di Elisa Guccione

CATANIA – Occhi azzurri grandi e vispi, grinta da far invidia ad un’adolescente, nonostante abbia festeggiato da poco le ottanta primavere, e scrittura diretta, attenta e precisa che fa emozionare uomini e donne di ogni età. Parliamo della poetessa siciliana Lilli Lipara adottata dalla città di Milano poco più che ventenne, che ritorna nella sua amata Catania per presentare la sua ultima fatica letteraria: tre libretti di poesie inediti. “Quanto ho vissuto in affetti; Quanto ho vissuto nell’immaginario; Quanto ho vissuto in esperienze” analizzano la nostra società con modernità ed obiettività raccontando se stessa e le dinamiche sociali. La incontriamo a San Giovanni Li Cuti in occasione del nuovo debutto poetico nella sua città d’origine. 11639609_10207666129478017_1408686098_o

-In questa raccolta quanto c’è della sua terra e che rapporto ha con la Sicilia?

“In questa trilogia parlo anche di Catania, la città più bella del mondo non solo perché io sono nata qui ma è la verità. Ritorno sempre, perché  Catania è la mia patria del cuore. Appena posso scappo. Da giovane riuscivo, facendo enormi sacrifici, ad essere ogni quaranta giorni in Sicilia. Ho affrontato viaggi di venticinque ore per stare nella mia città anche poco tempo. Sono andata a Milano per lavorare, perché non avevo soldi”.

-Quanto c’è di Lilli Lipara in questa sua nuova creatura?

“C’è molto di me. Impossibile scrivere rimanendo asettica”.11304306_10207666137518218_1455986481_n

-Esiste un momento ideale per creare?

“Scrivo in piedi di getto, appena ho l’ispirazione. In un giorno posso scrivere anche quattro poesie, mentre posso stare ferma anche settimane. Non c’è un momento particolare. Il mio angolo poetico è un mobile della mia cucina, molto pericoloso per i miei nipoti”.

-Quando si crea una poesia, un quadro o una scultura c’è sempre un motivo. Qual è il suo?

“Una volta Giampiero Mughini, dopo aver letto “Clochard in metrò”, mi chiese per chi scrivo ed io ho aggiunto non solo il motivo ma anche chi sono i destinatari”.

E possiamo saperlo anche noi?11647138_10207666159758774_1897599331_n

(Ride)

“Descrivo i miei momenti particolari, per esprimere i miei stati d’animo ma soprattutto per i miei nipoti. Oggi con i ragazzi non si può parlare, perché troppo distratti tante cose. Ho due nipoti: una sedicenne e un’undicenne. Vorrei che nel tempo, quando non ci sarò più e saranno cresciuti, trovassero qualcosa di utile per conoscere la nonna. Sono convinta che una persona non muore il giorno in cui la vita si spegne, ma quando non sarà più ricordata. Se un giorno, fra tanti anni, riuscirò ad essere ricordata dai miei nipoti, da chi mi ha voluto bene o da chi ha letto i miei libri ed è rimasto colpito sarò sempre viva”.

-È stata preside a Milano, ha partecipato come giurata ad importanti concorsi nazionali ed internazionali ed ha all’attivo ben sei raccolte poetiche e un libro di racconti. Ci rende partecipi di alcuni momenti importanti della sua vita come il trasferimento da Catania e la sua attività nel mondo della scuola?

“Prima di andare via dalla Sicilia ho fatto un concorso a Catania, ottenendo un ottimo risultato. Ero ventottesima nella graduatoria generale. Avevo studiato tantissimo ed in maniera incessante. Lo Stato italiano però annulla tutto, perché la Sicilia non aveva il potere di legiferare; ho maledetto ogni cosa ed allora decisi che sarei andata via. Non volevo più sentire parlare di meridione e scelsi di un posto in cui c’era l’aeroporto in modo di poter arrivare subito a casa qualora ce ne fosse stato bisogno e, soprattutto, lontano da ogni tipo di conoscenza in modo che nessuno potesse accusarmi di favoritismi. Feci il concorso a Milano come insegnante ottenendo anche qui il massimo dei voti”.11639364_10207666125277912_145194412_o

-È stato difficile ambientarsi?

“Milano mi ha dato tanto, ma con il mio carattere non sarebbe stato difficile vivere in qualunque altro posto. Ringrazio Dio nelle mie preghiere, ogni giorno, per avermi dato la forza di reagire sempre con grande tenacia a tutte le avversità che ho dovuto contrastare”.

Elisa Guccione

Scrivi