CATANIA – “E’ giunta l’ora di parlare: i siciliani devono sapere”, così Marco Forzese, deputato all’Ars, ha tuonato in conferenza stampa, nella sede dell’Assemblea Regionale a Catania.

In particolare, Forzese fa riferimento ad un evento che lo ha coinvolto in prima persona: nel 2013, in occasione della votazione del presidente dell’Irsap, il deputato faceva parte della Commissione Affari Istituzionali, ma qualcosa andò storto. “Credo che ognuno di voi si sia chiesto il perché della mia assenza in Assemblea – ha spiegato Forzese -: il sottoscritto, una volta votata la legge sulla presidenza dell’Irsap, è stato fatto fuori, non potendo più svolgere le proprie funzioni”.

Dopo più di due anni, la situazione non è cambiata: “Ho inviato una lettera ufficiale al presidente dell’Assemblea, Giovanni Ardizzone, che non ha ancora espresso volontà favorevole alla soluzione al mio problema: è inaccettabile se si pensa che più del 70% di parlamentari hanno effettuato cambi di casacca, e io non posso svolgere il mio lavoro.”, ha raccontato Forzese.

Ma la vicenda assume contorni meno chiari quando la Corte dei Conti ha permesso ai gruppi parlamentari di assumere i propri collaboratori entro e non oltre il 31 Dicembre del 2013: come spiega il deputato regionale, si sono verificati due casi “paradossali”. In primis, la “scissione” di Articolo 4 in Sicilia Democratica, con l’assunzione di quattro addetti ai lavori del primo gruppo; e successivamente la “fusione” di Articolo 4 nel Partito Democratico: dove sta la stranezza? In entrambi i casi, l’assunzione di personali è avvenuto oltre il termine di scadenza, generando non pochi sospetti.

“Poi ci si lamenta se la gente non ama chi fa politica: come si può accettare un atteggiamento simile?”, dichiara Forzese. “Per vederci chiaro ho inviato la richiesta d’accesso agli atti, ma la risposta del segretario generale dell’Assemblea è stata negativa, in quanto “l’Ars non può prendere atto delle vicende interne dei “Gruppi parlamentari”: e non è assolutamente vero tutto ciò”, ha aggiunto.

Strizza l’occhio, poi, al Partito Democratico, supportando il presidente della Regione, Rosario Crocetta e l’azione positiva di Giuseppe Berretta: “Mai come oggi va ribadita la fiducia a Crocetta, perché ha bloccato certi meccanismi che prima eravamo soliti vedere, portando avanti una dura lotta alla raccomandazione”.

Secondo Forzese, infatti, “dal primo momento nel quale è stato eletto, Crocetta è stato tra i pochi a portare avanti un progetto d’innovazione, attraverso il coraggio di rischiare pur di non cedere una politica di ricatti, come fatto da Berretta, che ogni giorno ci mette la faccia affinché la politica venga vista come segno di legalità”. Una politica che, secondo il deputato regionale, sta lentamente scomparendo grazie alla voglia di mettersi in gioco e alle vedute differenti rispetto a chi, prima, vedeva la “poltrona” come una doppia indennità, e non come un ruolo importante per il bene e per lo sviluppo di un territorio.

Una “fantapolitica”, come ammesso da Forzese, che coinvolge anche l’Amministrazione comunale di Catania: “Il mio non vuole essere un rimprovero a Bianco, ma non è stato fatto nulla per il cambiamento. Al momento della sua elezione si era parlato di “rivoluzione interna”, ma non è possibile vedere mezza provincia di Catania commissariata, con incarichi affidati a chi li ha già ricoperti in passato”, ha dichiarato.

Presente alla conferenza anche Giovanni Villari, ex deputato regionale del PD: “La situazione che vive Marco Forzese è una situazione di disagio: il comportamento di Ardizzone è inappropriato, oltre che illegittimo”, ha spiegato. “Per quanto riguarda il PD, posso certamente dire che Renzi ha fatto qualche errore, ma devono ammettere che grazie al suo dinamismo ha fatto muovere qualcosa in questo Paese immobile, e in questa Sicilia dove, a causa di questo schifoso immobilismo, la gente è scollata dalla politica, c’è qualcuno che lavora per il bene comune”, ha aggiunto.

Un messaggio chiaro, quello di entrambi, rivolto all’azione comune: un movimento che non deve fermarsi ai colori politici, ma che deve essere finalizzato al bene del Paese: “In questo momento di crisi non cpnta lo schieramento: conta ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Il PD deve guardare alla persone propositive con meno diffidenza, aprendo le porte a chi vuole davvero cambiare qualcosa”.

 

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