“Poste Italiane vuole procedere all’attuazione del piano di razionalizzazione degli uffici postali – che prevede la chiusura di 450 uffici in Italia di cui 27 in Sicilia- solo dopo aver completato il dialogo avviato con le Regioni, per l’analisi di dettaglio dei territori. Questo ci induce a una riflessione più profonda”, questo è quanto dichiarato dal segretario Slp Cisl Sicilia, Giuseppe Lanzafame, che esprime perplessità e preoccupazione per questo decreto che è stato votato dagli stessi parlamentari che oggi, a seguito di centinaia di manifestazioni e di alzata di scudi soprattutto da parte della Cisl,  stanno chiedendo di rivedere la decisione di Poste.

“La privatizzazione di Poste Italiane è nell’agenda del Governo e le modalità e la tempistica sono in mano all’azionista che guarderà anche alle condizioni di mercato. Sull’argomento, la Cisl è parecchio perplessa e preoccupata perché non vorremmo – continua Lanzafame – che la manovra serva solo a fare cassa e che decisioni così rilevanti siano state prese, come si usa dire, da “quattro amici” mentre le conseguenze le pagheranno i lavoratori, l’azienda e i cittadini. Negli ultimi anni, inoltre, la sistematica destrutturazione e marginalizzazione del servizio di recapito non si discosta dal solito principio economico portante: ridurre i costi del servizio pubblico e puntare sull’utile di impresa riducendo le prestazioni accessibili alla maggioranza degli utenti a favore di quelle mirate fasce di popolazione con maggiore disponibilità economica. Il tutto giustificato con affermazioni di presunte nuove esigenze della popolazione, felice, secondo Caio, di spendere denari che non ha. Per il nuovo amministratore delegato, con il “Piano Strategico Poste 2020″ saremo tutti più felici e digitalizzati. E allora finalmente il Paese sarà moderno, al passo coi tempi, svincolato dai retaggi della vecchia economia e tutti dotati di uno smartphone.”

“A noi sembra solamente un concentrato di proclami – continua il sindacalista -, pericoloso, perché ci sorge il forte dubbio che a fare le spese di questa operazione saranno i lavoratori e gli utenti con basse capacità economiche, mentre ne gioveranno solamente i futuri acquirenti di Poste, che sono i reali emissari di questa operazione, necessaria per poi procedere tranquillamente alla cassa. Ma mentre la Corte dei Conti bacchetta Poste Italiane per aver pagato troppo i loro (troppi) dirigenti, l’ingegnere Caio si preoccupa di costituire altre poltrone ad hoc per nuovi top manager con stipendi a cinque zeri. Peccato, però, che il Cda di Poste gli blocca il tentativo di acquistare dall’Eni una villa a Grottaferrata per circa 15 milioni di euro da destinare al centro di formazione delle Poste. Il palazzo, abbandonato da tempo, era una delle sedi dei corsi di formazione dell’Eni e cosa peggiore, scopriamo, di tanto sperpero di denaro, 1.500.000 euro per ristrutturazioni, delle sedi centrali (uffici dei manager) presso la sede romana dell’Eur. Siamo davanti all’ennesima furbata. Crediamo che sia il caso di ricordare all’ammini-tratore delegato le inadempienze aziendali che hanno, di fatto, vanificato il progetto di ristrutturazione di Servizi Postali, pregiudicando le condizioni dei lavoratori, della sicurezza e dell’utenza. Difatti, Poste Italiane non investe nemmeno una piccola parte degli utili in strumenti, tecnologia e personale necessari per stare al passo coi tempi e con la concorrenza”, ha continuato.

“Con il risultato finale – conclude Giuseppe Lanzafame – che quasi quotidianamente i computer degli sportelli si guastano e i portalettere non sono nelle condizioni di consegnare la posta per la mancanza di motomezzi, che “piove” dentro alle strutture aziendali e che manca, persino, la carta igienica. Allora lasciamo volentieri a Caio questa convinzione: chi lavora nel pianeta Poste, conosce la realtà, e le illusioni le lascia ad altri. Cari politici, vigilate”.

Scrivi