Ciò che gli “schermi tattili” non sono mai riusciti a restituire fin dalla loro invenzione negli anni ’80 è il senso delle cose, in altre parole la percezione sotto i polpastrelli di quello che vedono gli occhi, come ad esempio la ruvidità di un tessuto, la viscosità di una crema, la durezza del marmo e via dicendo. Le circostanze, però, potrebbero presto cambiare.

TeslaTouchNel 2008, l’ingegnere della Sony Ivan Poupyrev ha scoperto accidentalmente che è possibile regolare la resistenza elettromagnetica degli schermi touch, in modo tale da creare tramite un basso voltaggio, senza prendere la scossa, una sensazione di attrito sulle dita. La scoperta, in seguito, ha condotto alla nascita del prototipo TeslaTouch, un sofisticato tablet mai commercializzato, seppure in grado di trasmettere agli utenti l’illusione di toccare con mano ciò che compare sullo schermo sotto forma di pixel. Di recente, alcune grosse aziende hanno manifestato interesse a sfruttare, nei loro dispositivi di prossima generazione, la rivoluzionaria tecnologia. L’Haptic sensory tablet della Fujitsu, presentato durante l’ultima Mobile World Congress di Barcellona, ad esempio, è uno dei primi prodotti che, utilizzando il concetto di “elettrovibrazione” scoperto da Poupyrev, permette letteralmente di avvertire ciò che appare sullo schermo. In realtà, tale fenomeno era già conosciuto nel XX secolo, soltanto che a nessuno era venuto in mente d’incrociarlo con la tecnologia touchscreen. In pratica, alla base della scienza aptica vi è il concetto secondo cui, alterando l’ampiezza e la frequenza del segnale elettrico sotto lo schermo, esattamente in corrispondenza con le informazioni visualizzate, si ottiene la falsa sensazione di toccare superfici diverse tra loro.

Ali Israr, ingegnere di Disney Research, in un’intervista pubblicata sulla nota rivista scientifica Focus, ha dichiarato: «L’obiettivo è usare il senso del tatto per aggiungere valore alle nostre interazioni con la tecnologia. Il potenziale, d’altronde, è enorme, con campi che vanno dall’intrattenimento alla salute. Può cambiare il nostro rapporto con i videogiochi, si può fornire supporto a persone con limitazioni alla vista o aiutarle nel processo di riabilitazione dopo un ictus».elettrostatic riverberationEmanuele Ruffaldi, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sempre a Focus ha spiegato: «L’obiettivo delle future interfacce aptiche è creare un’illusione tattile. Molti progetti, fortunatamente, non si fermano in ambito accademico, ma trovano un’evoluzione imprenditoriale, come dimostrano le nuove aziende Humanware e Wearable Robotics, nate entrambe all’interno della Scuola. La tecnologia aptica potrebbe essere, quindi, uno di questi progetti». L’aggettivo “aptico” deriva dall’antica parola greca “apto”, che vuol dire “tocco”.  Al momento, il nascente settore industriale della elettrostatic riverberation, che sicuramente condurrà a una sempre maggiore interattività tra essere umani e macchine, sembra sia stato valutato, dalla società d’analisi di mercato Research and Markets, 29,84 miliardi di dollari per il 2020. Se le previsioni si dimostreranno corrette, ciò vorrà dire che tutti i consumatori del futuro pretenderanno e avranno un tablet e uno smartphone aptici.

Alberto Molino

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