Pina Mazzaglia

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Alfio Sorbello

È stato osservato che le opere di Alfio Sorbello possono essere  descritte come “una pittura fredda, spessa, intensa nel calibrato equilibrio tra astrazione e figurazione”. Così Lina Franza, nella prefazione della mostra “Prospettive reali e surreali” espone le opere dell’artista catanese, nel quale percorso si possono individuare alcuni “points de repères” significativi. Le sue tele infatti, veri e propri progetti architettonici, raccontano la sua visione, reale e surreale, in un’epoca in cui il paesaggio e le visioni urbane sono soggetti amati e ripresi da diversi artisti contemporanei. La doppia visione dell’artista che del contesto urbanizzato mette al centro se stesso come punto focalizzante, è la sintesi di un confronto uomo-ambiente, sempre più incerto e vago. Sorbello ritrae pretese e intenzioni comunicative, etico-sociali di un moto apparente, sinergico e silente, e diventa testimone di un mondo impossibile dai ritmi impraticabili. Le sue tele esposte al Collegio Santonoceto di Acireale, sono delle vere e proprie fantasmagorie dell’infinita fatica che lega l’uomo alla contemporaneità, determinata sempre di più dalla ricerca spasmodica di prosperità e benessere, dualità che divergono in un rapporto incomprensibile, tra ciò che è in sé l’umana esistenza e la ricerca dei valori effimeri spinti dalla società attuale. L’artista non ha altre immagini del mondo al di fuori della evanescenza, della durezza e della asprezza, esistenza che gli appare, dal furore alle grida soffocate di ombre e bagliori, di frastuoni e fragori, unitamente agli inquietanti presagi che testimoniano il crollo di apologie intessute dai deliri che l’epoca  contemporanea brama: l’affacciarsi al contesto urbano, per lui non rappresenta l’espressione totale o meramente architettonica della realtà, ma la tela sprigiona l’essenza, il principio attivo, non racconta il luogo, ma il suo riflesso, la sua metafora attraverso uno stile unico e inconfondibile.

– Le sue tele ci raccontano un modo di percepire la metropoli oggi. Ci sono aneddoti curiosi capitati nel corso degli anni che l’hanno influenzata?

“Qualche anno fa sono rimasto incolonnato in autostrada nei pressi di Priolo per circa mezz’ora. L’aria era pesante e irrespirabile e si percepiva lo smog e l’inquinamento causato dal complesso industriale e dalle raffinerie che si affacciano sul mare: sembravano avere il predominio. In quel momento ho avuto la visione di tutte  le coste siciliane deturpate dalle raffinerie e dal “progresso” industriale. Così tornando nel mio studio iniziai a dipingere i miei primi paesaggi urbani, che rappresentavano le raffinerie viste e le sensazioni che aveveano in me suscitato”.

– Sente un legame con qualche città in particolare? Com’è cominciata questa avventura?

“Amo viaggiare ed osservare gli scorci di diverse città, ognuna delle quali lascia in me un segno indelebile. Tali ricordi poi vengono elaborati e trasformati in opere secondo gli stati d’animo del momento in cui mi appresto a dipingere”.

– Lavora più con le visioni o con i materiali? Da dove parte, e come prende vita un suo progetto?

“Sicuramente hanno un ruolo fondamentale i ricordi che poi vengono rivisitati durante la trasposizione: un’opera nasce cresce e si modifica continuamente durante il periodo in cui la compongo. È come se ogni opera subisse una morte e una rinascita ogni volta che riprendo a lavorarci, tutto ciò si ripete per cicli cortissimi o infiniti”.

– La tecnologia la aiuta a realizzare visioni che altrimenti sarebbero rimaste nella sua immaginazione?

“La tecnologia e i materiali non li ho mai reputati fondamentali poiché tutti i materiali e tutte le tecnologie possono essere sfruttare per creare opere ed esprimere il messaggio. Spesso mi capita di sperimentare e comporre contemporaneamente diverse opere con materiali e tecnologie differenti”.

– Cosa significa per Lei il tema urbano? Non solo dal punto di vista della concezione dell’opera d’arte, ma anche del gesto espressivo?

“Il tema urbano sviluppato nelle mie tele vuole raccontare la rivalsa della natura sullo scempio fatto dall’uomo: è la speranza di un nuovo equilibrio in cui natura e urbanizzazione possano integrarsi e creare un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile”.

– Cosa  l’ha influenzata? O da cosa ha tratto ispirazione?

“Ciò che più mi influenza e mi ispira maggiormente è un’analisi percettiva della società contemporanea. L’umanità, intesa come aggregazione di singoli essere umani mette in atto un continuo oltraggio alla natura, è costantemente in ricerca, tende a mete inesistenti, ha perso la percezione del Valore e il piacere delle piccole cose, offuscato da una corsa continua e incessante verso il nulla”.

– Quali sono stati i punti di riferimento degli inizi, e quali sono quelli di adesso? Sono cambiati?

“L’ambiente che mi circonda rivisto negli anni  propone un punto di vista sempre differente, perciò pur rimanendo legato ai punti di riferimenti passati col passare del tempo essi vengono rivisti e rielaborati alla luce di prospettive nuove, più evolute e consapevoli”.

– Ha una peculiare visione del mondo e di ciò che ci circonda, molto surreale ma altrettanto concreta legata alla reale esistenza o condizione umana. Le interessa la caratterizzazione dell’essere umano, dal punto di vista delle sue emozioni, delle passioni quanto delle sue debolezze, le incertezze e le sue paure… Una dualità che trova soluzione nella rappresentazione di personaggi nati dalla Sua fantasia che sembrano portare in sé il peso del mondo. Ce ne vuoi parlare?

“Nelle mie opere sorgono due tematiche fondamentali che sono racchiuse nelle opere “Verso il nulla” e “Volo”. La prima raffigura colonne di persone alla ricerca, che anelano ad ottenere sempre di più, non curanti delle ricchezze a portata di mano: un sorriso scambiato con la persone accanto, l’alba, il tramonto, la natura, tutti beni di inestimabile valore che si trova a portata di mano, ma di cui spesso ci si dimentica, perché spinti dalla costante ricerca di una felicità diversa, che si trova altrove e che forse non è poi così vera. Il secondo quadro rappresenta un uomo che si lancia nel vuoto, ed è in stretto raccordo con il primo, rappresenta una risposta alternativa alla quotidianità comunemente intesa, un uomo che non segue la massa ma si butta a capofitto nella vita”.

– Quanto conta la dimensione del viaggio e dello straniamento nelle sue creazione? Cosa sta cercando?

“Il concetto di viaggio è estremamente relativo: un viaggio può iniziare e finire uscendo dall’uscio di casa o viceversa, portare a fare il giro del mondo: la cosa importante non è il viaggio in sè ma ciò che il viaggio lascia dentro, che rappresenta materia prima per l’espressione”.

 La personale di Alfio Sorbello è visitabile fino all’8 di agosto 2015 presso il Collegio Santonoceto, Corso Umberto I,  186,  Acireale (CT), tutti i giorni dalle ore 19.00 alle 22.00

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