di Franco Liotta

Catania – “Leggendo” i suoi quadri ci si rende conto che non è il solito raccontare, tutto parla una lingua universale, sono immagini che riportano alla realtà, ma hanno un colore personale, familiare e proprio, le ombre tratteggiano un segno che riporta a un’esasperazione di quel che si vede, forse perché l’ideazione attinge alla realtà. Ecco perché Pietro Alessandro Trovato, giovane pittore acese ma già con un percorso di tutto rispetto, viene annoverato tra gli esponenti dell’Iperrealismo, anche se lui se ne discosta per alcuni aspetti pittorici.
Le sue opere sono state esposte dal 21 Giugno sino al 6 luglio scorso al Palazzo della Cultura di Catania, in una personale dal titolo “Realtà e Iperrealismo” e, in questo periodo, sono a disposizione fino al 30 settembre 2014 presso il Grand Hotel Minareto di Siracusa.

Il titolo della mostra pone già le basi per un’identità molto concreta, ma qual è il passaggio artistico tra realtà e iperrealismo?

Il concetto è molto chiaro, osservare la realtà, estrapolarla trasferendola su una tela, evidenziando i particolari e anche esasperandoli, per arrivare a rappresentarla quasi in maniera surreale, accentuando luci o ombre, dettagli estremi nei particolari degli oggetti, questa è la ricerca del pittore.
Molti artisti iperrealisti si avvalgono della macchina fotografica e fanno proprio il riferimento alla fotografia come elemento di studio. Siamo una generazione che vive la macchina fotografica come strumento presente in ogni momento della nostra quotidianità e, quindi, più o meno consapevolmente immersi in questa risoluzione estrema come percezione della realtà oggettiva. Per quanto mi riguarda, anche se vengo definito iperrealista per la capacità di percepire la realtà in maniera “abbastanza estrema”, non è proprio il mio caso. Ascoltando verdi

Cosa vuoi dire, non ritieni di essere profondamente calato nella corrente dell’Iperrealismo?

In questa fase dell’attività artistica, realizzo delle composizioni dal vero e le ritraggo, lo faccio quasi in maniera fotografica ma cerco, comunque, sempre il segno pittorico. Per questo mi avvicino all’iperrealismo ma me ne allontano, ecco perché il titolo della mia ultima mostra “dalla realtà all’iperrealismo”, la mia intenzione è di tornare a un aspetto più realistico, forma espressiva che percepisco più vibrante.

Intendi quella sensazione di dicotomia tra quello che si percepisce guardando i tuoi dipinti da lontano, cioè la sensazione di osservare una foto e, quello che si riesce ad ammirare quando ci si avvicina, vale a dire la pennellata e per questo la natura pittorica?

Esattamente, è questo il fondamento, perché se non fosse così, i miei dipinti sarebbero privi di vitalità. In fondo (sorride) se non si notasse questa pennellata, potrei fare una foto e mi sbrigherei molto prima.

Dalla sperimentazione all’evoluzione, ma cosa è l’arte per Pietro Trovato?

In questa mia fase artistica, sicuramente, è la ricerca dell’equilibrio e dell’estetica. Abbiamo attraversato, con l’avanguardia del ‘900, un periodo in cui ci siamo allontanati da questi concetti artistici, si è creata una certa confusione che ha portato a dimenticare l’arte all’origine. Credo che il concetto universale sia sempre quello di fruire del bello, di rendere delle sensazioni gradevoli intorno a noi e, dal mio punto di vista, credo di ripercorrere questa strada, cioè, quella di rivalutare l’idea originale dell’arte.

Quindi, paradossalmente, ci si allontana dall’attuale per ritornare all’origine.

Esattamente, quest’approccio comporta una ricerca profonda delle tecniche. Ho dipinto per anni astrattismo e arti concettuali, all’interno delle quali non è importante la tecnica ma l’originalità del messaggio e la sua forza, dove ci si può esprimere con dei segni, tagli o delle macchie di colore e sono dei capolavori. Adesso si ritorna allo studio severo delle tecniche, atteggiamento proprio della concezione artistica originaria.
Questo nuovo modo di approcciarsi all’arte non è un fenomeno locale o nazionale ma mondiale, ormai si parla sempre più di figurativo e, anche sull’astratto, c’è sempre questa ricerca della figura. PIetro dipinge

Tutte le tue opere di recente produzione, hanno come filo conduttore una rappresentazione di oggetti presenti nel tuo quotidiano, c’è una motivazione per questo?

Come qualsiasi artista, attraverso diverse fasi d’ispirazione creativa, qualche anno fa ero molto interessato al corpo femminile, ritraevo donne. Era un periodo artistico completamente diverso, una tendenza, alquanto, futurista. A volte, comunque, le idee sono stimolate dalla necessità del momento e, allontanandomi dall’accademia, mi era più difficile trovare modelle interessanti, pertanto, poiché per me è fondamentale dipingere e il soggetto è solo un pretesto per esprimere il mio estro ho pensato a tutti gli oggetti presenti a casa mia e al loro potenziale ruolo di “modelli”, atti a preservare il mio quotidiano e i miei ricordi.

Quindi, alla fine un pot – pourri del mio vivere, che si manifesta insieme alle mie passioni (vedi la musica), alle mie abitudini e ai miei affetti. 

Permettimi una curiosità personale, gironzolando su Facebook, mi sono imbattuto su una pagina “I manicaretti di Pietro Alessandro Trovato” e ho appreso che sei anche un ottimo cuoco e che curi moltissimo l’aspetto estetico, ma cosa c’entra la pittura con la cucina?

Essendo molto curioso di natura, mi piace sperimentare a tutto tondo. Inoltre, credo che l’appetito viene prima stimolando gli occhi, per cui amo fare delle cose belle da vedere e poi buone da gustare. In fondo il cibo è come nelle relazioni sociali, una persona dall’aspetto gradevole ti attira più di una persona dotata di minore bellezza estetica, solo se avrai voglia o possibilità, magari ti troverai a rivalutare colui/colei che prima non ti attraeva.

 Sono sincero, l’idea del cibo m’intriga molto, pertanto l’invito da parte di Pietro Alessandro per godere della vista e gustare delle sue bontà culinarie, a questo punto, è un obbligo… messaggio lanciato e adesso rimango in attesa.

Franco Liotta

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