Se n’erano perse talmente le tracce che anche Federica Sciarelli si stava organizzando per metterci su un’intera puntata di “Chi l’ha visto?”. Qualcuno diceva che avesse abbandonato la politica, forse per il senso di colpa di aver disintegrato la destra italiana; altri ancora, un po’ più buonisti, supponevano, usando un eufemismo, che si fosse preso un anno sabbatico.

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Si tratta proprio un eufemismo, perché se Gianfranco Fini, ex abrupto, è scomparso dalla scena politica italiana, non è accaduto di certo per suo volere ma per volontà generale, proprio come l’intendeva Jean-Jacques Rousseau, ovvero per volere del popolo. Sono stati proprio gli elettori che decisero nelle politiche del 2013, che l’ex leader dell’MSI e di Alleanza Nazionale non dovesse più mettere piede in Parlamento. Il suo consenso scese ai minimi storici: Futuro e Libertà, raccolse appena lo 0,47%, che non servì a eleggere nemmeno un deputato. “A volte ritornano” – recita il titolo di un celebre libro di Stephen King –, ed è così che, da qualche tempo in qua, colui che sciolse la destra nel Pdl è ricomparso nel tentativo di raccattare alleanze che possano riciclarlo di nuovo nel panorama politico italiano. Ma a trovare qualcuno che se lo fili, neanche col binocolo, e così a Bari, lo scorso mese, nel presentare il suo nuovo progetto Liberadestra c’erano poco più di 200 anime ad ascoltarlo. Ma Fini non si rassegna a fare il pensionato e manda messaggi d’amore a Francesco Storace.

Su Twitter il tema della discussione è lo scioglimento di Alleanza Nazionale. Alla domanda di un follower – “L’errore più grave che ha commesso la destra negli ultimi anni e il suo errore più evidente?” – Gianfranco Fini risponde così: “Il mio? Ne ho fatti tanti. Uno su tutti sciogliere Alleanza Nazionale”. Francesco Storace s’inserisce nella conversazione, commentando: “Peccato avere ragione tanti anni dopo”. A questo punto Fini ammicca: “Meglio tardi che mai”. E cogliendo al balzo l’imbeccata del follower, si lancia in un’esplicita avance: “Francesco, ricominciamo dalla Fondazione”. Quando il ritorno di fiamma, tra i due ex, sembra cosa ormai fatta, ecco che arriva la doccia fredda per Fini: “Ho mille dubbi”, chiosa l’ex governatore del Lazio. Forse gli hanno ricordato che nel’ambiente della destra il suo nome è ormai: Gianfango.

Fini ci prova, ma non trova terreno fertile neanche in Sicilia, dove a destra non ha lasciato un edificante ricordo. Nel 2001 l’ex presidente di An avrebbe potuto far convergere il centrodestra su Nello Musumeci, allora il più apprezzato presidente dellea Provincia in Italia, come candidato alla presidenza della Regione Siciliana, ma virò inspiegabilmente su Totò Cuffaro. Qualche malpensante dice che la motivazione di quella scelta possa trovare la sua scaturigine nelle preferenze in più conseguite dal politico catanese rispetto a Fini, nelle Europee del 1999.

Se fosse vivo un noto politico della Prima Repubblica, a modo suo, direbbe: “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”.

Vincenzo Adalberto

 

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