Di Marco Spampinato

CATANIA – Niente più raccomandate da consegnare. Da ieri mattina, i motorini sono parcheggiati in garage. I postini dell’agenzia Palma, infatti, non hanno più alcun lavoro da svolgere. Poste Italiane ha deciso di non rinnovare il contratto con la ditta, che fino a due giorni fa, si occupava di assicurare, tramite i propri uomini, la consegna delle raccomandate in tutto il territorio cittadino. Contratto, quello scaduto il 30 settembre, che rappresenta la più importante commessa nel portfolio della s.r.l, aggiudicataria dell’appalto dal 2000. A Poste italiane, a quanto pare, continuare ad esternalizzare il servizio non risulta più conveniente; meglio tornare – ed è questa la posizione di PT- ad attingere ai propri impiegati. Ed ecco che il gruppo Palma si trova così a non poter più assicurare lo stipendio ai lavoratori, tutti destinatari di una procedura di licenziamento collettivo.

“Fatichiamo a capire perché – spiega il segretario generale della Slc Cgil di Catania, Davide Foti, che ieri ha indetto un sit-in di protesta davanti la Prefettura -, in un momento così delicato del mercato del lavoro, la prima azienda italiana decida non solo di causare l’esclusione sociale dei postini ma anche di arrecare disagi all’utenza”.

Eh sì, l’utenza. Perché, secondo la Cgil, il mancato rinnovo dell’appalto assegnato, per quattordici anni, al gruppo Palma avrà pesanti ricadute sulla qualità del servizio offerto. “I postini della ditta – dice ancora Foti – riescono a recapitare ciascuno fino a 120 raccontate al giorno, contro le 30-40 consegnate invece dagli impiegati di PT. Adesso l’azienda si ritroverà a sovraccaricare il proprio personale interno, che difficilmente riuscirà a garantire gli stessi standard assicurati in questi anni da Palma”.

Peraltro, fa notare il sindacato, anni di esternalizzazione dei recapiti hanno consentito a Poste Italiane di avere margini di profitto esponenziali: “La consegna di una raccomandata veniva pagata alla ditta appaltatrice 0.98 centesimi di euro, a fronte invece di un costo per l’utenza che va da 3.50 fino a 13.50 euro”. La vicenda dei 42 postini del gruppo finirà sul tavolo del Ministero per lo sviluppo economico, che possiede il 65 per cento delle azioni di PT, il prossimo  9 ottobre .

La sigla di categoria intende chiedere al Governo di recepire la direttiva europea del 2001 che tutela i lavoratori nell’ambito dei cambi di appalto. “Secondo la direttiva – sottolinea il segretario generale della Slc Cgil etnea -, in caso di cessazione delle commesse o di internazionalizzazione dei servizi da parte del committente, i lavoratori devono essere riassunti dall’eventuale nuovo concessionario oppure dal committente stesso. Siamo l’unico Stato europeo che ancora non ha mai applicato questa direttiva. Ed è su questo che ci batteremo”.

Marco Spampinato

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