Nostra intervista esclusiva all’attore e scrittore palermitano, critico con i potenti, ma soprattutto con chi li ha fatti diventare tali. “Gli italiani vogliono distruggere il Bel Paese, ma sono troppo maldestri per riuscirci”

di Alessandro Ferro

 

ROMA – Pino Caruso: “In Italia manca la ‘cultura’ alla Cultura, per essere ignoranti bisogna sforzarsi. In tv? va cambiata partendo dall’alto, non può essere messa all’orario delle buttane…”.

Un fiume in piena a tutto campo: cultura, politica, lavoro e tanto altro. Pino Caruso, attore, scrittore, doppiatore italiano ma soprattutto palermitano, è un uomo che conosce perfettamente i meccanismi della vita e che analizza in modo impeccabile la nostra società. Partendo da lontano ed analizzando sempre cause ed effetto. Con i suoi immancabili aforismi sintetizza in modo pregnante concetti più ampi e complessi, sempre con un eccellente risultato.

  • Pino Caruso, quanto è importante la lettura? 

 “Eccoti il primo aforisma: ‘La vita si cancella mentre avviene e se nessuno la racconta è come se non fosse avvenuta mai’. I libri non contengono altro che istruzioni per la vita, se non leggi non sai un cazzo… La vita è nei libri, c’è quella che vivi ma c’è stata anche prima che nascessimo. Se non sappiamo cosa è accaduto prima di nascere, non sappiamo nemmeno cosa ti capita sotto gli occhi.

Tutto parte dalla conoscenza, dalla scrittura e dalla lettura, senza scrittura non c’è niente. I film prima vengono scritti, tutto viene scritto e poi realizzato”.

  • Ma i libri ed il cartaceo stanno perdendo colpi a scapito dell’interattività, di internet, del digitale.

“Se guardi la tv e va via la luce la tv si spegne, il libro no. Siamo in un momento di passaggio e non siamo in condizioni di giudicare, ma sono convinto che il libro non morirà mai. Oltre alle memorie dei computer, sarebbe preferibile che l’uomo non perdesse l’abitudine del cartaceo. I mezzi moderni hanno un limite che è quello legato all’energia, se venisse a mancare perderemmo tutto. Con il libro questo non succede. L’ignoranza non ha più scuse, oggi per restare ignorante devi fare uno sforzo. La notizia ti arriva da tutti i lati. I libri li trovi anche online”.

In formissima sin dalle prime battute, lo è ancor di più quando passa ad analizzare la vita politica del nostro Paese, di chi l’ha preceduta e di chi la sta per fare, e di come la politica e gli esponenti politici siano fortemente legati alla popolazione italiana finendo per esserne lo specchio.

  • Che mi dici di Berlusconi?

“Vivere a Segrate, paese in provincia di Milano, è come vivere nel cervello di Berlusconi, che è un cervello razionale, è un uomo che ha qualcosa di superiore agli altri. Ma i difetti che ha il Berlusconi politico sono i difetti della gente. E’ la cultura di un paese che produce i politici. Il paese è peggio di Berlusconi… “

  • Che vuol dire?

“Non è la politica che governa il paese, è un effetto ottico. Un paese viene governato dalla sua cultura. i politici, che noi accusiamo di tutto, non cadono dal cielo, ma sono la proiezione della nostra cultura: se la politica è corrotta è perché il Paese è corrotto. Hitler, se si fosse presentato sulla scena politica di una Germania che non fosse stata razzista, non avrebbe preso il potere. Non è Hitler che ha prodotto il razzismo, ma è il razzismo che già c’era che ha prodotto Hitler. E’ l’albero che fa i limoni, non i limoni che fanno l’albero.. E’ il razzismo che crea Hitler, è la storia che fa Napoleone, non il contrario. E’ la storia che fa i personaggi. Da Erodoto a Tucidide fino ad Umberto Eco, tutti raccontano la storia attraverso i personaggi come se fossero i personaggi a fare la storia. E’ sbagliato. Una città non è come la fa il sindaco ma come la fanno i cittadini. Aforisma politico: da noi si scambia la disonestà per abilità. Se tu sei disonesto non sei ladro ma bravo. Su questa base solida si fonda tutto un paese”.

  • Berlusconi è il passato, adesso siamo nelle mani di Renzi. Che ne pensi?

