di Daniele Lo Porto

PALERMO – Lo avevamo scritto qualche settimana fa: un commissario è per sempre. Questo l’unico progetto politico-amministrativo del fallimentare Rosario Crocetta. La Regione Siciliana è sempre più nel caos, incapace di affrontare e risolvere il benché minimo problema e di varare il più banale progetto. Dalla formazione alla sanità è un disfatta senza limiti. I sindacati hanno generosamente equiparato il mal governo del Masaniello di Gela a quello dell’autonomista Raffaele Lombardo. Sono stati troppo generosi, perché se Lombardo aveva fatto del commissariamento a strascico una logica di controllo militare del territorio e degli enti, Crocetta è andato oltre incidendo pesantemente e definitivamente sul livello di democrazia in questa regione. Le nove ex Province regionali sono affidate ad un reuccio ormai da tempo che risponde solo e soltanto all’imperatore onnipotente. Adesso un’ ulteriore proroga dei commissari, alcune dei quali distratti da altri e nuovi incarichi, come l’ex prefetto Giuseppe Romano della Provincia di Catania, cooptato dal Cda dell’Università di Catania.
“La ulteriore proroga dei nove commissari delle Province è una offesa al buonsenso, è l’ennesima vergogna di un governo incapace e dannoso che noi deputati dobbiamo mandare a casa prima possibile. Ora dipende dall’Ars: se c’è la volontà di tutti, la legge di riforma delle Province può essere approvata in un paio di settimane, basta trovare una sintesi fra le varie proposte depositate, compresi due disegni di legge del nostro gruppo parlamentare”. Lo afferma Nello Musumeci, esponente dell’opposizione all’Ars. “Ci incoraggia constatare come anche nel centrosinistra trovi consenso la nostra idea di fare eleggere ai cittadini i presidenti dei Liberi consorzi ed i sindaci delle Città metropolitane”.
“Quanto a Crocetta – ha aggiunto Musumeci – mercoledì della prossima settimana, dopo aver votato la censura alla Scilabra, presenteremo la mozione di sfiducia al governatore e pretenderemo tempi assai ristretti per la trattazione. Saranno così smascherati, dinanzi ai siciliani, i tanti bluff di questa estenuante partita a poker”.
Crocetta, intanto, si blinda sempre di più nel suo fortino al centro di una Sicilia che sta progressivamente desertificato. Annuncia ulteriori denuncia (da buon aspirante vice brigadiere alla legalità) per chi chiederà il commissariamento della Sicilia (“non fare agli altri cioè che”…) per “attentato alla Costituzione”, lui che l’ha già stravolta impedendo il diritto di voto a cinque milioni di siciliani. Difende a spada tratta l’indifendibile assessora-ragazzina Nelli Scilabra, non tanto per no scontentare lei, ma altri. E si blinda con giochetti politici, come l’adesione dei suoi (pochi) fedelissimi megafonolomani al gruppo del Pd, in modo da inquinarne le decisioni e sottobanco tratta la pace con il premier Renzi, al quale comincia a concedere posti di sottogoverno. Do ut des, o meglio “tiriamo a campare”, questa è la più alta logica del progetto politico di Rosario Crocetta.

D.L.P.

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