Continua il progetto di Sicilia Journal, “Un siciliano sul fronte della Grande Guerra”, la raccolta di lettere di Francesco Gesualdo, giovane soldato protagonista della Grande Guerra.

                                                                                                                                             Modena, 19 ottobre 1915

Carissimi,
scrivo di sotto le lenzuola e con piacere. Non sono uscito e siccome ero sudato per una marcia che oggi abbiamo fatto, ho preferito coricarmi, dopo aver terminato di mangiare.
Come scrissi ieri l’altro, sto bene e non ho niente a lamentare. La vita è troppo movimentata, dalla mattina alle cinque fino alle nove, il corpo è sempre in moto, non un momento di riposo: un ininterrotto muoversi. La mattina suona la sveglia alle cinque, appena svegliati, ci alziamo, ci vestiamo più in fretta che si può, rifacciamo il letto e suona subito, mentre facciamo questo, l’adunata. Ci raccogliamo in cortile, ivi troviamo su lunghi tavoli il latte, e il caffè e stiamo a guardarlo senza poterci avvicinare. La tromba suona l’attenti e tutti diventiamo tante statue: poco dopo suona il riposo e quelle statue si trasformano in uomini che s’appressano di corsa a quelle tazze. Suona ancora la tromba e tutti, chi ha mangiato, e chi deve incominciare a mangiare, lasciamo le scodelle e andiamo a studiare. Poi andiamo alle esercitazioni. Quindi, un passaggio continuo da un’aula all’altra, da un palazzo all’altro, uno scendere e salire scale, un andare a destra e a sinistra, e si finisce che mentre i professori fanno lezione, ci si addormenta con piacere o si fa altro. Così faccio io; che di lezioni in classi poche ne ascolto, pensando che l’ufficiale non si forma a scuola, ma sui campi di battaglia: e che tutte quelle cose che i professori insegnano, e che noi dovremmo sapere in tempo ordinario, ora si debbono soltanto accennare. Insomma si fanno le undici e ci troviamo nell’ampio cortile della scuola.
La tromba suona ancora l’attenti, poi il riposo ed entriamo in refettorio grande quando la nostra Matrice. Un terzo dei tremila allievi mangiano qui, gli altri mangiano in altri grandi refettori. Abbiamo venti minuti di tempo per mangiare, passati i quali chi ha finito, ha finito, e chi non ha finito esce lo stesso di corsa. Il primo giorno non mangiai, ossia non arrivai a mangiare; dopo il primo giorno non erano passati i venti minuti che io avevo terminato: e giù subito pasta e brodo, carne e contorno, pane e cacio e frutta e vino. Spesso mi accade di non avvertire il sapore della pasta. Dopo il pranzo abbiamo tre ore d’istruzione con lo zaino. Sono le tre ore più faticose e più divertenti perché comandiamo noi, sotto la guida dell’ufficiale istruttore. Ieri venne il mio turno, cioè fui chiamato a comandare un plotone di colleghi. Quel plotone filava in tutti i sensi; non uno sbaglio da parte mia, né da parte loro. Parlavano con la bocca, con le mani, con la sciabola, con i piedi e con gli occhi. Il capitano, uomo che non aveva mai riso in vita sua, uomo serio, si divertiva da lontano a sentirmi comandare. E con lui si divertivano tutti gli ufficiali. Gridavo come se comandassi, non un plotone, ma un battaglione. E c’era da ridere quando i sottoufficiali mi dicevano di far eseguire qualche movimento, a loro modo. Diventavo davvero comandante e non sentivo più niente. I ocmpagni del plotone che comandavo, e quelli delle vicinanze non ne potevano più dal ridere, specialmente quando mi vedevano rispondere ai sergenti istruttori, che anch’esse ridevano mentre dovevano pur correre. In ultimo, il capitano mi fece un elogio, come se avessi fatto un’opera d’arte. Allora ridevo anche io dentro di me, e quando ci penso, rido ancora.
M’hanno fatto una iniezione antitifica, cioè un’iniezione che mi dovrà preservare da un’eventuale malattia tifica o tifo, per dirla meglio. Insomma, per grazie di questa inizezione oggi e domani riposeremo, però in preda alla febbre che può essere forte. Nell’ultima mia lettera le scrissi che il corso avrà termine verso gli ultimi di questo mese e che se verrà prolungato non si potrà arrivare al 10 del prossimo novembre. Potrebbe anche darsi , corrono sul conto delle voci, che verso il 28 o 29 di questo mese ci diano la licenza, che sarà d’una decina di giorni. Ora o il corso termina il 28, o alla fine del mese, o verso il 10 novembre, si tratta sempre di pochissimi giorni, quindi per non trovarmi sprovvisto della uniforma appena mi dann la licenza, è necessario che la faccio allestire ora, in modo che dopo non abbia a perdere del tempo. Così aspetto da lei (non si spaventi) la somma di lire duecento con la quale mi farò la tenuta e tutto che occorre.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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