Daniele Lo Porto

CATANIA – Per qualcuno sarebbe mero opportunismo, ma noi a questa ipotesi spregevole non diamo alcun peso, anzi la riteniamo assolutamente insopportabile anche tra le più volgari insinuazioni di fantapolitica. La verità, unica e assoluta, alla quale fermamente crediamo, è che la politica riesca a compiere miracoli. La conversione di Adolfo Maria Messina, presidente della Pubbliservizi, la partecipata ammiraglia tra le società collegata alla Città metropolitana di Catania (ex Provincia regionale), colpito dalla folgore della fede sulla via delle Ciminiere, è genuina e pura. Adesso esalta Enzo Bianco, primo sindaco metropolitano di Catania, ma lo fa con disinteressata convinzione. Disinteressata certamente, ma anche recente, come dimostrano gli articoli sotto riportati, in sintesi. La conversione viene segnata dalla data del 30 maggio, il giorno prima che il presidente Rosario Crocetta firmasse il decreto di insediamento dei sindaci metropolitani. Coincidenza, pura e semplice coincidenza. Conversione che appare su QTSicilia magazine, il sito del presidente Messina.

Articolo del 30 maggio, titolo: “Fate lavorare serenamente Enzo Bianco è un dovere di civiltà politica”

Nei confronti del sindaco Bianco non siamo mai stati teneri, ma adesso diciamo basta. Non è possibile che vi sia un comune come Catania, trainante rispetto al territorio circostante, ingessato per il solito rituale di una politica superata dalla storia.

È ora di dire BASTA. Enzo Bianco ha diritto a governare, come lo hanno tutti quelli che sono stati scelti direttamente dal popolo. Ma ciò non accade. Né a Catania, piuttosto che a Palermo, piuttosto che a Roma.

Ognuno svolga il proprio compito in assoluta responsabilità rispondendo ai cittadini e non solo alla propria fazione partitica. Le assemblee, i consigli, hanno il diritto di controllare, indirizzare, ma non di governare. Le regole bisogna rispettarle, questo il vero problema del “belpaese”, la mancanza del rispetto dei ruoli e un’assoluta trasgressione delle norme.

Alla conclusione dell’incarico, Bianco rimetterà il proprio mandato al popolo, ma solo allora potrà essere giudicato, solamente dal popolo che ha la sovranità di promuovere o bocciare, se ha ben governato o se ha sbagliato, fino allora ogni valutazione appare pretestuosa o meglio inutile e dannosa per la comunità catanese. Ora siamo solo a metà dell’opera e un colpo d’ala potrebbe ribaltare il giudizio che le opposizioni, oggi, mettono in campo.

“Siamo dunque in una condizione di obiettivo miglioramento, – DICHIARA ENZO BIANCO – per cui dico che con un po’ di sacrifici, insieme e con l’aiuto di tutti, remando nella stessa direzione, riporteremo Catania in una condizione di normalità dal punto di vista finanziario. Quello di affondare la nave non è un atteggiamento responsabile. Per questo chiamo a raccolta tutte le forze responsabili, economiche e sociali, il mondo della società civile, per aiutarci a salvaguardare gli interessi della città. E lancio un appello al Consiglio comunale, maggioranza e opposizione, perché è interesse di tutti portare, chiunque la governi, la nostra Catania, che sta faticosamente recuperando reputazione a livello nazionale e internazionale, verso il risanamento in modo che qui possano essere localizzati investimenti importanti”.

Lasciare lavorare Enzo Bianco è un dovere civico oltreché una sensibilità di civiltà politica.

Ma appena il 14 aprile, il titolo era: “CATANIA: IL REGIME BIANCO, CHI DISSENTE DEVE ANDARSENE” (con il sindaco Bianco vestito da duce al balcone. L’articolo è sul caso delle dimissioni del direttore dei lavori della pista ciclabile.

(…) E come previsto dal Regolamento e dallo Statuto nessuno può esimersi dal comparire e dal consegnare la documentazione richiesta. Quindi accusare e minacciare provvedimenti disciplinari» concludono i tre consiglieri «e denigrare un ufficio che giornalmente lavora con competenza al solo fine di creare una atmosfera di terrorismo degno del peggiore regime dittatoriale, ci sembra davvero di cattivo gusto. Ma è chiaro che ormai da questa DisAmministrazione non possiamo aspettarci altro. Bisogna allinearsi oppure si paga un prezzo!»  La fonte è Iene siciliane, il giornale on line di Marco Benanti, addetto stampa di Pubbliservizi.

E scorrendo ancora QTSicilia, arriviamo al 13 settembre 2015, titolo: “CITTA’ METROPOLITANA. STOP A “BIANCO-VECCHIO CHE AVANZA” (nella foto il sindaco è raffigurato in un segnale stradale di divieto)

(…) Le elezioni del Sindaco della Città Metropolitana si avvicinano a grandi passi e tra circa due mesi si potrà avere il nuovo assetto dell’Ente di vasta area della provincia di Catania.

La battaglia non è solo per la poltrona, ma l’equilibrio raggiunto e le alleanze strette, potrebbero rappresentare il nuovo assetto politico provinciale per i prossimi anni, le alleanze per il futuro dell’area etnea, in una apoteosi di ringiovanimento e rottamazione del passato.

E mentre Enzo Bianco si danna l’anima a cercare soci, ricevendo formali e ipocrite manifestazioni, simulate per non scoprire il gioco, di probabili adesioni, in realtà queste sono solo manifestazioni di palese cordialità ma che sottendono, nella sostanza, fastidiosi sentimenti nei suoi confronti.

