Daniele Lo Porto

CATANIA – Agosto sta finendo e con settembre si approssima un autunno caldo per la politica siciliana. L’avvicinarsi delle prossime elezioni politiche e regionali stimola il riposizionamento di alcuni gruppi “centristi”, soprattutto in relazione al minor feeling che il centrosinistra sta registrando con l’elettorato e la sfiducia che il governo Crocetta ha alimentato.

Immaginiamo i prossimi scenari con Salvo Giuffrida, deputato regionale di Sicilia democratica, ma di tradizione Udc, subentrato all’Ars dopo la scomparsa di Lino Leanza, a cominciare proprio dalla tentazione mai sopita di ricreare il “grande centro”.

«Più che una tentazione è un tentativo quello di ricostruire il “grande centro” da parte di Alfano, D’Alia, Casini da una parte e Cesa, con altri autorevole esponenti politici, dall’altra parte. Stanno  cercando di concretizzare, ma con difficoltà. L’obiettivo vero forse non è tanto fare il grande centro, ma riposizionarsi e questo è il vulnus. Casini e D’Alia pensano di appoggiare Renzi, mentre Cesa – che si pensava andasse a sinistra – adesso dice di votare no al referendum e si pone sul fronte opposto. Ci sono tentativi, ma sono maldestri, a mio parere. Se oggi si pensa prima a riposizionarsi per governare e poi a fare il centro non si va da nessuna parte, nonostante ci lavorino ogni giorno, ma per me con scarse possibilità di riuscire nel loro intento».

Onorevole Giuffrida, all’interno dell’Udc ormai si è ai ferri corti…

«L’Udc ha preso il 13% alle ultime regionali, certo adesso sarebbe ben lontano il consenso elettorale. Il conflitto scaturisce tra le decisioni romane e siciliane. La leadership del segretario Cesa non condivide la linea di D’Alia e sta mettendo in forse l’accordo con il governo regionale. Non mi meraviglierei se l’Udc uscisse dal governo tra qualche mese, questo è l’obiettivo di Cesa, ma non so quanti deputati si porterà dietro».

Secondo le previsioni meteopolitiche in autunno Crocetta comincerà a perdere deputati amici, a cominciare dal gruppo di Schifani che ha lasciato il Ncd. Finale di legislatura in salita per il governatore?

«Crocetta sta perdendo appoggi, ma anche Sicilia futura ha grosse fibrillazioni dopo la scelta dell’amministratore della Sac, come ha manifestato D’Agostino. Alfano deve cominciare a dire cosa vuole fare, Schifani avrà un suo seguito e mancherà parte del sostegno al governo Crocetta».

Il risultato delle amministrative di pochi mesi fa evidenzia un centrodestra che in Sicilia è ancora vivo, nonostante tutto.

«Il centrodestra in Sicilia ha uno zoccolo duro, è una coalizione che ha sempre avuto consensi, a maggior ragione dopo i risultati del governo Crocetta che ha suscitato stanchezza e sfiducia nell’elettorato. Il centrodestra ha personaggi di spessore, con una storia importante, può trovare un leader.  Musumeci ha sempre il suo fascino, anche se ha perso già due volte, ma è un limite non suo ma di chi gli vuole male. Se non fosse stato per Gianfranco Miccichè avrebbe vinto alla grande le scorse elezioni e poi ha un voto di opinione importante. Salvo Pogliese è un po’ azzoppato. Musumeci o Schifani, quindi per me sono in ballottaggio, anche se si fa il nome di Stefania Prestigiacomo o di Giusy Savarino, che però non credo abbia consenso e visibilità diffusi sul territorio».

Concludiamo senza dimenticare gli ultimi due governatori. Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro. Che stanno facendo, secondo lei?

«Lombardo e Cuffaro secondo me lavorano sotto traccia. Hanno una lunga storia e una forte passione politica e non è facile sopprimere le passioni. Credo che un ruolo di “padri nobili” se lo possono ricavare in questo contesto».

Padri nobili, condanne per mafia, a parte.

 

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