“Quando Renzi dice che bisogna mettere vecchi e giovani, donne e uomini, dice una cazzata, perché il mondo non si divide in giovani e vecchi oppure in maschi e e femmine, il mondo si divide in capaci ed incapaci. Un vecchio incapace è meno pericoloso di un giovane capace, perché un vecchio incapace ha già fatto i danni che doveva fare, un giovane ancora li deve fare. Quando lui dice che nel governo ci devono stare le quote rosa, 50% uomini e 50% donne, è una affermazione profondamente razzista, perché tra gli essere umani devi scegliere persone capaci. Se scegliessi tra capaci ed incapaci e se si scoprisse che il 70% sono donne? Come fa a dire il 50%, che ne sa? O questo è un suo limite intellettuale oppure è una furbata”.

  • Quindi è la cultura che governa il Paese?

“Certo. Se non si riforma la gente non si può riformare la politica. L’incoltura produce gente che non è capace di acculturarsi. In Italia uno spettacolo teatrale di successo dura un mese, a Parigi due anni. La percentuale di gente che va a teatro è ridicola rispetto al numero delle persone che vivono in Italia. Se in un luogo pubblico bisogna aspettare il proprio turno per fare qualcosa, in Francia otto persone su dieci hanno un libro in mano, in Italia se c’è qualcuno che ha un libro in mano è francese, non italiano. Gli italiani non sanno che gli succede perché non sanno cosa gli è successo.”

  • E come si fa a riformare la gente?

“Affidare questo compito ad un individuo soltanto è pericoloso perché diventa dittatore non insegnando alla gente cultura ma ciò che vuole lui. Ci vorrebbero gli intellettuali, le persone che per professione pensano, ma il guaio è che in Italia anche gli intellettuali non vanno a teatro e spesso leggono soltanto quello che hanno scritto. La televisione pubblica dovrebbe essere il motore dal quale partire”.

  • Come dovrebbe fare la tv italiana a cambiare il sistema?

“Bisognerebbe andare dal Presidente della Repubblica, che è la parte cosciente e pensante del Paese e poi dal presidente della Rai e chiedere ad entrambi che la tv non vada dietro alla televisione pubblica che ha altre necessità, legata cioè all’audience perché se non ce l’ha non vive. La tv italiana dovrebbe assumersi la responsabilità di puntare alla qualità. La cultura non è noia, semmai è noioso il modo nel quale si propone, deve essere proposta come conoscenza divertente. Se si parla di un periodo storico, si fa vedere un film divertente inerente quel periodo storico, ci si diverte e poi se ne discute. All’inizio perderebbe ascolto parlare di cultura, ma dopo 2-3 anni la gente si stancherebbe delle altre futilità”.

  • In quale fascia oraria si potrebbe proporre? 

“ Certamente non di notte…la cultura viene trasmessa insieme alle buttane ed alla pornografia..ma per la pornografia molti rimangono svegli,per la cultura se ne vanno…”

  • Come ci sta cambiando la globalizzazione?

“La globalizzazione è diffusione dei grandi principi dell’umanità. Si fa con la reciprocità, non con la disparità. Le lingue nazionali sono una ricchezza, sono patrimonio dell’umanità. Tra le grandi lingue c’è l’italiano che ha prodotto la Divina Commedia, il più grande poema che l’umanità abbia mai concepito. Basterebbe questo perché noi non abusassimo dei termini inglesi. Se una parola nella mia lingua non c’è allora si può prendere, assorbire. Ma se nella mia lingua invece esiste, perché si ricorre ad inglesismi? Perché devo dire spending review e non tagli della spesa? Perché games e non gioco?  L’inglese va imparato in aggiunta all’italiano, non in sostituzione”.

  • Quali sono i tuoi futuri progetti lavorativi, cosa ti è piaciuto di quello che hai fatto in passato?

“Le cose che mi piacciono di più sono quelle che devo ancora fare. Rifarei quasi tutto, i primi anni della televisione potevo fare di meglio. Adesso abbiamo riproposto il Berretto a sonagli, mentre in libreria uscirà a breve un mio nuovo libro dal titolo ‘Appartengo ad una generazione che deve ancora nascere’, un libro di aforismi. Non si riferisce a contingenze ma è una riflessione su vita, morte ed esistenza. E’ quindi anche un libro di filosofia. Un aforisma sulla morte è questo: ‘io non so che sia la morte, spero non sia una cosa grave’.  Mi auguro che ci sia un’altra vita dopo la morte, che senso avrebbe questa vita se dopo non ce ne fosse un’altra?”

La chiosa finale con un aforismo sugli italiani. “Gli italiani stanno facendo di tutto per distruggere queste paese. L’unica speranza è che, essendo maldestri, forse non ci riusciremo”

 

Alessandro Ferro

 

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