Salvo Reitano

Ormai ci siamo. Meno di un anno e si vota per la presidenza della Regione e per il rinnovo dell’ARS. Chi occuperà la più alta carica istituzionale dell’Isola avrà certamente un gran bel da fare. Non sarà facile, infatti, sostituire il governatore Crocetta e sarà davvero difficile fare “meglio” di lui.

Dopo quattro lunghissimi anni, Saro da Gela può chiudere il bilancio del suo mandato con l’asticella, tra i risultati previsti e quelli ottenuti che segna profondo rosso, con un deficit in tutti i settori a dir poco spaventoso. In una Sicilia, ormai da tempo, commissariata dai Renziani. Altro che “rivoluzione”. Altro che “cambiamento”. Gli aiuti alle imprese sono rimaste misere gocce in un deserto; la faccenda dei precari irrisolta; il problema dei rifiuti mai seriamente affrontato con il risultato che oltre al prosperare delle discariche non si è avuta traccia di un aumento della differenziata; nulla sulla buona pratica di governo del territorio con le frane e gli allagamenti che mettono a rischio cose e persone; una rete viaria disastrosa che non garantisce la continuità territoriale; per non parlare della Sanità che è quella che è, inutile girarci attorno, con i numeri che sono poca cosa rispetto alla salute dei cittadini, mentre diminuiscono servizi e posti letto e si massacra, di fatto, lo stato sociale. Stendiamo un velo pietoso sull’abolizione delle provincie e la riforma delle Camere di Commercio e tutto quello che gira attorno.

In compenso gli incarichi di sottogoverno prolificano, soprattutto ora che i mesi che ci separano dalle elezioni si assottigliano e le clientele servono. In fondo per certi enti inutili e in liquidazione un commissario è per sempre e spesso è un secchio di voti. Dov’ è finito il Crocetta che parlava di “svolta”, di “riforme”, di “rivoluzione”, con un governo “politico” che sarebbe arrivato a fine legislatura portando a termine un programma che doveva avere come obiettivo prioritario quello di portare la Sicilia fuori dalle sabbie mobili?. Sapete dove è finito? E’ finito nelle maglie delle tante prese in giro ai siciliani. Da un rimpasto all’altro. Con la giostra di 55 assessori, se la memoria no non ci tradisce, che si sono succeduti per governare ciò che senza un programma e una visione alta della politica era impossibile governare.

Abbiamo assistito in questi anni a stratagemmi e nomine correntizie che ci hanno dato l’impressione di essere tornati ai “fasti” della prima Repubblica con la spartizione scientifica di poltrone sedie e sgabelli. Tu prendi questo, io prendo quello. A questi diamo quello, a quelli questo. Confronti serrarti, in notturna, lontano da occhi e orecchie indiscreti. Alla fine questi quattro anni possiamo definirli semplicemente: un “papocchio”.Ecco perchè il futuro presidente della Regione dovrà vedersela con il fantasma del deposto governatore che continuerà ad aleggiare per stanze e corridoi gridando: Rivoluzione, rivoluzione!!!”. E sarà difficile gridare più forte di lui.

Ci torna in mente lo scrittore, saggista Cesare Garboli quando nel suo libro. “Ricordi tristi e civili” scrisse: “…Ci sono perfino degli aspetti comici nella capacità italiana di far convivere il carnevale con la tragedia”.

 

 


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