Si alza in tutta la regione, ed in particolare anche nei paesi costieri della provincia di Catania, il grido di dolore dei pescatori per l’ennesima interruzione obbligatoria dell’attività di pesca. Da più di una preoccupazione, infatti, negli ultimi anni si sta passando ad una graduale estinzione di uno dei più antichi mestieri in molti paesi marinari dell’area etnea. Un paradosso, se si pensa alle potenzialità che il mare e le infrastrutture portuali offrono ancora a diversi equipaggi che, nonostante non siano più numerosi come una volta a causa della crisi economica e del ricambio generazionale, continuano a sostentarsi ancora grazie a questa nobile professione e per questo invocano aiuto. “Raccogliamo ogni giorno le preoccupazioni ed i timori da parte degli uomini della nostra marineria e delle loro famiglie che, quotidianamente, percepiscono la mancanza di condizioni serene per il mantenimento dell’attuale livello occupazionale – dichiara il segretario generale della Ugl di Catania, Giovanni Musumeci. Prima il caro gasolio ed i costi di gestione alle stelle, poi l’eccessiva burocrazia ed i controlli asfissianti, hanno contribuito a mettere in ginocchio un comparto fiorente nel nostro territorio. Ora arrivano anche gli improvvisi stop, che vengono pubblicati il giorno precedente per quello successivo, costringendo imbarcazioni già in mare a rientrare subito, armatori già pronti a partire a lasciare il personale a casa, a dover tenere carburante ed attrezzature già acquistate per diverse migliaia di euro, ed a buttare diversi chili di esca. Senza contare poi i vari pescherecci che neanche partono. Una vera e propria debacle per il settore ittico nostrano, poiché entra in sofferenza l’intera filiera favorendo il sistema delle importazioni dall’estero – aggiunge Musumeci. Il che significa la scomparsa dei nostri pescatori nel giro di pochissimi anni se si continua su questa linea. Siamo all’assurdo se pensiamo che la Regione Siciliana, mentre da un lato foraggia tramite ingenti risorse europee i Gruppi di azione costiera per la valorizzazione del nostro patrimonio ittico, dall’altra si affida a decreti d’urgenza per fermare le battute di pesca a seconda della tipologia. Per non parlare delle limitazioni che, con la scusa della lotta agli illegali, danneggiano invece i professionisti. Nel dichiarare sin da subito lo stato di agitazione della categoria, chiediamo al governo nazionale di dar vita ad una programmazione annuale in modo tale da poter garantire ai pescatori di conoscere per tempo i periodi di fermo, evitando ogni decretazione d’urgenza e scongiurare ulteriori iniziative tali da compromettere ancor di più il futuro della professione e la perdita di ulteriori posti di lavoro. Ovvero una nuova mazzata per la nostra realtà provinciale, ma soprattutto di molti centri della nostra riviera che vivono prevalentemente di questa. Chiediamo, infine, un incontro urgente con il sottosegretario di Stato con delega alla pesca Giuseppe Castiglione per poter ribadire ancora una volta le ragioni della nostra protesta.”


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