di Marco Spampinato

CATANIA –  Lo Sheraton di Aci Castello nel pomeriggio si presentava con una sala conferenze gremita in ogni ordine di posto, e già da un pezzo, quando organizzatori e cronisti, convenuti all’appuntamento assieme all’imponente servizi d’ordine, così come i molti avvocati, magistrati e cittadini, hanno potuto salutare l’arrivo del guardasigilli Andrea Orlando accompagnato in questa visita da Caterina Chinnici da poco eletta europarlamentare nelle fila del PD.

Centinaia di persone hanno seguito i lavori del convegno dal titolo “La riforma della giustizia per la crescita dell’Italia” organizzato dal Partito Democratico del capoluogo etneo e dall’associazione Rifare l’Italia. Sul palco anche il deputato nazionale Giuseppe Beretta, che ha avuto una parte centrale nella promozione dell’appuntamento, e, di fronte ai relatori, un parterre di assoluto rilievo, che ha annoverato anche la presenza del Procuratore Generale della Repubblica Giovanni Salvi.

Un ricordo “…dei magistrati caduti per mano della mafia e il fervido augurio di poter governare il cambiamento di un settore così importante per la vita amministrativa e pubblica della nazione” è arrivato con la lettera del sindaco di Catania Enzo Bianco assente, com’è stato letto, per impegni assunti in precedenza. E’ un tema “caldo” quello della riforma della giustizia in Italia, “Uno di quegli argomenti rimasti bloccati, fermi, troppo a lungo” come ha ricordato, durante i suoi saluti di benvenuto agli ospiti, Concetta Raia, parlamentare regionale che ha preso la parola dopo l’intervento di Enzo Napoli, segretario provinciale del partito di Renzi.

“Mi fa particolarmente piacere ritrovarmi a Catania per la mia prima uscita, legata a un dibattito pubblico – ha dichiarato a sua volta Caterina Chinnici – Sono qui per il mio primo intervento dopo l’insediamento al Parlamento Europeo dello scorso 1 luglio”. Il magistrato, che a Bruxelles è impegnato nel gruppo che svilupperà: tutela dei diritti umani, immigrazione, affari interni e giustizia, ha, quindi, specificato “Non posso non rilevare come lo stesso Parlamento Europeo abbia già rivolto in passato al nostro governo nazionale una serie di raccomandazioni, richiami e note su questo importante tema di civiltà, equità e sviluppo economico. Siamo indietro rispetto ad altri Stati membri dell’Unione, è vero, ma, in procinto di iniziare a lavorare per mettere in pratica cambiamenti di grande rilievo. D’altronde, come già fatto presente dallo stesso capo del Governo, Matteo Renzi, a Strasburgo durante l’apertura del semestre di presidenza italiana, “L’Italia non ha bisogno che nessuno le ricordi quali siano le cose da fare…”.

Qualche garbato accenno di dissenso dall’uditorio rimandava all’esigenza di vedere applicati, in tutto l’esercizio della giustizia in Italia, dei tempi che, anche se auspicati come “brevi” sono lungi dal rispettare il  lavoro del gruppo giudicante nelle varie fasi di un processo spesso messo in crisi dalla farraginosa e più volte stigmatizzata, anche a livello europeo, “macchina della burocrazia”. Lungaggini e difficoltà che finiscono, in un modo o nell’altro col disattendere anche le esigenze dei cittadini, che nelle cause civili, lavorative, penali, sono coinvolti e che ci hanno resi, da italiani, tristemente famosi nel mondo.

“Chiediamo ascolto e collaborazione al Ministro Andrea Orlando affinché la sezione distaccata del Tribunale Amministrativo Regionale di Catania, il terzo TAR d’Italia, non solo non venga chiusa, ma sia potenziata” – questo il fulcro dell’intervento del deputato nazionale del PD Giuseppe Berretta che, nella sua qualità di membro della commissione Giustizia alla Camera informava – “Ieri, proprio in commissione Giustizia, abbiamo votato il parere favorevole, condizionandolo al mantenimento delle sezioni distaccate ubicate in città sedi di Corte d’Appello e, in questo passaggio, il Ministro della Giustizia è stato con noi. Adesso dobbiamo ottenere che l’emendamento conseguente sia approvato. La sezione distaccata del TAR di Catania deve rimanere in vita”.

“In tema d’infrastrutture c’è una vicenda paradossale – ha concluso Berretta ponendo l’accenno su una vicenda che appare gravissima –  Il caso riguarda la Cittadella della Giustizia, con un immobile acquistato a questo scopo, il Palazzo delle Poste di Viale Africa a Catania, che non è mai stato ristrutturato per inerzia, incuria, incapacità, mentre, a tutt’oggi, si pagano canoni di locazione ai privati su altri sedi adoperate in affitto com’è nel caso del Tribunale del Lavoro. La Cittadella della Giustizia rappresenta una esigenza avvertita dagli operatori del diritto e dai cittadini, della quale le istituzioni devono farsi carico in tempi certi e rapidi”.

