenere ulteriori fondi europei per il completamento di tutte le spine verdi di Librino”.
Secondo la segretaria regionale Mimma Argurio è tempo di “far cambiare la mentalità progettando la periferia nell’ottica della riqualificazione e attraverso due passaggi: la sinergia con associazioni e abitanti, per istruire e fare cultura, e poi utilizzare i fondi comunitari, le uniche risorse che abbiamo”.

Conclude la segretaria nazionale Fracassi, che da tempo cura il “percorso periferie” della Cgil nazionale, “quella di oggi a Librino è una sorta di ‘tappa zero’, un’iniziativa che incrocia vari temi: dalle politiche abitative ai temi dell’inclusione sociale, alla povertà. Potremmo considerarla un punto sperimentale per il nostro sindacato sia di presidio, che di elaborazione di proposte rispetto ai temi di riqualificazione urbana che partano proprio dalle periferie. Non è un problema solo siciliano; la Cgil può dire e dare molto grazie anche alle modalità innovative del sindacato di strada”.

Dati diffusi dal SUNIA:
Patrimonio di edilizia residenziale pubblica
Librino 2396 alloggi Iacp 2960 alloggi Comune di Catania 300 alloggi Regione e Poste-
Monte Po 1437 alloggi IACP -0 Comune
San Giovanni Galermo 550 alloggi Iacp

Su tutto il patrimonio pubblico si riscontra una morosità dell’80% e un abusivismo dell’30%.
I canoni richiesti per l’edilizia popolare vanno dai 50- ai 200 euro a seconda del reddito
Il patrimonio Iacp è stato costruito tra i 40 e i 30 anni fa e non è stato mai oggetto di interventi di riqualificazione massiccia
Il patrimonio del Comune è più recente tra gli anni ’80 e ’90.

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