“Sono una parte. Immensa. Voglio sgretolarmi e diventare frana. Devo agire. Devo agire. Devo agire”.
Un libro non si giudica mai dalla copertina. Ma a volte bastano poche semplici frasi, brani estrapolati e assaporati. Poche parole ben concepite, e il gioco è fatto. Intuiamo già chi sarà la creatura letteraria con cui stiamo per misurarci. Non succede con tutti i libri, è ovvio, ma succede con i libri di spessore umano e artistico, con le piccole grandi opere di scrittori che ancor prima d’approdare sulle vetrine delle grandi librerie, sono già degni d’esser chiamati così.
“Sono una parte. Immensa. Voglio sgretolarmi e diventare frana. Devo agire. Devo agire. Devo agire”.
Questo è Alessandro Sofia. Questa una delle piastrine che irrorano il cuore pulsante del suo primo libro “Alcuni appunti prima di uccidere” presentato la settimana scorsa a Catania.
Ma “Alcuni appunti prima di uccidere” chi?
“Forse chi ha in mano il libro in quel momento- ci racconta l’autore- Uccidere le sue certezze o i suoi dubbi o i suoi timori. Timore di guardarsi dentro, attorno, di porsi domande, di analizzarsi, di comprendere, di assumersi responsabilità. Di vivere. Oppure il personaggio è lo psicopatico che potrebbe albergare in ognuno di noi, che medita di compiere qualcosa di inconfessabile. Insomma, nulla è scontato, tutto è da scoprire, interpretare. Così come lo è ogni singolo essere umano. Così come è la vita”
Sfogliare questo libro è una sorpresa continua. Un divenire straordinario di percorsi mentali , di frame di vita vissuta, raccontati in prima persona, attraverso un vortice di appunti che si susseguono e si inseguono, a metà tra la prosa e la poesia, incatenati come parenti dello stesso albero genealogico, disordinati come solo il caos interiore di un genio può realizzare.
Un processo naturale e non preimpostato, quello seguito da Alessandro Sofia, spogliato da schemi e convenzioni, confezionato seguendo il ritmo incalzante dei pensieri in continuo divenire.
“Tutto quel che ha dato forma al libro è nato spontaneamente, si è imposto. È come se una voce improvvisa dentro di me mi dettasse le parole. E quando mi sorprendeva, provavo la sensazione di essere altrove, a guardare ed ascoltare personaggio mentre trascinava su qualsiasi pezzo di carta i suoi pensieri all’interno di un appartamento vuoto, dove poi abbandonava un po’ ovunque quanto espresso”
Un mordace noir, un giallo introspettivo e creativo, le parole potrebbero sprecarsi raccontando “Alcuni appunti prima di uccidere”
La verità è che questo libro non và descritto. Và letto. Divorato, amato, odiato, esaltato, rifiutato, in ogni sua piccola sfaccettatura. Senza porsi limiti o domande. Perché in fondo, i protagonisti, forse, siete davvero voi…
Nicoletta Castiglione

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