Assurdità, incongruenze, aberrazioni locali a parte, sulle quali si deve necessariamente far luce, l’argomento riforma della Giustizia è, di certo, tra quelli fondamentali per riconoscere integrità e serietà di un sistema Paese.

All’ultimo Consiglio dei Ministri dello scorso 30 giugno, nel corso del quale proprio il guardasigilli Orlando ha spiegato la riforma, si è insistito su molti punti, sconosciuti ai più, i quali rappresentano argomenti di fondamentale importanza per il cambiamento.  C’è la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura per il quale si parla di carriera legata al merito e di sdoppiamento delle funzioni tra coloro i quali giudicano l’operato dei magistrati e coloro che ne determinano gli incarichi nominando gli stessi. La responsabilità civile dei magistrati è ridisegnata sulla base di quella adottata dai principali Paesi europei rivedendo, in particolare, i meccanismi di filtro e rivalsa dello Stato. Contro la criminalità economica si prevede l’introduzione di nuove norme sul falso in bilancio e sull’autoriciclaggio. Per il processo penale si punta sull’accelerazione dei tempi e sulla riforma della prescrizione. Per il capitolo intercettazioni, un impianto normativo che tutelando la privacy dei soggetti comunque coinvolti, non pregiudichi il diritto all’informazione.

“Vogliamo uniformarci all’Europa e abbiamo tutte le carte in regola per passare a una nuova fase – ha specificato nelle sue conclusioni il ministro Orlando – Proprio in questa sede mi pare utile ricordare che, nel merito della riforma della Giustizia in Italia, è in corso una fase di consultazione online aperta ai cittadini che si concluderà il prossimo 31 agosto. Puntiamo, in particolare, sulla riforma della Giustizia civile, attraverso linee guida declinate in dodici punti con i primi tre obiettivi legati alla giustizia civila: la velocizzazione dei tempi di risoluzione delle controversie stabilendo un massimo di un anno per il giudizio di primo grado, il dimezzamento dell’arretrato, e l’attribuzione di una corsia preferenziale per le imprese e le famiglie”.

Questo piano d’azione prevede l’informatizzazione del sistema giudiziario con riqualificazione del personale amministrativo. Due voci, queste ultime, per le quali ci si è impantanati a lungo proprio per la trascorsa impossibilità a trovare fondi che possano rendere possibile questo necessario ammodernamento tecnologico. Ma perplessità e preoccupazioni sono fugate dallo stesso guardasigilli quando afferma “Quello che ritengo importante sottolineare – ha proseguito il ministro – è che dallo scorso 30 giugno tutti i processi civili che iniziano, si realizzano solo per via telematica. In questo siamo uno del primi Paese d’Europa a seguire questa strada”.

“La riforma della Giustizia pesa sulla competitività del Paese. La Giustizia penale che non funziona crea lesione ai diritti delle persone: quella civile che non funziona può creare un handicap – ribadisce il massimo titolare del dicastero che trova, però, uno spunto di ulteriore positività quando, in chiusura del suo intervento, si sofferma sulla situazione catanese – “Mi fa piacere trattare questi argomenti proprio a Catania, perché, spesso, si racconta un Paese che è diviso nel dualismo Nord-Sud: in verità alcune delle realtà che hanno fatto registrare le migliori performance sull’informatizzazioni appartengono proprio al Sud d’Italia e Catania è tra queste. Un aspetto che ci fa comprendere come sia fondamentale il ruolo di chi gestisce gli uffici, ed il livello di alta collaborazione che deve esistere tra avvocati, giudici e personale di cancelleria”.

Ancora poca attenzione fin qui sulla situazione del sovraffollamento carcerario che, anche negli ultimi anni, e fino agli scorsi mesi, ha fatto registrare inquietanti e tragici fatti di cronaca sfociati, sovente, in suicidi di detenuti e nella peraltro evidente difficoltà, da parte delle autorità competenti, di salvaguardare dignità e sicurezza all’interno delle strutture penitenziarie.

Andrea Orlando, che nel corso della sua giornata catanese prima dell’incontro allo Sheraton aveva messo in scaletta, e rispettato, la visita al carcere catanese di Piazza Lanza,  ha, senza patemi particolari, chiosato “Non è vero che si sia fatto poco. In questi mesi, anzi, abbiamo raggiunto obiettivi importanti: i numeri sono migliorati ma ora dobbiamo trovare un equilibrio tra sicurezza e rispetto del principio per cui la custodia cautelare non può essere un’anticipazione di pena. La legge, in Parlamento, è a buon punto”.

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