Che il governo Gentiloni fosse una fotocopia del governo Renzi è opinione comune, d’altronde poco è stato cambiato nella squadra di governo, pochissimi volti nuovi, qualche spostamento di poltrona come quello di Alfano che si è fiondato opportunisticamente al ministero degli esteri per porsi al centro della ribalta internazionale del G7 di Taormina, in programma nel maggio prossimo. Probabilmente l’unico evento politico degno di nota a cui sopravvivrà l’attuale governo.

Anche i sottosegretari sono stati replicati uguali uguali, con solo uno scambio di ministero: quello di Davide Faraone che passa dall’istruzione alla sanità. Confermato anche Giuseppe Castiglione all’agricoltura, nonostante lo scandalo, svelato da Report, del pistacchio di Bronte taroccato. Ma che vuoi che sia un’inchiesta giornalistica sul pistacchio che proviene dalla Turchia, se neanche un’inchiesta della Procura ti stacca dal potere. D’altronde in Italia siamo garantisti ancor prima che democratici…

Ma in fin dei conti perché scandalizzarsi per il pistacchio taroccato se ci ritroviamo dinanzi a un governo taroccato e non ci si nasconde neanche.

La conferma che quello attuale sia un governo taroccato arriva da una fonte ufficiale, la massima, quella legittimata a sugellarlo: il presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Il premier nella tradizionale conferenza stampa di fine anno lo rivendica con orgoglio e ad alta voce ai giornalisti lì convenuti a fargli notare che è un governo fotocopia: “La continuità nella squadra di governo è considerata da alcuni un limite – risponde Gentiloni con calma e pacatezza – perché c’è sempre voglia di qualcosa di nuovo e di sorprendente; accetto la critica, ma rivendico la continuità sul piano politico. “Questo governo nasce all’indomani delle dimissioni di Matteo Renzi – continua l’ex ministro degli esteri – provocate dalla sconfitta al referendum, ma non deve cancellarsi il lavoro che quell’esecutivo, di cui ho fatto parte, ha svolto nei due-tre anni precedenti. Cancellarlo o relegarlo nell’oblio sarebbe un errore “.

Quindi Gentiloni non si nasconde, d’altronde come potrebbe mentire davanti a tale evidenza? Eppure arriva la menzogna o, usando un eufemismo, la contraddizione che riguarda l’improvvida conferma della Boschi nonostante la debacle del referendum. “Potete non crederci, le ho chiesto io di restare”.

Poi ci sono le risposte che non dicono nulla, ovvero le non risposte.

A chi gli chiede se il governo convocherà i referendum sul lavoro nel caso che la Consulta li ammetta, Gentiloni risponde (si fa per dire…): “Lei mi vuole portare troppo avanti. Vedremo”. O ancora sulla durata del governo: “Il governo c’è finché c’è la fiducia della sua maggioranza. Un Paese stabile esercita più facilmente la propria sovranità, ma la stabilità non può prendere in ostaggio la democrazia. Se si vota, si vota. Non si può prendere il voto come una minaccia”.

Ma solo qui sta la discontinuità con Renzi: le non risposte e le bugie Gentiloni le pronuncia senza far trasparire alcun imbarazzo e senza neanche che gli si allunghi il naso o gli si accorcino le gambe. Ma soprattutto senza arroganza, senza irridere l’avversario di turno o il giornalista.

Il popolo gabbato

La gran batosta subita nel referendum costituzionale imponeva a questo nuovo governo, se avesse avuto rispetto del voto popolare, di restare in carica solo il tempo necessario per fare la legge elettorale e nulla più. Invece si è avuta pure l’impudicizia di mantenere in carica la madre delle riforme costituzionali: la Boschi nominata sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio, conferendole se possibile anche più potere rispetto al precedente incarico.

Ecco stavolta con garbo, pacatezza, Gentilezza stanno gabbando ancora una volta il popolo infischiandosene dell’esito del referendum.

In effetti la Gentilezza è l’unico segno di discontinuità per il resto solo fotocopie…

Vincenzo Adalberto

 

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