L’associazione pronta a presentare un ricorso al Tar contro l’inerzia del governo Crocetta  per chiedere il risarcimento del danno subito dai giovani siciliani.

PALERMOIl capitolo “Piano giovani” resta aperto. L’Associazione Codici è in procinto di inviare a nome dei siciliani che le hanno conferito mandato ad agire, una diffida alla Regione Sicilia  affinché la Regione chiarisca, una volta per tutte, ai tanti giovani vittime del famoso click day, cosa intende fare con il Piano Giovani. Il Piano infatti avrebbe dovuto offrire un’opportunità di formazione professionale ai ragazzi residenti nell’isola, retribuito con un assegno di 500 euro al mese. Nel famoso click day, tuttavia, coloro che volevano fare la domanda non sono riusciti a collegarsi al sito www.pianogiovanisicilia.com che è stato indSchermata 2015-01-14 alle 16.31.02isponibile per tutto il tempo.
In questo modo il programma che aveva ricevuto ben 14 milioni dall’Unione europea è naufragato lasciando a bocca asciutta migliaia di giovani che avevano intravisto un’occasione per entrare nel mondo del lavoro. Riguardo al tema, l’Associazione è intervenuta più volte. L’ultima in ordine di tempo a settembre.
“A questo punto, ci siamo stancati di aspettare invano e pertanto abbiamo deciso di diffidare formalmente la Regione a a pubblicare un nuovo bando così come aveva promesso. Per questo Codici è pronta a inviare una diffida a nome dei tanti giovani che in questi mesi si sono rivolti all’associazione per avere assistenza legale volta ad ottenere un risarcimento del danno per il comportamento inadempiente tenuto dalla Regione”, annunciano ManManfredi Zammatarofredi Zammataro segretario di Codici Sicilia e Ivano Giacomelli segretario nazionale.
Nel frattempo, l’associazione sta andando avanti nella raccolta delle partecipazioni all’azione collettiva che ha l’obiettivo di ottenere un risarcimento per il danno subito. Le adesioni possono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica classactionpianogiovanisicilia@gmail.com.
Che dire: sembra proprio che l’unico argomento che scuote  Crocetta è quello della ricerca ossessiva del marcio. Così invece di governare la Sicilia, ruolo conferitogli dal voto, fa l’investigatore e raggiante annuncia, dopo l’ennesimo viaggio in Procura, che in “tanti balleranno la samba”, mentre il Piano giovani e la confusione che regna sovrana nel settore della Formazione professionale possono aspettare.
Fateci caso, ogni qualvolta il presidente è in difficoltà, la visita ai Pm è d’obbligo. Un toccasana, una sorta di via di fuga per distrarre l’opinione pubblica dal disastro politico e amministrativo del suo governo.
La Sicilia, lui lo sa ma fa finta di niente, vive un momento  di grave crisi, con un degrado socio-economico senza precedenti e non si può continuare ad assistere all’inutile e dannoso balletto messo in atto dal centrosinistra, con gli accordi della Leopolda, mentre tutto crolla. Si interroghi il Governatore se non sia giunto il momento di ridare la parola agli elettori, per poter far fronte, in un rinnovato quadro politico, al gravissimo dissesto economico che sta lacerando e distruggendo il debole sistema produttivo e sociale dell’Isola.
I siciliani sono stanchi di subire le frenesie di un governo incapace, dove regna sovrana una confusione programmatica, di quel vai dove soffia il vento pur di conservare la poltrona. Ciò che si può immaginare di un governatore che cambia continuamente squadra, per scelta o per imposizione, è nulla rispetto a quello che si deve pensare di un popolo intero ormai sfinito e senza prospettive.
I siciliani sono in cerca di qualcuno che li rappresenti, che prenda le giuste decisioni, che abbia il coraggio di rilanciare i settori nevralgici della Regione, che dia una scossa positiva a un sistema che fa acqua da tutte le parti.
Non sappiamo cosa ci aspetta domani, magari una confusione più grossa di quella in cui Crocetta ci ha precipitato. Ma se si riuscisse, all’interno dei partiti presenti all’Ars a mettere insieme i numeri per votare la sfiducia, ci consentano i lettori di urlare a pieni polmoni il nostro liberatorio “finalmente!”.

S.R.

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