di Katya Maugeri

Lei è una cronista, metà ucraina e metà bielorussa che ha raccontato nei suoi testi i principali eventi dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo. Romanzi di testimonianza che racchiudono la sfera emotiva di coloro che hanno vissuto in prima persona tali orrori. Tra ipotesi, speranze, liste e possibili vincitori, a ridosso dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura sono tantissimi i siti di scommesse che quotavano  gli scrittori preferiti. Oltre che su Joyce Carol Oates , gli scommettitori puntavano – anche quest’anno – su Philip Roth, su Haruki Murakami, sul norvegese Jon Fosse e sull’irlandese John Banville. Niente da fare. Con un po’ di rammarico da parte dei lettori, l’Accademia reale svedese conferisce il Nobel per la letteratura a Svetlana Alexievich per la «polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi», la quattordicesima donna a vincere il Nobel per la letteratura. Resta Dario Fo l’ultimo italiano che ha vinto il più prestigioso premio letterario mondiale, preceduto da Giosuè Carducci, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e dall’unica donna, Grazia Deledda.

I suoi romanzi sono racconti che attraversano varie generazioni, racconti corali che cercano di testimoniare quanto accaduto. nobelIl suo primo libro, “La guerra non ha volto di donna” pubblicato nel 1985, ha venduto due milioni di copie nel mondo, e raccoglie le testimonianze di donne sconosciute, che hanno vissuto la seconda guerra mondiale sul fronte di guerra. In “Preghiera per Chernobyl” ritroviamo numerose interviste alle vittime della tragedia nucleare. Voci che raccontano la nostalgia della terra in cui hanno vissuto, le loro tradizioni, i loro affetti più cari. Struggenti testimonianze che toccano l’animo umano. Svetlana Alexievich , profondamente critica nei confronti del regime dittatoriale in Bielorussia, è stata perseguitata dal regime del presidente Lukašenko e i suoi libri sono stati banditi dal paese. I suoi romanzi sono testimonianze preziose, ricordiamo Ragazzi di zinco, dedicato ai reduci della guerra in Afghanistan, Incan­tati dalla morte, un romanzo-documentario  sui suicidi in seguito al crollo dell’URSS , il suo ultimo libro, Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo, appena pubblicato in Italia da Bompiani, è un importante affresco della quotidianità dopo la dissoluzione dell’Urss, con decine di protagonisti chiamati a parlare: contadini, operai, studenti, intellettuali, libro in cui Svetlana Aleksievic prova a guardare l’Urss da una nuova prospettiva.
L’autrice mantiene costantemente il suo stile, quello di una cronista che affida ai reali protagonisti il ruolo principale, narratori di tristi realtà, voci che rendono immortali eventi storici  senza troppi preamboli e decori narrativi.
Non ci sono più i Nobel di una volta, verrebbe da dire, e forse nel cuore di molti lettori continueranno ad esistere altri, importanti nomi femminili quali Wislawa Szymborska, Doris Lessing, Grazia Deledda, in quella lunga lista che ricorda un premio prestigioso conferito ai rappresentanti della Letteratura.

K.M.

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