Francesco Merlo, signore del giornalismo europeo, inviato in Medio Oriente, corrispondente da Parigi, debutta nella narrativa con il suo romanzo “Stanza 707”, un avvincente noir che presenterà anche nella città natale su invito di un altro giornalista dalla storia importante, Nino Milazzo, presidente del Teatro Stabile.
Ad accogliere il prestigioso ospite sarà “Librinscena”, la rassegna dedicata al novità editoriali promossa dallo Stabile. L’appuntamento è per venerdì 30 maggio alle ore 21 alla sala Verga. L’ingresso è libero. Relatori d’eccezione saranno il sindaco Enzo Bianco e l’italianista Antonio Di Grado. Ad intervistare l’autore e tenere il timone della serata sarà il giornalista Luca Telese, conduttore di “Matrix” su Canale5.

L’evento è organizzato dallo Stabile in collaborazione con le Librerie Cavallotto e il Liceo Classico Mario Cutelli.
Interverranno Nino Milazzo, Laura Cavallotto e lo studente Edoardo Ferrari.
Una coppia di attori, l’autorevole Pippo Pattavina e l’emozionante Egle Doria, leggeranno brani del libro edito lo scorso marzo da Bompiani.
Per una full immersion nell’universo e nella lingua di un fuoriclasse, di cui hanno detto che «riesce con la penna come Maradona riusciva col pallone».
Scrive Antonio Gnoli nella sua recensione su Repubblica: «Il romanzo di Merlo è all’apparenza un noir.
Anzi, per certe atmosfere – che rimandano non tanto a Simenon, dallo stile classico e lineare, quanto (ma riconosco che è una mia suggestione) a Patrick Manchette, superbo scrittore di storie trasversali e improvvise – l’intrigo avvolge il lettore fin dentro il colpo a sorpresa finale. Merlo descrive con abilità una situazione che da un momento all’altro è destinata a precipitare. Ma poi, ridimensiona la tragedia, la combatte, con le armi dell’indulgenza e dell’ironia».
La trama ruota intorno a due giovani che si ritrovano nella stanza dell’Hotel Lutetia di Parigi con l’intento di commettere un furto di gioielli. Vorrebbero rubare un favoloso diamante e, almeno nelle loro menti, il colpo non presenta particolare difficoltà. Tutto però si complica quando le vittime, due donne appartenenti all’alta società e per nulla arrendevoli, reagiscono dando l’allarme. I quattro si trovano così costretti a convivere per un po’ all’interno della stanza 707, con le forze dell’ordine pronte ad intervenire.
«Se mi fosse data la possibilità di calarmi nella mente di Merlo – prosegue Gnoli – tra i suoi pensieri spesso affascinanti, vi troverei, forse, un sentire barocco, limitato o contenuto da un bisogno di chiarezza, di pulizia, di ragione illuministica. Si staglierebbe così, come la più familiare tra le esperienze spirituali, la figura di Leonardo Sciascia. Lo scrittore rivive nel segreto di questo romanzo. Ma senza malinconia, senza pessimismo, senza rassegnazione. Quasi che, Merlo, erede di quella grande storia siciliana, l’abbia conosciuta a fondo e, nell’intimo, sofferta per la sua estinzione.
Ma, infine, l’abbia trasformata in una sublime parodia. La biografia di uno scrittore – conclude Gnoli – può essere qualcosa di superfluo. Può fuorviarci, ma anche chiarire qualche passaggio. Merlo è nato a Catania, ha svolto il lavoro di inviato a Parigi, è stato sui luoghi caldi del conflitto medio-orientale. E questa tessitura geografica affiora come un disegno della nostra contemporaneità».

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