“Je so’ pazz…je so’ pazz…” gracchiava un mangianastri ossessivamente accesso da un marinaio napoletano. “Je so’ pazz…je so’ pazz…” rimbombava nei corridoi della Caserma Bastianini sullo scoglio di Maddalena. Era la primavera del 1981. Tre sono le canzoni del mio servizio militare: “Maledetta primavera” della Goggi, questa di Pino Daniele e “Strada facendo” di Claudio Baglioni, che accompagnava, non solo metaforicamente, le ronde notturne. Erano le note di quegli anni.
La voce con un timbro unico, la capigliatura leonina, l’indole controcorrente. Un po’ guaglione e molto poeta, così si presentò. Un napoletano che ha esaltato ad arte il suo DNA. L’ultima volta, come milioni d’italiani, l’ho sentito al concerto di capodanno, a Cormayeur, tra un botto di spumante e un cucchiaiata di lenticchie. “Je so’ pazz…”, si presentava così, quel cantautore del Sud, genuinamente meridionale, non sapendo – lui per primo – che sarebbe stato la colonna sonora della nostra vita.
Daniele Lo Porto

A proposito dell'autore

La porta sempre aperta Una costante di Daniele Lo Porto. la sua porta è sempre aperta, in tutti i sensi. Ha tempo e voglia per ascoltare chiunque abbia qualcosa da raccontare, anche se è sommerso di lavoro. Ha iniziato il 26 novembre del 1978, giorno del suo diciannovesimo compleanno, ma era anche la sua prima domenica, indimenticabile, da "giornalista" e del suo primo articolo, anzi dei suoi primi articoli. Una domenica iniziata all'alba e finita di sera, dopo aver corso da un campo all'altro, essere sceso da un autobus per poi risalire su un altro, per scrivere tre partite di calcio giovanile. Il più bel compleanno di sempre, quello: concretizzava una passione scaturita fin da bambino che, col tempo, sarebbe diventata professione. Il Diario, Il Giornale del Sud, Il Giornale di Sicilia, Sicilia imprenditoriale, Telecolor, l'Ufficio stampa della Provincia regionale di Catania, Il Corriere della sera, Sicilia&Donna, oggi Siciliajournal.it. Ricomincia, con l'entusiasmo di allora.

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