Salvo Reitano

“Mentre Dio andava lentamente abbandonando il posto da cui aveva diretto l’universo e il suo ordine di valori, separato il bene dal male e dato un senso ad ogni cosa, Don Chisciotte uscì di casa e non fu più in grado di riconoscere il mondo”. Così lo scrittore Milan Kundera ne L’Arte del romanzo descrive  il miracolo letterario e filosofico del Don Chisciotte.
Anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano si è reso protagonista di un miracolo. Man mano che si sposta  con i suoi sempre più rari seguaci verso il Pd, per diventarne alla fine una correntella,  e dare un senso ad ogni cosa, saluta a pugno chiuso come si può vedere nella foto, si rilancia con un’idea di destra: il Ponte sullo Stretto.
“Il Ponte sullo stretto si farà. Il Governo svolta a Sud. E’ la grande incompiuta psicologica del Paese”. Più che annunci, quelli del  tenero  Angelino, sembrano slogan. E a chi gli chiede se ne ha parlato con Matteo Renzi risponde secco:”In Parlamento la maggioranza ha detto sì: noi siamo parte di questa maggioranza, quindi stavolta ci siamo”. E poi continua con la solita tiritera delle potenzialità economiche e dei posti di lavoro che il ponte potrebbe offrire.
Il governo Renzi fra una smentita e una conferma apre ufficialmente alla realizzazione dell’opera della discordia.  Quella che fu la grande battaglia di Silvio Berlusconi  è diventa la “crociata” di Angelino Alfano, sempre più stampella fradicia del governo Renzi.
La conferma della smentita è arrivata nell’aula della Camera. Ad annunciarlo, mentre era in corso l’esame delle mozioni sulla Calabria, il sottosegretario Pd alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro mentre il titolare del ministero, Graziano Delrio, dal canto suo fa sapere che il sottosegretario ha “semplicemente accolto l’invito fatto al Governo a valutare, se vorremo, l’opportunità di guardare i costi e i benefici di quel progetto”.
Ribadisce quanto già detto, che sul  tavolo non ci sia “alcun dossier sul Ponte, abbiamo cose più urgenti di cui occuparci…”. Ma “se una forza politica o il Parlamento ci invitano a valutare se un domani potremo riaprire il progetto, non diciamo di no: non abbiamo pregiudizi, la valutazione si fa sempre”.
Insomma il ministro dice una cosa, il sottosegretario ne dice un’altra e il Governo, in chiaro stato confusionale, di fatto, subisce l’eterna campagna elettorale dell’irrequieto  Angelino. Prima alla Camera   boccia la mozione di Lega, Fi e FdI per il rilancio delle infrastrutture del Sud, compreso il ponte. Poi Ncd e Ap, vista la contraddizione con gli annunci dei giorni scorsi, presentano una mozione che vorrebbe utilizzare il ponte unicamente “come struttura ferroviaria”.
Il Ponte ha tutta l’aria di essere per il ministro dell’Interno una sorta di buonuscita per la sua fedeltà al governo e comunque un pasticcio, con  Alfano che a Catania ha annunciato che l’opera è al centro dell’agenda di governo, e il ministro Delrio che dice il contrario “non essendoci alcun dossier aperto”. In mezzo il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro costretto a dare un colpo al cerchio e un alla botte per accontentare tutti.
Questa vicenda dimostra ancora una volta come l’avventura politica di Angelino Alfano e dei suoi “prodi”, che ormai si contano sulle dita di una mano, volge inesorabilmente al termine.
Solo il tempo non perde tempo, diceva Renard. E così a furia di cambiare, fra un annuncio e una casacca, il tempo è passato anche per l’enfant prodige, ormai ex, che alla fine della legislatura dovrà rassegnarsi alla pensione.

S.R.

 

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