I Giovani Virgulti della politica catanese, invece scavano tunnel sotterranei, per creare collegamenti vincenti e costruiscono trappole velate per il vecchio sindaco catanese e si comprende, da questa attività collaterale e riservata, che per Bianco sia una strada in salita, quasi impraticabile, per il raggiungimento dell’obiettivo che lo rilancerebbe verso altre ambiziose mete. Ma quanto dovrebbe campare politicamente? Probabilmente nella sua testa fino all’età di Noè. Peccato per lui che non ha l’Arca

Unici alleati sicuri sarebbero quelli del “Clan del Pistacchio”, quelli del Cara Mineo, per non parlare dei rifiuti nel catanese, come scrive qualche testata, che con Bianco hanno, da anni, condiviso scelte e interessi.

Il numero complessivo del corpo elettorale è di 1.124 tra sindaci, consiglieri comunali e presidenti di circoscrizione, i quali non sarebbero facilmente condizionabili e/o raggiungibili dai diktat autoritari che potrebbero venire da Roma o da qualche leader, in favore del sindaco della Città di Catania. Bianco di nemici ne ha a bizzeffe e se a questi aggiungiamo le molte profonde personali antipatie e le sensazioni di inaffidabilità che gli si assegnano anche e non solo per l’astruso modo di imporre il proprio insulso narcisismo, così dicono in troppi, il gioco è fatto. Bianco non ha i numeri e di questo anche se nessuno lo dice pubblicamente, se ne ha la certezza.

Se poi fosse autentica l’ipotesi che il limite posto dalla legge, che prevede l’incandidabilità a Sindaco Metropolitano a chi abbia meno di 18 mesi dalla scadenza del mandato, sia impugnato dal CdM entro il 7 ottobre e quindi cassato, tali i rumors che arrivano dalla capitale, si riaprirebbero le ipotesi di candidatura di chi ancor oggi se n’è stato quieto e i giochi si complicherebbero ancor di più per “Bianco-Vecchio che avanza”: per età anagrafica e politica, per incarichi ricoperti nella prima e seconda repubblica, ove è stato favorito solo quello striminzito cerchio magico che gli sta attorno da anni; perché non è mai stato un politico disoccupato, ha occupato sempre qualunque posto di potere sia stato a portata di mano.

A tutto ciò aggiungiamo le ultime dichiarazioni pubbliche del leader del Magafono sen. Lumia il quale sostiene che “la città metropolitana non deve essere Cataniacentrica in quanto potrebbe svilire la riforma dell’Ente Provincia, che prevede in Sicilia la valorizzazione dei territori e non solo il capoluogo”, si percepisce quale sia la direzione verso cui si va.

Questa la fotografia non ipocrita della situazione catanese verso il giro di boa che sconvolgerebbe gli equlibri politici che finora hanno governato Catania e la sua provincia, riducendola come tutti la vediamo.

L’attenzione è altissima.

E l’8 luglio 2015 il sindaco Enzo Bianco è addirittura raffigurato come una piovra nella vicenda del Bilancio del Teatro Stabile. Titolo: “ED ENZO, ENZO NON LO SA…MA L’ON. FORZESE: “ATTI ILLEGITTIMI E REATI SU APPROVAZIONE BILANCIO PREVENTIVO TEATRO STABILE”.

La sintesi è tratta da un comunicato dell’on. Marco Forzese: (…) “Ma facciamo chiarezza e ricapitoliamo, in modo tale da mettere tutti al corrente della “telenovela” che da mesi caratterizza le giornate catanesi: come molti sanno, a quanto fatto emergere dalla commissione bilancio del comune, lo Stabile di Catania tempo fa è andato incontro a un buco di bilancio di svariate centinaia di migliaia di Euro. Un episodio grave che ha portato alla sfiducia del Presidente Milazzo da parte del Consiglio Comunale. Sfiducia che, però, non viene recepita dal Sindaco di Catania, Enzo Bianco, che ha dichiarato che a farne le spese sarà il Direttore Artistico De Pasquale in scadenza di contratto. Da qui segue un lungo iter da parte del Consiglio di Amministrazione del Teatro che, nel frattempo, avrebbe dovuto approvare il Bilancio Consuntivo”, prosegue Forzese.

“Bene: o meglio, male. Perché alla riunione del CdA per l’approvazione del bilancio non vanno né il Consigliere d’Amministrazione nominato dalla Provincia, Costanzo, che aveva chiesto chiarimenti e non li ha ottenuti, né il Presidente dello stesso CdA, Milazzo il quale risulterebbe malato. Ma ciononostante l’organo si riunisce ugualmente e approva il bilancio preventivo! E allora io mi chiedo, come fanno dei Consiglieri a commettere un atto così grave senza approvare prima un bilancio consuntivo? Ed è assurdo se si pensa che, tra l’altro, nel bilancio preventivo siano state inserite somme che la Regione a quanto pare non ha né modo ne intenzione di erogare…”, aggiunge il deputato.

Insomma, da aperta ostilità a dura critica fino, appunto, all’apprezzamento incondizionato. La mutazione di pensiero di Adolfo Maria Messina è, ne siamo convinti, assolutamente genuina e sincera. Non crediamo a chi, abituato a pensare male, sostiene che il presidente Messina avrebbe almeno 15 milioni di buoni motivi per aver cambiato opinione sul sindaco Bianco. I 15 milioni sono la cifra che la Città metropolitana trasferisce alla Pubbliservizi, la società presieduta dallo steso Messina. Che vigliaccata pensare una cosa del genere. Intanto dovrà consolarsi per non essere stato invitato all’insediamento di Enzo Bianco, stamattina a Palazzo Minoriti, dove accederanno autorità, ma non presidenti di partecipate, sia pur miracolati.

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