Giornata politica ad alta tensione. Il governo va avanti sulla riforma delle province e mette la fiducia sul testo approvato alla Camera e presentato in Senato: l’esecutivo incassa la fiducia sul maxiemendamento al Ddl Delrio che recepisce le modifiche apportate al testo dalla commissione Affari Costituzionali e le osservazioni della commissione Bilancio. Il ddl, che ora torna alla Camera, passa con 160 «sì», 133 «no», a fronte di 196 presenti. Il disegno di legge rivisita i compiti delle province in vista del loro superamento.

L’annuncio della fiducia e le proteste

Era stato il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ad annunciare poco prima delle 11.30, tra le polemiche e le proteste dell’opposizione, l’intenzione di mettere il voto di fiducia sul ddl Delrio. La seduta è stata sospesa, tra le polemiche e le proteste dell’opposizione, per consentire la riunione della Conferenza dei capigruppo per definire i tempi di voto. Sul voto pendeva inoltre la relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato, attesa al Senato e indispensabile per andare avanti nelle votazioni. La presidente dei senatori di Sel, Loredana De Petris , aveva commentato: «Quello che sta avvenendo è surreale: prima votiamo le norme transitorie e poi, non si sa come e quando, faremo il provvedimento-madre».

Le reazioni favorevoli

Immediate le reazioni. Luigi Zanda, presidente del Gruppo Pd al Senato, ha detto che il ddl Delrio «è il primo tassello di un complesso di riforme istituzionali che comprende anche le modifiche al titolo V della Costituzione, la fine del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato, la nuova legge elettorale e l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti votata qualche settimana fa». «Sono estremamente soddisfatta per l’approvazione da parte del Senato del ddl Delrio». Così il ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta. Stessa lunghezza d’onda per Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Affari esteri del Senato: «Oggi il governo assume un’iniziativa seria e il compito del Senato e della politica non può che essere quello di assecondare il processo di riforme».

I contrari

Nel Partito democratico va controcorrente Laura Puppato, che ritiene che il provvedimento abbia «più luci che ombre perché inizia a riformare il sistema delle autonomie, la nuova architettura del territorio e dà risposte ai cittadini». Duro il senatore di Forza Italia Lucio Malan: «Il farneticante ddl Delrio non abolisce le Province, non riduce i livelli di Governo, ma aumenta la burocrazia, i costi e, per la prima volta nella Storia della Repubblica, impone a milioni di cittadini governi locali non eletti da loro, né dai loro rappresentanti». E il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera Francesco Paolo Sisto, raggiunto da Radio 24, ha aggiunto: «Per non mandare al voto le province ci sono tanti sistemi, questo è il peggiore. È una sorta di succedaneo della grande riforma costituzionale che invece, secondo me, deve essere una priorità».

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