Sono della vecchia scuola e non sono il solo. Nella vecchia scuola educazione e pudore hanno sentimento perché ci sono le eccezioni. Che sono le eccezioni dell’inconsueto. E l’eccezionale ha un sentimento anche lui. Leggete Hemingway. E prendete Bukowski che è solo al comando: il poeta del vizio che fa ridere i vermi. Toscanini, perfino lui, mano pesante e cuore leggero. E Celine che subiva con ironica rassegnazione e non le mandava a dire. «Uccidiamo il chiaro di luna», diceva quel tale, poi scriveva poesie d’amore alla fidanzata.

L’eccezione è per chi vive le eccezioni, non di eccezioni. Nel 1969 Zafferana Etnea ospitò Pasolini e Moravia al premio Brancati. Avrò tempo e luogo per scrostare muri e fascistiche memorie. C’era Pasolini e c’era la Callas – che poi non c’era, a Zafferana – c’erano i pasolinidi e le finte Callas. I ribelli sopravvivono perché sono ossessionati dal pene – vedi Pasolini –, poi ci sono i testimoni del matrimonio con la follia – vedi Pasolini – e ci sono quelli che escono a cena con Bach e Franco Citti. E lasciano il segno – vedi ancora Pasolini. Infine ci sono quelli che pasolineggiano e sono del profondo sud. Gli Arturo Bandini a bocce ferme, nel 2014, che non abitano a Santa Monica ma in Sicilia. Qui la miseria non è poesia perché poesia è, appunto, eccezione.

Pasolini contestatore per eccellenza. Nel ’68 alla mostra del Cinema di Venezia, con Zavattini, Ferreri e Maselli, venne accusato di “turbativa violenta, possesso di cose immobili e inosservanza di provvedimenti dell’autorità”. Dopo il Brancati-Zafferana arriverà l’assoluzione con formula piena. Il legame tra la Callas e Pasolini è forte. La cantante scandalizzata da “Teorema” ha cambiato idea abbastanza in fretta. Si lascia convincere a interpretare “Medea” attesissimo ancor prima che si dia l’ultimo ciak. Diventa supertifosa di “Porcile”, film del ’69. Difficile, violento. Non consumabile, fatto apposta per sfidare una società dove tutto presto o tardi si consuma.

Ecco: Hemingway inizierebbe così. «C’erano Ike e Tony e Jaque e il sottoscritto». Durante la guerra. C’erano Pietrangelo Buttafuoco, Tino Vittorio e Ottavio Cappellani a Zafferana – dove venne Pasolini – e non c’era affatto la guerra, ma un libro di fresca uscita: “Buttanissima Sicilia”. 30 luglio 2014, aula consiliare, palazzo del comune, tipica estate siciliana, pochi gatti: presentazione del libro con più scrittori che lettori, forse. Ma il libello Bompiani ha successo. Per quello che dice e per quello che, quasi certamente, non dice. La Sicilia è luogo più narrato che vissuto. È una fiaba partorita nelle notti di Poe. I sicilianomani ci cascano sempre. Il mio amico Alfio Caruso dice che «Siamo sempre stati un mondo a parte. Isolati e soli. Da sempre marginali anche se ci atteggiamo a protagonisti». Dice anche: «Abbiamo la rara capacità di metterci al centro del mondo, di ritenere che il pianeta giri intorno a noi», e conclude: «Non abbiamo un grande avvenire dietro le spalle, eppure si insiste nell’inseguire un aureo, ma inesistente passato». Ma Vittorio – che è accademico di pregio – vorrebbe provare a raccontarla un po’, questa storia difficile. Dai Vespri passando per Garibaldi, Gentile e il fascismo. In un quarto d’ora s’intende. Identità, radici e quant’altro, azzarda in chiusura, sono roba da ortaggi . E da tolkieniani aggiungo.

L’Etna è tutta un borbottio: parentesi turistica, e per Cappellani la storia è un «polpettone» che non serve a niente. O forse non è l’abito giusto da indossare ad ogni occasione? O forse non ti dice contro chi combattere? Lui predilige la polemica in stile Celine, ma non è Celine e manco Pasolini che è coincidenza degli opposti. Così quando meno te lo aspetti a intervenire è la vecchia scuola. Nino Milazzo lo rimprovera perché dice le parolacce. Potrebbe farne a meno: in quella sala – ove avverti gli odori di un passato che non è solo Carlo Magno – ci sono i bambini. Anche ruggini antiche e nuove, probabilmente. Volevate la storia? Eccola: la vecchia scuola boccia la giovane. Pollice verso, inversione a “U”.

Lo so. Voi vorreste che concludessi con la frase da kali yuga: quarantacinque anni fa in quello stesso luogo c’erano Pasolini e Moravia, l’altro giorno Cappellani e Buttafuoco. Ma il kali yuga è da fascisti. Quelli stessi che tirarono i finocchi a Pasolini, ancora a Zafferana. Quarantacinque anni fa c’erano Michele Pantaleone, Goliarda Sapienza, Enzo Siciliano e Antonio Corsaro. Oggi però le pizze sono buone. E poi (volete mettere?) avete studiato per conoscere la storia, per imparare a pensare e per sapere dove mettere i libri di Camilleri e dei camilleriani, all’occorrenza. Meglio la storia della Sicilia che la Sicilia nella storia. Nel secondo caso non ne usciremmo vivi. Non fate favori ai sacerdoti della giovane scuola: non dimenticatelo. That’s all folks!

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