di Agnese Maugeri

“Questa terra, questa sconfinata solitudine schiacciata dal sole è la Sicilia. Che non è soltanto il ridente giardino di aranci, ulivi che voi conoscete o credete di conoscere, ma è anche terra nuda e bruciata; muri calcinati di un biancore accecante, uomini ermetici dagli antichi costumi che il forestiero non comprende. Un mondo misterioso e splendido di una tragica e aspra bellezza”  – “In nome della legge” – Pietro Germi

CATANIA – Pietro Germi è stato un regista, attore, produttore ma soprattutto innovatore del cinema italiano. La sua Listener-25formazione era classica hollywoodiana, nel suo esordio si scontrò con la fase neorealista in cui versava il cinema nostrano, allontanandosi da questa idea e questo gli causò durante la sua carriera sferzanti giudizi e conflitti intensi con critici cinematografici.

Malgrado il biasimo degli esperti Germi fu un grande regista di fama internazionale e vanto per il nostro paese, fu lui ad inventare la “Commedia all’italiana” con il film “Divorzio all’Italiana”, con uno straordinari Mastroianni, pellicola con cui vinse l’Oscar come migliore scenografia nel 1963, filone che approfondì con il successivo film “Sedotta e abbandonata” dove esordì una giovanissima e brava Stefania Sandrelli.

Uomo del nord Germi, genovese di nascita ma dall’animo siciliano, rimasto affascinato della nostra isola diventò il “Cantore di sicilianità” in una costante scissione tra l’amore e l’odio che sono la Sicilia sa suscitare.

Proprio su questo viscerale rapporto dicotomico di Germi con la Sicilia s’incentra il libro “Pietro Germi il Siciliano” scritto e curato dal professore Sebastiano Gesù, storico del cinema e docente del centro sperimentale di cinematografia di Palermo, che approfondisce questo determinante periodo del regista, chiamato il “Genovese del sud”, spiegando i 5Listener-26 film che Germi ha girato nell’isola. (In nome della legge – Il cammino della speranza – Gelosia – Divorzio all’italiana – Sedotta e abbandonata)

Il volume è stato presentato, durante le giornate dei Gold Elephant World (International Film e Music Festival) festival organizzato da Cateno Piazza, presso la sala cinematografica Odeon dallo scrittore Sebastiano Gesù e da esperti e critici cinematografici come Luciano Granozzi, docente del dipartimento di scienze umanistiche dell’università di Catania e Emanuele Rauco, critico cinematografico del Festival.

La Sicilia, per Germi era l’Italia due volte, lui utilizzava la nostra terra come paradigma nazionale, trattando sempre il tema della frontiera, non solo come confine geografico ma anche mentale. Una terra autentica, immobile nei suoi paesaggi deserti che per Germi diventavano simili al Far West, un’isola umiliata e offesa nella condizione di vita dei suoi personaggi, variegata e conflittuale nella mentalità popolana retrograda delle svariate tipologie umane che la popolano. Durante l’incontro è stato proiettato un documentario effettuato dal professor Gesù e da altri interpreti sulla permanenza di Germi in Sicilia.

germiInoltre in ricorrenza del centenario della prima guerra mondiale è stato riprodotto un episodio del film “Amori di mezzo secolo” girato da Pietro Germi. Un bellissimo episodio che cattura lo spettatore non solo per la meravigliosa fotografia, ma soprattutto per il montaggio svelto. In un quarto d’ora, dallo scorrere delle immagini, si ha la sensazione che Germi stesse sfogliando un libro che racconta quelli che sono stati i dolori i patimenti e le lacerazioni che tutte le guerre, in particolare la prima guerra mondiale, lasciano nell’animo degli uomini.

Prima della presentazione il professore Sebastiano Gesù ha gentilmente risposto alle nostre domande

“Pietro Germi il Siciliano” da dove nasce l’idea di questo libro?

«Questo libro su Pietro Germi nasce in occasione del centenario dal suo genetliaco, in coincidenza con i 50 anni del mitico film “Sedotta e abbandonata”. Le ricorrenze sono sempre dei pretesti per fare approfondimenti, così accadde anche vent’anni fa quando avevo già fatto un volume a più mani trattante Germi e la Sicilia, era un lavoro corale, dove c’erano parecchi interventi di studiosi locali. “Pietro Germi il Siciliano” è tutto farina del mio sacco, un libro da me voluto, scritto e curato anche nella ricca scelta iconografica, io del resto sono collezionista di materiale cinematografico, così ho raccolto diversi reperti, non solo italiani ma anche pubblicistiche internazionali, corredando il testo con immagini che svolgono una funzione integrativa».

Lei parla del rapporto di Germi con la Sicilia mediante l’approfondimento di cinque pellicole, ci spieghi come sono strutturate?Listener-29

«Germi divide il suo cinema specialmente quello siciliano in due settori: il dramma sociale a cui appartengono le pellicole “In nome della legge” e “Il cammino della speranza”; e il dramma passionale o commedia di costume di cui fanno parte “Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata”. Entrambi i film sono fondamentali perché lui con essi ha dato l’avvio al fortunato filone della commedia all’italiana. In seguito, con la pellicola “Signori e Signore”, il regista esce dal territorio siciliano per migrare in veneto e mediante questo film lui fustiga tutti gli italiani, da nord a sud, per la loro mentalità retrograda. Io mi sono soffermato su questi quattro film in particolare, girati in Sicilia, e su un altro che è sempre stato considerato un film minore, il melodramma amoroso “Gelosia” tratto dal romanzo “Il Marchese di Roccaverdina” di Capuana, film che si colloca come spartiacque della filmografia di Germi in Sicilia».

