di Katya Maugeri

Prestigioso e ambito riconoscimento letterario, il Premio Strega, venne istituito nel 1947, all’interno del salotto letterario di Maria e Goffredo Bellonci a Benevento, con il contributo di Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del Liquore Strega, che dà il nome al Premio e continua a finanziare la manifestazione. Da allora è sempre stato un traino per il mondo della cultura italiana, e ogni anno è protagonista di polemiche, rancori, delusioni, ma anche di forti emozioni.

laferociaÈ Nicola Lagioia, barese classe 1973, il vincitore della 69esima edizione del Premio Strega con il suo romanzo La ferocia, edito da Einaudi. Storia di una vittoria annunciata, la sua, poiché da subito stacca tutti. Libro che esplora l’ascesa e la caduta di una ricca famiglia pugliese, “In questa famiglia si parla la lingua del potere che è una lingua feroce”, spiega Lagioia. 145 voti e una vittoria meritata! Al secondo posto, Mauro Covacich, autore di
La sposa, con 89 voti, al terzo posto Elena Ferrante, Storia della bambina perduta (edizioni e/o) si è fermata a 59 voti. Sull’ultimo gradino della cinquina, pari merito con 37 voti, Fabio Genovesi con Chi manda le onde (Mondadori), già vincitore del Premio Strega giovani, e Marco Santagata con Come donna innamorata (Guanda). Come ogni anno il nome del vincitore è stato proclamato dal vincitore dell’edizione precedente, che ha presieduto il seggio dal Ninfeo di Villa Giulia a Roma, Presidente di questa edizione, Francesco Piccolo, che lo scorso anno vinse con Il desiderio di essere come tutti (Einaudi), affiancato dal presidente della Fondazione Bellonci Tullio De Mauro e da Alberto Foschini, presidente di Strega Alberti Benevento


“Sai qual è la disciplina che meglio spiega il nuovo secolo? L’etologia. Metti una volpe affamata davanti a un branco di conigli. Corri in una piazza piena di colombi e li vedrai volare. Trovami il colombo che non vola. Facciamo quello che la natura ha deciso per noi”.

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

Post correlati

Scrivi