CATANIA  – A Catania, rischiano di chiudere gli istituti scolastici superiori, molte strade non saranno più transitabili e i disabili sensoriali (audio e videolesi) resteranno senza servizi. La Provincia regionale di Catania è, infatti, quella che in Sicilia subisce il più elevato prelievo forzoso da parte dello Stato: 36,2 milioni di euro nel 2015; saranno quasi 50 milioni nel 2016; ben 63 milioni nel 2017. A questo va aggiunta la diminuzione dei trasferimenti statali e regionali che la stanno portando al dissesto. A denunciarlo è uno studio preparato dalle segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Csa, Usb e Cnl assieme al coordinamento delle Rsu di tutte le ex Province siciliane. Le organizzazioni sindacali vi annunciano anche lo stato di agitazione del personale. Il documento è stato consegnato al prefetto di Catania, in occasione del sit-in dei dipendenti della Provincia e delle partecipate che si è svolto oggi in via Etnea. La delegazione ricevuta era formata da Carmelo Distefano per la Fp Cgil, Maurizio Attanasio per la Cisl Fp, Santo Amarù per la Uil Fpl, Antonino Sapienza per la Cisal, Antonio Dell’Ombra e Sergio Giambertone per i sindacati autonomi.

Al rappresentante del governo, in quanto responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica, i sindacati chiedono di “richiamare i governi regionale e nazionale all’esercizio responsabile delle rispettive competenze e funzioni”, e di promuovere un tavolo tecnico tra governo regionale e nazionale che determini una deroga al prelievo forzoso, in attesa che si faccia chiarezza e si realizzi in Sicilia il riordino elle ex Province.

“Siamo molto preoccupati per la situazione economica dell’ente − sottolineano i segretari generali provinciali Gaetano Agliozzo (Fp Cgil), Armando Coco (Cisl Fp), Stefano Passarello (Uil Fpl) e Giuseppe Messina (Csa) – perché ai prelievi forzosi si aggiunge l’azzeramento dei trasferimenti già fatto prima. Tutto ciò, in assenza di una legge di riordino, sta provocando anche una pesante penalizzazione dei servizi prestati ai cittadini anche perché le Province continuano a svolgere le stesse funzioni di prima, almeno in teoria, perché senza risorse è quasi impossibile ormai continuare a farlo”. Le funzioni ancora svolte dalle ex Province vanno dai servizi sociali e culturali alla costruzione e manutenzione delle scuole superiori; dalla tutela ambientale alla promozione turistica; dalla manutenzione della rete stradale intercomunale, regionale e rurale al sostegno delle attività artigianali.

“Con i tagli previsti – denunciano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Csa, Usb e Cnl – da qui a breve non potranno essere garantiti tra l’altro le funzioni di maggiore impatto sociale, come il funzionamento degli istituti scolastici di 2° grado, perché l’ente non può più pagare acqua, luce, gas, telefono; la sicurezza degli edifici stessi, perché non si potrà fare più la manutenzione sia ordinaria sia straordinaria, e quindi dovranno essere chiusi; l’assistenza ai disabili sensoriali e il sostegno finanziario alle organizzazioni del terzo settore; l’assetto di 2700 chilometri di rete stradale che senza manutenzione finirà per chiudere al transito in molti tratti”. La mancanza di risorse avrà ripercussioni anche sulle commesse pubbliche e sulle attività lavorative, quindi sui livelli occupazionali del territorio già penalizzati fortemente dalla crisi.

Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Csa, Usb e Cnl denunciano anche il rischio per i dipendenti, sia tempo indeterminato che determinato, di incorrere nel mancato rinnovo del contratto  e nella possibilità anche di essere licenziati se la situazione si protrarrà nel tempo. “Scelte politiche e sbagliate − concludono − non possono avere effetti distortivi nel territorio ed essere penalizzanti, oltre che per i servizi, anche per il personale”.

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