imgseltIl Cardinale si rigirò ancora una volta nel grande lettone della grande stanza da letto del grande appartamento nei Palazzi Apostolici, cercò l’interruttore dell’elegante abat-jour, accese la luce e prese dal comodino l’orologio d’oro con le sue iniziali che si toglieva sempre dal polso prima di addormentarsi.

Quasi le due.

Quella notte di dormire non se ne parlava proprio. E invece aveva proprio bisogno di sonno perché si sarebbe dovuto alzare molto presto per affrontare una giornata faticosa, il primo giorno del Giubileo.

Colpa di quell’incubo che non gli dava pace, sempre lo stesso, breve e ossessivamente ripetuto finché si svegliava tutto scoperto, col cuore che batteva accelerato. Si tirava su le coltri, si riaddormentava… e riecco lo stesso sogno.

Si versò un pò d’acqua dalla caraffa di cristallo, aggiunse qualche goccia di Lexotan – poche, se no avrebbe rischiato di non riuscire ad alzarsi – si tirò fino al mento la coperta ricamata da chissà quali suore di chissà quale convento e dopo un po’ si riaddormentò.

E l’incubo ricominciò.

Papa Francesco aprì la Porta Santa ed entrò lentamente, seguito dai Cardinali salmodianti. Ma invece di proseguire verso l’altare, si fermò sulla porta e si mise a guardare in faccia uno per uno i Cardinali che entravano. Sorrideva a tutti, ma quando fu il suo turno, l’espressione cambiò.

Lui si fermò.

– Vengo anch’io?

– No, tu no.

– Ma perché?

– Perché no.

E improvvisamente il coro delle voci bianche si scatenò nella versione vaticana di “Vengo anch’io” di Jannacci mentre due guardie svizzere con tanto di alabarda lo portavano via.

Si svegliò di nuovo,  scoperto e sudato.

Riaccese la luce, prese il telefono e chiamò la suora di servizio.

– Eminenza.

– Sorella, non sto bene. Domani non mi svegli.

– Oh mi dispiace… vuole che chiami il suo medico?

– Nono, non c’è bisogno. Credo mi stia venendo l’influenza.  Ho solo bisogno di dormire.

– Peccato, proprio domani…

– Eh sì. Pazienza. Fiat voluntas Dei.

Posò il telefono e spense la luce.

Sperava di riaddormentarsi, ma passò il resto della notte in bianco.

Quella storia delle guardie svizzere non lo lasciava tranquillo.

Carlo Barbieri

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