Katya Maugeri

PALERMO – Al cattivo gusto non c’è limite e il rispetto è sempre più un valore in via di estinzione.
Milioni di persone – adolescenti e purtroppo non solo – hanno perso la testa per l’applicazione che prevede la caccia di animaletti in ogni luogo si trovino, PokemonGo. Tra i luoghi destinati a questi “incontri virtuali” ritroviamo persino Capaci, sì, proprio quel tratto di autostrada in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. Proprio in cima a quel monumento che ricorda la strage, simbolo commemorativo con i nomi delle vittime, è collocato l’avatar digitale del nuovo gioco Nintendo. È possibile trovare Pikachu, Bulbasaur, Charmander, Squirtle anche in via D’Amelio, lì dove oggi si trova un albero a cui affidare i ricordi del giudice Paolo Borsellino, ucciso da Cosa nostra il 19 luglio 1992, persino in via Libertà, nel punto esatto in cui fu ucciso l’allora presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, fratello del capo di stato Sergio.
Una vera e propria mania che oltre a incidenti causati dalla distrazione dei giocatori, ha superato il confine dell’assurdo. Luoghi che andrebbero visitati per ricordare e trarre insegnamenti civili, umani da uomini – e non certo da entità virtuali – che una guerra l’hanno realmente combattuta e pagata sulla loro pelle, luoghi che odorano tuttora di tritolo, strade che bruciano ancora, silenzi che non vanno certamente sopraffatti dalle risa di persone che vivendo di avatar immaginari ignorano la storia del proprio Paese.


-- SCARICA IL PDF DI: PokemonGo: non si gioca sui luoghi delle stragi, tra sangue e lacrime --


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