I quaranta anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini ha riportato alla mente una partita nella quale l’intellettuale scomodo fu protagonista a Catania come calciatore. 2

Questo episodio lo ha riportato lo scrittore Santino Mirabella:

“Io l’ho visto giocare, Pasolini.
Era il 22 giugno 1975, il Catania giocava a Torre del Greco la partita decisiva per la promozione in serie B. Diecimila tifosi, tra i quali io e mio papà, invece riempiamo lo stadio Cibali per vedere una amichevole tra personaggi dello spettacolo e vecchie glorie catanesi, seguendo le contemporanee vicende del Catania alla radio. Ci sono anche Interlenghi, Phlippe Leroy, Ninetto Davoli, Maurizio Merli, Palmer. Ma soprattutto Pier Paolo Pasolini, che gioca con un entusiasmo incredibile e un impegno da professionista, corre per tutto il campo, dà l’anima. Alla fine del primo tempo il Catania è ancora sullo 0-0 mentre il Bari sta vincendo e ci raggiunge in testa alla classifica. Annullano un gol validissimo a Claudio Ciceri e l’aria da brutta diventa terribile. 

tratta da "Catania minuto per minuto"

tratta da “Catania minuto per minuto”

Al Cibali siamo con le orecchie divenute una sol cosa con la radiolina, a guardarci in faccia quasi senza parlare.  Finalmente la voce di Nuccio Puleo interrompe con un grido un collega: ‘Scusa Icardi, sono Puleo da Torre del greco. Il Catania ha segnato con il centravanti Ciceri! Il Catania sta vincendo e conquista la promozione’. Al Cibali saltiamo in aria, ci abbracciamo tutti. Maurizio Merli si avvicina sotto la tribuna e ci lancia baci e gesti di amicizia. La partita al Cibali si interrompe, Pier Paolo Pasolini applaude girando su se stesso, rivolgendosi ad ogni tribuna.
E quando arriverà il 90°, ancora Pasolini, sudato ma scattante come un ragazzino, ritorna sotto le tribune per unirsi alla nostra festa, salta e canta con i tifosi. Non pensando, da Vero Intellettuale, da non sostituito Intellettuale, che gli ostentati intellettuali con la puzza al naso ritengono ‘sciocco’ mescolarsi con certe passioni. 5 Come se le passioni fossero troppo profumate per menti che devono ostentarsi aride. 
Centotrentatre giorni dopo Pasolini verrà ucciso, per un agguato vigliacco mascherato malamente da squallida lite.
Lui sapeva ‘senza’ le prove, dopo di lui non si saprà ‘malgrado’ le prove.
Pasolini, ci manchi”.

Di quella partita ne è rimasta traccia nell’archivio del regista Santi Consoli che in quell’occasione giocò, naturalmente, nella squadra degli attori, che custodisce l’articolo che fu scritto dal critico Giuliano Consoli sul quotidiano La Sicilia.

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