Alfano abbaia ma non troppo e non gli resta che il ruolo di spettatore di fronte a un Renzi che fa, disfa e rifà di nuovo, senza darsi alcuna preoccupazione del suo alleato, l’ex delfino di Berlusconi, sapendo che adesso più di prima può abbaiare sì, ma mordere non gli conviene. Il premier lo sa, ed è sicuro di se stesso, che al Ncd tutto conviene tranne che staccare la spina al governo, infatti, i più recenti sondaggi danno il partito di Alfano all’ 1-2%. E anzi se proprio Angelino volesse mandare il paese alle elezioni anticipate, toglierebbe l’ingrato compito a Renzi, rassicurato dal sondaggio che lo vede, pur sempre, intorno al 40%.

Pertanto il premier si permette, con nonchalance, di incontrare vis-à-vis Berlusconi rinsaldando in un sol colpo il Patto del Nazareno e concordando con questi le condizioni dell’Italicum 2, la nuova legge elettorale. I due leader sono d’accordo quasi su tutto: premio di maggioranza a chi supera il 40%, reintegro delle preferenze eccetto che per i capilista che saranno blindati dalle segreterie dei partiti. Il punto in cui devono ancora smussare gli angoli è la soglia di sbarramento che Berlusconi, proprio per sancire la fine del Ncd, la vorrebbe più alta del 3%.

Renzi tiene fuori Angelino non solo dalle riforme istituzionali ma anche dal Jobs act, infatti, motu proprio, riunisce la direzione del Pd e ricompattando maggioranza e minoranza del suo partito ripone mano all’art. 18, dicendo sì al reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari senza giusta causa in determinate fattispecie. Il Ncd che dell’art.18 ne aveva fatto un cavallo di battaglia insorge con Nunzia De Girolamo, capogruppo alla Camera, la quale protesta su Twitter: “Jobs act troppo importante: calendarizzare subito! Ma spieghiamo che Parlamento non è luogo ratifica direzione Pd”. Il ministro Maria Elena Boschi, però, blocca sul nascere ogni sua velleità: “Non sono necessari vertici di maggioranza. Qui stiamo discutendo con tutti i partner della maggioranza. È sufficiente il lavoro parlamentare”.

Insomma inizia il countdown per il Ncd cui, visto il suo irrisorio 1%, non gli resta che cominciare a pensare cosa farà da grande. Infatti, Alfano che vende come una sua vittoria personale la soglia al 3% della legge elettorale, sa benissimo che, se anche questa non dovesse essere innalzata, il suo partito rischierebbe seriamente, nelle prossime elezioni, di non varcare le soglie del Parlamento. Allora non gli resta alternativa: allearsi! Ma con chi? il Pd o il tradito Berlusconi. E quest’ultimo sarebbe ancora disposto a perdonare quello che considera il suo giuda?

Vincenzo Adalberto

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