di Maria Morelli

Incontriamo il soprano adranita Piera Bivona dopo l’emozionante performance di sabato 3 maggio scorso nella “Cavalleria Rusticana” di P. Mascagni al Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania, in cui ha debuttato da protagonista nei panni di Santuzza, riuscendo a mettere in campo tutta la sua “sicilianità”. Piera Bivona è riuscita altresì a sposare all’intensità della voce una mirabile capacità interpretativa, sostenuta anche da una fisicità adatta alla parte, che si è piegata duttilmente alle sfaccettature del personaggio della già versatile Santuzza e così pubblico catanese, conquistato fin dalla prima scena, acclama più volte la protagonista. La 37enne cantante lirica siciliana nasce a Ginevra, ma dall’età di 8 anni vive ad Adrano dove oggi è mamma di due splendidi bambini. Inizia gli studi di canto relativamente giovane, a 19 anni, dopo aver condotto studi economici che però ha presto abbandonato per seguire la sua passione di sempre, il canto. Dapprima inizia con la musica sacra e poi con la musica lirica seguendo zelantemente svariati corsi di perfezionamento vocale di alto livello. Nel 2007 ha consegue la laurea in discipline musicali presso l’Istituto di Alta Formazione Artistica di Catania con il massimo dei voti. Lavora come stagionale nel Coro del Teatro Massimo Bellini, ma si trova spesso ad esibirsi come solista.

Cosa le ha fatto desiderare e decidere di diventare una cantante lirica?

«La passione risale a quando ero bambina, ho sempre amato cantare. Ricordo che salivo sulla sedia e tutti i miei familiari si radunavano intorno a me per ascoltarmi: un’atmosfera magica che è viva nella mia famiglia da allora a tutt’oggi».

In quale opera ha debuttato?

«La mia prima esperienza lirica importante è stata proprio Cavalleria Rusticana, sempre nel ruolo di Santuzza, ma mai al Teatro Massimo Bellini come invece è accaduto in questi giorni: sono molto soddisfatta del risultato ottenuto e ci tengo molto a ringraziare i miei colleghi del cast, l’orchestra, il coro ed il pubblico etneo, da cui mi è arrivata tutta l’energia e il calore di cui avevo bisogno. Adoro il personaggio di Santuzza, che è trovo simile al mio sentire di donna: buona, volitiva ma con vette altissime di gelosia».

Cosa prova prima di salire sul palcoscenico?

«Una normale “strizza da prestazione”, chiamiamola così! Non si tratta di ansia vera e propria, né tantomeno di paura: quando ci si esibisce sono tante le cose a cui dover fare attenzione, dal gesto del direttore d’orchestra, alla prestazione canora, ai movimenti scenici, all’interpretazione del personaggio…voglio fare tutto al meglio e quindi è normale avvertire un po’ di tensione».

Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon cantante, oltre a possedere un’ugola d’oro?

«Certamente occorre avere un gran bel carattere e una personalità decisa, si deve sempre cercare di dominare il pubblico dal palcoscenico. Insomma, sentirsi “diva”, ma solo durante lo spettacolo, nella vita di tutti i giorni è necessario rimanere se stessi mantenendo sempre un sano e saldo equilibrio tra i due mondi».

C’è un’opera o un compositore che preferisce?

«Quella che amo in assoluto è Tosca, trovo che sia nelle mie vocalità. Oltre a Puccini mi piace tanto anche Bellini».

Qual è stata, finora, l’esibizione per lei più emozionante?

«Sicuramente la collaborazione con il Teatro Metropolitan di Catania per Tosca, con la direzione del maestro Nino Manuli nel 2009. In realtà è sempre emozionante debuttare con un’opera, sui piccoli o grandi palcoscenici: devi mettere a dura prova la voce, la memoria e l’interazione con gli altri cantanti».

Lei è conoscitrice dei ruoli femminili pucciniani: quali caratteristiche li rendono differenti da tutti gli altri?

«Puccini nelle sue opere canta l’amore attraverso le sue donne sino a renderle delle vere e proprie eroine. Trovo che conoscesse molto bene l’animo femminile per via del rapporto intenso che aveva con la madre. Secondo me egli ha avuto una mano davvero speciale nel mettere in musica il variegato mondo mulìebre».

Quale sogno vorrebbe realizzare nel corso della sua carriera?

«Tra i tanti sogni vorrei debuttare con una nuova opera di Puccini, magari con la Bohème».

Ipotizzi di trovarsi di fronte a un giovane che non conosce la lirica: cosa gli direbbe per convincerlo ad andare, almeno una volta, a teatro?

«Ritengo che i giovani possono essere avvicinati al teatro solo se gli viene data l’opportunità di viverlo direttamente e di questo dovrebbero farsi carico innanzitutto le scuole, luogo di crescita importantissimo, magari affrontando lo studio della trama prima di andare a vedere l’opera e proponendo come primo approccio, ad esempio, un’opera come il Barbiere di Siviglia per la giocosità e l’immediatezza di comprensione. Inoltre penso che c’è ancora troppo distacco tra il palcoscenico e il pubblico: sogno una piazza senza palcoscenico, in cui l’opera viene messa in scena in mezzo alla gente».

Quali sono i suoi prossimi impegni operistici?

«Nel prossimo mese di agosto sarò a Noto e mi esibirò nel ruolo di Tosca».

Mari Morelli

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