di Anna Rita Fontana

Nel salone di San Biagio, presso la Chiesa di S. Agata alla Fornace in piazza Stesicoro, si è svolto un convegno sulla tematica “Teologia della liberazione” per i poveri o per la povertà?, che si è incentrato sulla presentazione del libro del giornalista peruviano Julio Loredo, dal titolo “Teologia della liberazione: un salvagente di piombo per i poveri” (edizioni Cantagalli, 2014). L’incontro, moderato dal prof. Giuseppe Adernò, è stato tenuto dal prof. Mons. Leone Calambrogio, accanto all’autore, presidente in Italia dell’associazione “Tradizione Famiglia Proprietà” e direttore della rivista omonima e “SOS Ragazzi”. Studioso da oltre quarant’anni del fenomeno divenuto oggetto di approfondimento nel testo suddetto ,in riferimento all’ America latina, Loredo ne dà una visione d’insieme che riprende una prima versione degli anni novanta, completata alla luce degli sviluppi dell’attuale teologia.IMG_2020

Oltre la metà del libro infatti verte sulle correnti rivoluzionarie che sono sfociate nella Teologia della Liberazione, dal cattolicesimo sociale a quello democratico, al socialismo cristiano e al cattolicesimo liberale, quindi al modernismo teologico , tanto da suggerire come primo titolo “L’avventura della teologia moderna”. L’intento rivoluzionario della Teologia della Liberazione, agli antitesi della missione cattolica fondata sulla fratellanza, è già insito nelle correnti filosofiche di cui parla il testo, ovvero il relativismo e l’evoluzionismo, da cui parte la disamina di Mons. Calambrogio: l’uno infatti mette in discussione la nostra fede, riducendola alle opinioni di chiunque, mentre l’altra, affermando la continua evoluzione della teologia e vanificando la rivelazione che si chiude con l’ultimo apostolo, ovvero Giovanni evangelista, riduce il messaggio di Cristo alla parola umana, che non è salvifica né divina.IMG_2019

Entrambe le correnti hanno origine dall’immanentismo che, confondendo Dio con l’uomo o con l’essere nella natura, non tiene conto del principio fondamentale della religione cattolica, ovvero la trascendenza di Dio nei confronti dell’uomo, negata dall’immanentismo filosofico e teologico, nonché dall’esistenzialismo dei teologi tedeschi. Essi infatti, aderendo al marxismo, riducono la chiesa a una struttura o super struttura in evoluzione, facendo della teologia lo studio dell’economia sociale che sovverte la finalità dello studio di Dio, con la pretesa di risolvere i problemi della povertà, nell’ottica di una lotta di classe. Un’ottica che inficia l’obiettivo della Teologia della Liberazione, ponendosi contro la teologia cattolica scevra da gerarchie di sopraffazione, quanto da etichette di chiesa democratica, borghese o aristocratica. “La liberazione deve essere un servizio all’uomo in tutte le sue dimensioni e in tutto il mondo- ha affermato mons. Calambrogio- senza privilegi di un popolo rispetto a un altro, la qualcosa ci allontanerebbe da Dio che ci ha liberato dalla radice del male”.

Sul tema dei poveri si è soffermato il prof. Adernò, con una citazione di Indro Montanelli che ebbe a dire “La sinistra ama talmente i poveri che ogni volta che va al potere ne aumenta il numero”. Chi sono i veri poveri, dunque per la Teologia della Liberazione? I beati, i poveri in spirito ? E come si concepisce la dottrina sociale della chiesa? Solo in una dimensione terrena o anche in un’ottica verticistica e trascendente? Alle domande di Adernò ha risposto Julio Loredo, sottolineando che i teologi della Liberazione identificano nel povero il soggetto della rivoluzione, il povero in lotta contro i padroni o i borghesi, per non perdere “il privilegio ermeneutico dei poveri in lotta”. E noi dovremmo interpretare la religione dal punto di vista dei poveri rivoluzionari, ovvero non coloro che non hanno soldi , ma coloro che sono del tutto impegnati in una prassi rivoluzionaria, secondo l’ottica marxista.LOCANDINA CONVEGNO S. BIAGIO

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e del muro di Berlino, i teologi della Liberazione hanno cercato nuovi soggetti storici: ad esempio l’omosessuale oppresso dai pregiudizi di una società omofoba; la donna, vessata dalla mentalità maschilista, o ancora i neri degli Stati Uniti nella Teologia nera della Liberazione  contro una società razzista- ha continuato Loredo- evidenziando come  i teologi suddetti siano caduti nella contraddizione di difendere i sistemi economici, sociali e politici che producono povertà, vedasi le dittature comuniste di Cuba, Unione Sovietica e Cina. “Noi siamo a favore del principio di povertà per tutti, perché è l’unico modo per ristabilire le uguaglianze” hanno affermato. In merito alla vera essenza della dottrina sociale della chiesa, che non ha niente a che vedere con i principi rivoluzionari della Teologia della Liberazione, nè con le sue eresie agnostiche di una Chiesa mai fondata da Gesù Cristo, di gran lunga condannati da Papa Ratzinger e a suo tempo dai papi Pio X e Pio XII, l’autore del testo ha proseguito affermando che l’aspetto predominante della teologia cattolica è quello spirituale, già ribadito nella relazione di mons. Calambrogio“ con la presenza di Dio nel corpo mistico di Cristo”. Concetto che Loredo ha rafforzato citando la frase dal vangelo di Matteo ( 6,33) “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”.
A.R.F.

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