Nel film “Il cammino della speranza” si tratta il tema della migrazione, un argomento tutt’oggi molto attuale, può suscitare notevoli spunti per il cinema?

«Si, la cronaca è un’ottima ispirazione per i registi, bisogna essere interessati a queste vicende che ci coinvolgono e che vanno raccontate anche mediante i film. Il regista Nello Correale ha scritto un film a riguardo che si chiama “Oltremare”, trasposizione di un romanzo di Sciascia, nel libro la vicenda è ambientata negli anni 50, Correale invece la sviluppa alla fine dell’800. Il cuore della storia è il viaggio di alcuni siciliani che partono per giungere nelle coste toscane nei pressi di Livorno perché lì si trova una località chiamata “La California”, quindi una volta arrivati i viaggiatori credono di essere in America ma in realtà sono ancora in Italia».

I film della frontiera sociale di Pietro Germi sono tratti da due romanzi siciliani, com’è avvennero Listener-28questi fortuiti incontri tra i libri e il regista?

«“Il nome della legge” è tratto da una testimonianza tipografica del magistrato Giuseppe Guido Loschiavo “Piccola pretura” che racconta la sua esperienza come pretore di Barrafranca. Fu Fellini che scoprì Sciacca e la insigni come location per il film e grazie a questa decisione Germi conobbe, nella sua vera anima, la Sicilia. Per quanto riguarda “Il cammino della speranza” invece, mentre stava realizzando il precedente film, Germi ha avuto tra le mani “Cuore negli abissi” un romanzo di Nino De Maria, ne resto talmente affascinato che decise di riadattarlo. Tra l’altro Germi aveva interpretato il film “Fuga in Francia” di Mario Soldati e la trama era molto simile, si trattava infatti del passaggio e viaggio di molta gente che del sud Italia migrava verso la Francia».

Pietro Germi è stato nominato “Cantore della Sicilianità” perché è riuscito nei suoi film a catturare la bellezza dei nostri paesaggi e a raccontare gli usi, i costumi e la mentalità di un popolo non tanto diverso da quello del resto dell’Italia. Cosa ha donato il cinema di Germi alla Sicilia e cosa questa nostra isola può donare al cinema contemporaneo?

«Una domanda molto difficile. Germi ha visto una Sicilia se vogliamo falsata ma probabilmente più vera di quella reale, inoltre lui l’ha osservata in un contesto particolare per un regista, quando ancora imperava o vigeva il neorealismo, anche se Germi si è sempre distaccato da questa corrente. Lui mostra la Sicilia come un Western perché la sua formazione è molto classica e hollywoodiana quindi adotta un linguaggio più alla John Ford che al cinema di Rossellini.Pietro-Germi-il-siciliano-copertina-680x365-1 Ciò per la critica italiana era un grosso problema, un aspetto negativo, per questo motivo Germi ha avuto sempre difficoltà sia nei confronti della critica che della censura perché nei suoi film si parlava anche di mafia che a quei tempi era ancora un grande tabù.

Cosa può dare il cinema di oggi alla Sicilia e viceversa è un grande interrogativo. Ci sono stati in questi anni registi giovani che non si sono occupati solo di mafia e anzi hanno fatto dei lavori contro di essa. Invece in passato c’è stato un cinema che si è basato sulla mafia dimostrandosi, per quanto concerne il tono e il linguaggio, più mafioso della mafia stessa. Io sono grande amico e ammiratore di Pasquale Scimeca perché è un autore che ha saputo raccontare la Sicilia con un tono sincero con un afflato interiore, un’umanità profonda per i deboli, gli uomini, quei vinti che sono strettamente legati alla grande letteratura siciliana che non scaturisce da argomenti mafiosi ma invece tratta i grandi temi dell’uomo moderno con uno sguardo che parte dal locale diramandosi in ambito nazionale e internazionale».

Oltre al libro c’è anche un documentario che lei ha realizzato su Pietro Germi, ci spieghi questo interessante progetto?

«Il documentario nasce come supporto al libro dura mezzora ed è stato realizzato a costo zero, grazie alla partecipazione di amici, ma è necessario per integrare il testo, inoltre vi sono testimonianze di diversi attori come Lando Buzzanca, Stefania Sandrelli, Aldo Puglisi, che hanno lavorato nei set di Germi e di appassionati di cinema come Tony Russo e il presidente dell’associazione culturale “Pietro Germi” Vincenzo Raso. Il documentario è stato girato Listener-27interamente a Sciacca, cittadina che ha avuto una funzione determinante nel suo cinema, in quanto ben due, tra i film siciliani di Germi, hanno avuto il paese agrigentino come location. Le musiche sono dei Fratelli Mancuso e l’interpretazione dell’attore Bruno Torrisi ci ha donato un affettuoso ricordo di Pietro Germi».

Dopo Germi i suoi appassionati studi, dove la porteranno, su quale nuovo argomento si soffermerà regalandoci un altro interessante approfondimento?

«Ultimamente mi sono dedicato a sei commenti scritti da Sciascia per dei documentari, dei pamphlet veri e propri durante gli anni del grande sogno industriale, della nascita di Gela con tutto il complesso petrol-chimico. Lo scrittore compie un’autentica analisi critica sulla Sicilia, sull’abbandono e la mafia, temi interessanti che ho ripreso, assemblando il tutto in un saggio molto ampio. Ogni documento è seguito da una nota critica fatta da diversi miei colleghi tra cui Alessandro De Filippo, Sebastiano Pennisi e molti altri. Il libro è stato già inviato al mio editore, lo stesso di questo manuale su Germi, e lui mi ha subito risposto con entusiasmo, speriamo che tutto proceda bene, noi stiamo già lavorando».

Agnese Maugeri

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