In questi giorni abbiamo la possibilità di godere della insistente, pervicace presenza della Picierno nei talk show televisivi. Diciamo subito che ci risulta oscura la ragione che possa aver indotto i vertici del PD ad affidare a tale personaggio il ruolo di portavoce del partito, specie nel contesto della campagna elettorale in corso. L’unica cosa che ci sovviene è che la signora è l’unica, al momento, che possa stare alla Santanchè come i personaggi che interpretava stavano a Chaplin. E dunque l’unica che possa far breccia nel cuore di quegli italiani che adorano chi riproduce – nell’amplificazione del clamore mediatico – la mancanza di rigore logico, la furbizia comunicativa che surroga la correttezza argomentativa, che tanto fanno Italia.

La tecnica utilizzata dalla nostra suadente signora è quella della saturazione del canale. Che diremo subito cosa sia.

Un talk show, specie se è condotto in modo corretto, prevede una scansione degli interventi, un ritmo, una “grammatica” dei tempi che garantiscano allo spettatore una lettura completa, piana, di ciò che viene detto. E siccome stiamo parlando di talk show televisivi, ciò che viene detto comprende anche e soprattutto come viene detto, le infinite sfumature timbriche, mimiche, posturali che integrano i contenuti verbali. Tutto ciò può essere considerato come una sorta di “materiale” che viaggia attraverso un canale, in cui lo spazio può o meno essere riempito totalmente.

La Picierno riempie il canale, annullando totalmente gli spazi vuoti. Quando parla non inframmezza le parole con le pause ma preferisce un flusso ininterrotto di suoni che hanno la funzione di operare la prima tranche di saturazione. Quando parla l’interlocutore non smette un istante di agire, scuotendo la testa, ammiccando, soprattutto sorridendo (vale a dire irridendo l’interlocutore) e continuamente sovrapponendosi. Questo chiude totalmente il canale e toglie respiro allo spettatore e lucidità all’interlocutore.

Occorre chiarire un passaggio concettuale: la regia del talk show non è neutra! Se durante l’intervento del soggetto A la camera riprende solo A è una cosa; se durante l’intervento di A la camera riprende anche B (in alternanza o in contemporanea, con lo split screen o con la trovata dello schermo che riproduce il collegamento esterno) è una cosa totalmente diversa! La Picierno sfrutta l’enorme cortesia (!) che le si dà inquadrandola continuamente, anche mentre parla il suo interlocutore. E la sfrutta nel peggiore dei modi: sottolineando costantemente, nella maniera meta-comunicativa, la pochezza, la scarsa credibilità, la inadeguatezza del pensiero dell’altro.

La saturazione del canale serve a creare un effetto multiplo: sfianca l’interlocutore togliendogli lucidità, trasmette allo spettatore un messaggio di potenza di fuoco inarrivabile, segnala l’assoluta identificazione di chi parla con le cose che dice e dunque la “serietà” delle sue tesi, istituisce una asimmetria di ruoli fra chi non mente e chi lo fa.

Bisognerebbe tuttavia chiedersi: e se lo spettatore medio della Gruber – tanto per dirne una – non fosse così sprovveduto e reagisse alla saturazione nell’unico modo che merita?

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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