di Katya Maugeri

Le sere d’estate dovrebbero sempre emanare odore d’inchiostro e avere quella brezza emozionale che solo la letteratura riesce a regalare. Si respirava proprio questo, al Palazzo della Cultura di Catania, che ha ospitato ieri i cinque finalisti della cinquantatreesima edizione del Premio Campiello, a moderare l’incontro, il giornalista Gaetano Savatteri. Dal 2006, infatti, il Premio Campiello organizza, prima della proclamazione del vincitore, cinque incontri in altrettante grandi città italiane con i finalisti. Nata lo scorso per volontà del Rotary e in collaborazione con l’Assessorato ai Saperi ed alla Bellezza condivisa di Catania, la manifestazione, dall’importante valore culturale diventa un canale attraverso il quale la Città di Catania cerca di divulgare e promuovere l’interesse alla lettura. Presenti all’evento, l’assessore alla Cultura e al Turismo Orazio Licandro il quale esordisce affermando “La letteratura è sempre la celebrazione della vita. Un popolo senza letteratura non vive veramente”. il Presidente della Fondazione Il Campiello Roberto Zuccato e il Presidente del Comitato di Gestione del Premio Campiello Piero Luxardo hanno espresso la loro soddisfazione dinanzi ad un evento che dura ormai da cinquantatré anni definendo la letteratura come il vero motore utile per poter ripartire e superare la crisi attuale, “La letteratura è una dimensione spirituale che ci dà identità, rielaborare la realtà attraverso la propria creatività” dichiara Luxardo.tour-scrittori-finalisti-premio-campiello-2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I finalisti, Marco Balzano con L’ultimo arrivato (Sellerio), Paolo Colagrande con Senti le rane (Nottetempo), Vittorio Giacopini con La Mappa (Il Saggiatore), Carmen Pellegrino con Cade la terra (Giunti) e Antonio Scurati con Il tempo migliore della nostra vita (Bompiani), hanno presentato le loro opere rispondendo alle domande di Gaetano Savatteri creando un incontro interessante, fruibile e ricco di riflessioni. Il tema comune dei testi finalisti è sicuramente la “sopravvivenza del passato” definito così dallo scrittore Scurati. Storie che hanno l’esigenza di essere narrate per non dimenticare un passato che ci appartiene che – inevitabilmente – cammina accanto a noi, nonostante le evoluzioni storiche, i cambiamenti e i disagi emotivi che cerchiamo di dimenticare. Gi autori, attraverso i loro romanzi, mettono in luce l’importanza della memoria, il bisogno di ricercare una visione diversa con la quale guardare la realtà, è il caso di Vittorio Giacopini nel suo romanzo “La Mappa “, c’è chi ha dato voce e forma ai “vinti”, ai dimenticati condannati “all’eternità della morte” come afferma la scrittrice Carmen Pellegrino, “il rapporto con la memoria è importantissimo per la proiezione del futuro”, e chi ha trovato forte ispirazione dai luoghi che da sempre accolgono gli ultimi arrivati, “raccontare la storia dei poveri cristi”, dichiara Balzano. Personaggi che sentono l’esigenza di divulgare un messaggio, anche solo attraverso il lato comico – come nel caso di Colagrande – il quale afferma “ Nel mio romanzo il protagonista è un cialtrone, sa un po’ di tutto, si parte dai temi alti per poi abbassarli – ecco i cinque finalisti del Premio Campiello 2015 con disinvoltura ed emozione hanno presentato a noi lettori cinque opere che al di là dell’esito finale, contribuiranno certamente alla crescita culturale di un Paese che ha solo tanta voglia di essere stimolato attraverso eventi di grande spessore, attività indirizzate a mantenere una funzione culturale continua e permanente.
La letteratura è un mattone importantissimo sul quale investire, e da utilizzare per ricostruire una struttura solida ed efficiente. E come scrisse Pier Paolo Pasolini, “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura”.

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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