Uno arriva e fa l’Assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa. E mi ricordo che l’assessore è “quello che si siede accanto”, in questo caso, a Catania, accanto ai Saperi e alla Bellezza Condivisa. E allora un altro pensa che i Saperi siano dei cristiani o muslim o buddisti o, nel peggiore dei casi, altri assessori o consiglieri comunali e che la Bellezza condivisa sia un’escort, una bella ragazza che si condivide al bunga bugna. Invece no, l’Assessore non si siede accanto, ma solo se ne sta a “urlare al vento nella speranza che orecchio lo senta” – come scrive o urla da licantropo, il professore Licandro della città delle mulinciane, assessore che condivide la Bellezza (con chi, Bellezza?).

Tutto questo si può ben condividere, ma che Manlio Sgalambro, ne La morte del sole “sulla quale tanto si è soffermato” abbia voluto redigere un manifesto eco-ambientalista per tenere in vita il sole (s’è spento il sole e chi l’ha spento sei tu, grande Celentano!) ci pare un azzardo sia pure di bene intenzionata ispirazione antindustrialista. Facendo finta di avere letto per intero Il tramonto dell’Occidente (Der Untergang des Abendlandes) di quel reazionario protonazista di Oswald Spengler, ecco quanto scrive il professore Licandro, soi disant comunista, assessore in condivisione, in con-addizione, con-moltiplicazione, con-sottrazione, presentando il catalogo, Contrasti, edito da “Carthago”, neo-editore catanese, di una mostra di dipinti dell’avvocato penalista Salvo Trombetta, esposti nei locali del Palazzo Platamone della città capoluogo etneo delle mulinciane (come Niscemi e Ramacca sono le città dei carciofi) e New York della mela: «[Siamo al] tramonto. Della nostra civiltà contemporanea che si è nutrita di terre come di uomini, di colori come di poesia, per risputarci nero catrame: è il tramonto dell’Occidente […]. Bisogna abbandonare i siti dove le ciminiere soffocano la terra […] andare verso mari e terre meno contaminati […] andare a Vendicari o arrampicarsi sui Nebrodi dove bla bla bla fru fru fru. Ma [ …] l’uomo invadente [in presenza di escort non si può dire di un uomo che sia invadente, ma Allah Akbar, è grande e perdona tutti!] e stupratore [Bellezza condivisa e stuprata?], signore della terra e dei mondi [e degli Anelli], dominatore del bergsoniano “spirito vitale” [esprit? non era élan?] al quale addirittura vuole sostituirsi per farsi unico dio, scoprirà presto che non c’è bisogno di attendere qualche milione di anni per assistere alla morte del sole [ecco!] sulla quale tanto si è soffermato Manlio Sgalambro: il sole lo sta già uccidendo lui [non Sgalambro, ma lo stupratore di escort condivise]».

Non condividendo quanto l’assessore condivide con la Bellezza, ho deciso di ri-soffermarmi sul saggio di Sgalambro alla ricerca di considerazioni eco-ambientaliste ed eliofile. Non ho trovato di più appropriato altro se non il 24 della quinta parte de La morte del sole: «Sulla conciliazione con la natura, la novella di Thomas Mann, Die Betrogene, ne sa una più di Hegel quando, al desiderio di amore della signora von Tummler, ormai in menopausa, la natura risponde ristabilendole il flusso mestruale, ma come cancro. In questo grande racconto, che si presenta, come si conviene, lezioso e perdigiorno, v’è tra le pagine, avvolto in serico damasco, il significato dell’età del compimento. L’idea che si realizza come sberleffo».

A proposito dell'autore

Docente di Storia e Ispettore Ministeriali Beni Archivistici

Tino Vittorio insegna Storia Contemporanea all'università di Catania ed è Ispettore Ministeriale dei Beni Archivistici. Ha lavorato sulla questione agraria italiana e, in particolare, siciliana tra Ottocento e Novecento, sulla risorsa-mare nella storia dell’Occidente, su storiografia e letteratura (Sciascia, Manzoni). Ha tra l'altro pubblicato: Il lungo attacco al latifondo, Catania 1985; Michele Amari. Memorie sugli zolfi, Palermo 1990; Sciascia, la storia ed altro, Messina 1991; L'ordine e la moralitànegli affari a Catania, Catania 1993; Ristampa anastatica ed introduzione del Piano Regolatore per il risanamento e per l'ampliamento della città di Catania, di Bernardo Gentile Cusa, Catania 1995; La mafia di carta, Rimini 1999; Il parco Letterario di Brancati, Catania 1997; Catania a Pezzi, Ed. Greco 2003; Storia del Mare,  ried. Selene 2005.
 

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