di Daniele Lo Porto

CATANIA – Davide Faraone chiama, Catania risponde. Era già successo mesi fa quando il sottosegretario, renziano della prima ora, aveva riunito, sotto l’attenta regia di Massimo Buscema, presidente dell’Ordine dei medici, la sanità locale. Risposta corale anche questo pomeriggio alla chiamata del leader Pd alla Vecchia dogana per la presentazione del sui libro “Sottosopra”, un’opportunità per riaccendere i riflettori sulla politica locale, dopo la recente Leopolda in salsa isolana.

Sala piena, uditorio delle grandi occasioni, altri leader della maggioranza crocettiana, come i deputati regionali Valeria Sudano e Luca Sammartino, non tutto perfetto, però, come la regia che non riesce a mandare un video che doveva essere il prologo della chiacchierata tra il sottosegretario Faraone e il giornalista Mario Barresi. I riferimenti al governatore sono frequenti, ma in punta di fioretto. “Azzeriamo Riscossione Sicilia – afferma Faraone -: è un ente che dovrebbe portare soldi alla Regione e, invece, in Giunta si decide la ricapitalizzazione perché è in perdita. Affidiamoci ad Equitalia che in altre regioni funziona e funziona bene”. Riscossione Sicilia, tanto per ricordarlo, è presieduta dall’avvocato Antonio Fiumefreddo che ha sposato il verbo di Crocetta dopo la sua elezione, non è riuscito a sedersi sula poltrona di assessore nonostante due assalti proprio per il veto posto dal Pd, ma alla fine ha trovato una collocazione di sottogoverno non certo secondaria.

Sottosopra Davide FaraoneFaraone si lascia andare a qualche considerazione sul termine “rivoluzione” e sulla mentalità vecchia della classe dirigente del Pd. “Ci sono dirigenti di un partito che era all’opposizione, andava dal 7 al 12% di consensi ed era marginale che vorrebbero fare i doganieri e decidere chi e perché può entrare in uno schieramento che alla Europee ha raggiunto il 40% e in Sicilia qualcosa in meno. C’è una classe di amministratore che ha puntato da sempre sulle debolezze del nostro territorio e nella nostra società, dai forestali ai precari, quindi accontentandosi dell’assistenzialismo

Piuttosto che puntare sulle risorse come opportunità di sviluppo: dal mare ai beni culturali al territorio. La nostra è una realtà economica da socialismo reale, dove si vive di trasferimenti pubblici e di pubblica amministrazione. Bisogna, invece, spingere e favorire l’imprenditoria privata che crea ricchezza. Quando si parla di rivoluzione bisogna avere il coraggio di rompere meccanismi e mentalità antichi. Il bilancio della Regione viene fatto ancora secondo logiche vecchie di decenni e i presunti “nuovi” come i grillini sembrano avere una anzianità di servizio all’Ars consolidata, basta leggere la forma e i contenuti della loro attività ispettiva”.

Faraone usa toni moderati, strappa applausi convinti e evita ulteriori polemiche. Il libro c’è, potremmo dire, ma non si vede o quasi.

“Un libro che – “Sottosopra” – parla di Sicilia, della mia isola. Una terra che amo profondamente e per la quale voglio il meglio. Ma che purtroppo da troppo tempo è imbrigliata, tenuta in ostaggio da una classe dirigente che, facendosi scudo dell’autonomia, ha preservato privilegi oligarchici, piuttosto che pensare al bene di tutti e allo sviluppo e alla crescita dell’isola. “Sottosopra” è quindi un atto d’amore, un racconto della Sicilia diversa da come siamo abituati a sentirne parlare, ma anche un libro di denuncia. Perché basterebbe intervenire su storture evidenti, sotto gli occhi di tutti, cambiare prospettiva per uscire dal pantano e tornare a prosperare. Nessuno finora ha avuto il coraggio di farlo. Il coraggio o la voglia. E non sono necessarie grandi rivoluzioni. Per mettere la Sicilia ‘Sottosopra’ dobbiamo aprire gli occhi e rendere produttive le immense risorse di cui disponiamo”.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi