di Anna Rita Fontana

Catania. Nato a Caltagirone e residente a Roma, il regista trentacinquenne Piero Messina, è stato insignito del Premio “Costanza e dedizione”, istituito dalla Fondazione Orazio Zaccà , che ha avuto luogo al Teatro Metropolitan in occasione del Gala di solidarietà pro Telethon, per la raccolta fondi sulle malattie genetiche. Il Premio, istituito dalla fondazione allo scopo di premiare le eccellenze ad alti livelli professionali, ha avuto come oggetto il film “L’attesa” , un vero e proprio esordio di lungometraggio del regista, accolto con prolungati applausi alla 72ma Mostra del Cinema di Venezia, prima del successivo Toronto International Film Festival.PIERO MESSINA 3

Prodotto originale di un nostro conterraneo, che ama la sua Sicilia tra aspetti mediterranei e atmosfere plumbee, il film appare giostrato sull’elaborazione di un lutto vissuto in silenzio da una madre, nel condividere l’attesa del figlio  che non c’è più, con la  fidanzata di quest’ultimo. Un genere drammatico dunque, nel mettere in scena la condivisione quanto mai dolorosa della madre, che tacendo alla ragazza l’accaduto, vuole esorcizzare l’assenza-perdita del figlio per renderne possibile il ricordo. Entrambe, nei ruoli di spicco di Juliette Binoche e Lou de Laage, nelle vesti di Anna e Jeanne, si conosceranno in un luogo che assume una valenza atemporale nella cornice di un’antica villa, trovando complicità  nell’uso comune della lingua francese. Il cast annovera anche Giorgio Colangeli, Domenico Diele e Antonio Folletto.
Soddisfatto del suo traguardo, il regista si sofferma con noi a parlare di sé nella hall del Teatro Metropolitan, prima della manifestazione.
Lei è stato designato a ricevere il Premio “Costanza e dedizione” del 3° memorial Orazio Zaccà, per la notevole ricaduta culturale e l’abilità professionale colti nel suo primo lungometraggio “L’attesa”. Che significato assume per Lei questo premio, visto anche nell’ottica della manifestazione Telethon?
“Per me è significativo tornare in Sicilia e a Catania, per avere un riconoscimento professionale nei luoghi in cui sono cresciuto e ho vissuto. E’ certamente una conquista anche alla luce del fatto che per molti anni ho lavorato come regista di Telethon, realizzando cortometraggi per la maratona; conosco bene infatti questa realtà e la precarietà di molte famiglie che vivono storie drammatiche lottando contro malattie rare. Ad esempio ho potuto constatare la crescita di un bimbo, sul quale ho girato un documentario diversi anni fa. Per me tutto ciò e davvero gratificante.”
Il titolo “L’attesa” sembra denso di significati. Quale valenza predomina fra le tante che il titolo potrebbe racchiudere?
“Il titolo esprime l’attesa differente di due donne che aspettano entrambe il ritorno di una persona assente. Per me il titolo racchiude la possibilità, il tempo e il modo di indagare sul differente amore di queste due donne, di cui una è la madre, l’altra è l’amante o fidanzata. E’ un’attesa vissuta come luogo temporale e come momento in cui si desidera qualcosa, amplificando i sentimenti che si vivono.”

Juliette Binoche. "The Wait" ("L'Attesa"). Director Piero Messina. Indigo Film

Juliette Binoche. “The Wait” (“L’Attesa”). Director Piero Messina.
Indigo Film

C’è un retroterra psicologico da cui scaturisce il film?
“Sicuramente dai miei ricordi d’infanzia che affiorano, e da tante suggestioni che in qualche misura entrano in equilibrio tra loro. Un film per me è la somma di numerose emozioni, legate anche al paesaggio che offre l’ambientazione alla storia.”
In quale parte della Sicilia è ambientato?
Nella zona orientale, tra l’Etna, che conferisce anche un’impronta di colore, Ragusa, Caltagirone e Chiaramonte Gulfi.
Come concepisce l’ambientazione, ritiene che sia funzionale alla storia?
“Credo che sia riduttivo parlare di ambientazione, perché in realtà è un dato essenziale, i luoghi infatti sono un’estensione di ciò che sente il personaggio, del suo essere calato nel territorio con tutto sé stesso. Solo in questo modo si trova un senso alla messa in scena di una storia”.

 

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