Riceviamo e pubblichiamo

CATANIA – Toti Lombardo, deputato regionale del Pds, ieri ha reso delle dichiarazioni spontanee nel corso dell’udienza del procedimento per voto di scambio di cui è accusato con il padre Raffaele, ex presidente della Regione Siciliana.
Dinanzi al giudice Laura Benanti Toti Lombardo ha ripercorso le tappe della sua candidatura spiegando i vari passaggi che l’hanno portato all’affermazione elettorale senza avere bisogno di “acquisire” dei voti. “La mia elezione a deputato regionale – ha spiegato Toti Lombardo – veniva data come acquisita. Nonostante le ironie e i nomignoli che circolavano su di me ero comunque il figlio del presidente uscente, fondatore dell’Mpa e punto di riferimento di dirigenti ed elettori”. Inoltre il giovane deputato ha spiegato di non aver goduto nemmeno dell’appoggio dello zio Angelo Lombardo perché “non si voleva far passare la candidatura per un affare di famiglia”.

“Ho svolto la campagna elettorale da privilegiato – ha detto al giudice Toti Lombardo – e non avevo la necessità sfrenata di cercare consensi. Non sono un trota e ho incontrato la gente per abbattere il muro di pregiudizio che c’era”. Sui rapporti con Ernesto Privitera – il cui cognato Giuseppe Giuffrida è stato assunto alla Oikos per tre mesi – Lombardo ha ripercorso, tornando indietro nel tempo, i dettagli della loro conoscenza.
“Lo conosco sin da bambino – ha spiegato – e l’ho sempre visto perché con mio nonno aveva un rapporto di amicizia e di stima proseguito poi con mio padre”.

La prossima udienza si terrà il prossimo 14 maggio alle ore 16,30 nei locali dell’ex pretura di via Crispi. Verranno sentiti diversi testimoni su richiesta della difesa. Tra i tanti vi saranno Francesco Luca, Salvatore Currao, Carmelo Tagliaferro, Mario Chisari, Margherita Tagliaferro, Francesco Saglimbene e Giuseppe Reina, ex sottosegretario alle infrastrutture e trasporti.

 

Solo due considerazioni: una sull’originalità dell’affermazione di negato “nepotismo” da parte dello zio Angelo. Che fosse risentito per la mancata candidatura? Sarebbe il caso di sentire anche le sue “dichiarazioni spontanee”, pur non avendo alcun ruolo in questo processo. Poi, una meramente formale: forse tra i testimoni della difesa c’è una Tagliaferro di troppo. O meglio. Un “Taglia” di troppo.                                                        

(dlp)

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