di Flora Bonaccorso

CATANIA – Il dibattimento in corso al Tribunale di Catania che vede imputato Angelo Lombardo (fratello dell’ex presidente della Regione Siciliana, Raffaele) con l’accusa di essere concorrente esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, contestazioni di tipo elettorale con aggravanti di tipo mafioso, e di aver intrattenuto rapporti con soggetti appartenenti a organizzazioni criminali per il reperimento di voti, all’udienza di oggi ha fatto tornare d’attualità la questione dei ‘privilegi’ dei politici.

Il 29 aprile del 2008, Angelo Lombardo è proclamato deputato alla Camera. Le intercettazioni prodotte contro di lui dal Pubblico Ministero risalgono al mese di giugno del 2008. La sequenza delle date è decisiva, poiché in fatto di intercettazioni i membri del Parlamento godono di una ‘garanzia’, che deriva dalla legge 140 del 20 giugno 2003. A differenza di un cittadino qualsiasi, per sottoporre un parlamentare a intercettazione occorre l’autorizzazione della Camera a cui appartiene. Non finisce qui: se le intercettazioni del parlamentare sono ‘casuali’, nel senso che l’intercettato è un terzo e si scopre essersi intrattenuto con un parlamentare, anche in questo caso le intercettazioni possono essere usate contro il parlamentare ovvero prodotte al giudice dietro autorizzazione della Camera alla quale appartiene. In assenza di autorizzazione, tutti i verbali sono inutilizzabili dal giudice in ogni grado del procedimento.

Ritorniamo ad Angelo Lombardo. Una parte delle sue intercettazioni provengono da altri processi, come tali sono di tipo ‘casuale’, e non potranno essere prese in considerazione per via della carica istituzionale che rivestiva al tempo in cui furono effettuate. Il suo avvocato, Calogero Licata, oggi ha ottenuto che rispetto ai pedinamenti il PM non si limiti a produrre i verbali, ma siano ascoltati in corso di udienza gli agenti che li hanno eseguiti.

Il processo continuerà il 16 aprile 2015 con l’audizione dei collaboratori di giustizia Sciacca, Sturiale, Li Gati e Paolo Mirabile.

Il 16 marzo 2015 i periti nominati dal Tribunale cominceranno ad esaminare le intercettazioni prodotte dal PM. Non si tratta di un incarico collegiale, stante che la mole delle intercettazioni – in totale in numero di 240 tra telefoniche e ambientali – ha reso necessario ricorrere alla professionalità di tre tecnici. Per la cronaca, sono tre giovani donne.

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