di Salvo Reitano

Musumeci: “Scadenza vicina il nuovo assessore venga in Aula a riferire”

PALERMO – La riforma delle Province nell’Isola resta al palo, con il balletto della proroga dei commissari ad acta che si ripete ad ogni successiva scadenza.A distanza di due anni la tanto sbandierata riforma e l’istituzione dei Liberi Consorzi e delle Città Metropolitane è diventata il peggior pasticcio messo in atto dalla Regione in tutta la sua storia.DEL-RIO_
Nel frattempo polvere, muffa e parassiti della carta si sono impossessati dei  ddl per il riordino e l’istituzione delle aree metropolitane e dei liberi consorzi di Comuni.
La rivoluzione tanto urlata dal governatore Crocetta è naufragata miseramente mentre i mesi passano e la Sicilia che prima tra le regioni aveva annunciato l’addio all’ente intermedio, segna il passo rispetto al resto d’Italia che si è già adeguata adottando il testo Delrio.
“Il nuovo assessore regionale agli Enti Locali, Ettore Leotta, venga in Aula nei prossimi giorni per dire con chiarezza al parlamento quale idea di Provincia intende realizzare il governo Crocetta”. Lo afferma l’esponente dell’opposizione all’Ars Nello Musumeci. “Mancano solo poco più di due mesi alla scadenza di legge e nutriamo seri dubbi sul fatto che la maggioranza governativa di centrosinistra riesca a varare la tanto strombazzata riforma che non ha saputo fare in un anno e mezzo”.
“Fino ad oggi – aggiunge Musumeci – non è arrivata alcuna nuova proposta alla competente commissione parlamentare, mentre il governatore e il suo partito continuano a parlare due linguaggi diversi sul nuovo modello dell’ente intermedio. Città Metropolitane ristrette o allargate? Confini provinciali rigidi o flessibili? Presidenti eletti dal popolo o nominnello_musumeci-2_originalati? Competenze e funzioni di sempre o nuove responsabilità decentrate dalla Regione? Regna una gran confusione, mentre sul territorio sono solo i cittadini a pagare il prezzo della paralisi delle nove Province, voluta da una irragionevole furia devastatrice di un finto rivoluzionario.”
Insomma, per l’ennesima volta  si profila una paralisi del sistema degli enti locali nell’Isola, mentre Crocetta, per mascherare il proprio fallimento, proporrà una ulteriore proroga dei commissari provinciali. Si va verso un ulteriore blocco per altri sei o dodici mesi dell’attività senza la prospettiva di un punto di svolta.
“La riforma annunciata in diretta Tv dal governatore Crocetta – dice l’ex consigliere provinciale Giuseppe Mistretta – si è trasformata in un vero e proprio bluff con la paralisi totale dell’ente territoriale di area vasta che inevitabilmente si ripercuote nei territori più marginali, come il Calatino”.
“Quella spacciata per una abolizione delle province – conclude Mistretta – è una grande bugia perchè in realtà non vengono abolite ma ridisegnate se aggiungiamo che in questi due anni la gestione è stat affidata a dei commissari nominati dal presidente Crocetta possiamo affermare che si è consumata una sospensione della democrazia nella nostra isola, altro che riforma”.
Ma non è tutto. La cancellazione delle Province decisa dalla Regione, con la loro conseguente gestione commissariale, si traduce in totale assenza di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. «Il recente caso del liceo di Mascalucia ne è la testimonianza – ricorda Rosaria Rotolo della Cisl – ed è uno dei casi che conferma la necessità che la Regione dia urgente attuazione alla riforma che definisca il livello istituzionale più idoneo a superare quello dell’ex Provincia regionale».
Crocetta, purtroppo per i siciliani, si è portato a Palermo quella che molti chiamano la “sindrome del primo cittadino” dimenticando che la Regione non è un comune e che non si può governareprovincia catania-2 per tentativi. Il rischio è, come è accaduto, quello di impantanarsi perchè una riforma come quella del secondo ente locale a livello territoriale comporta conseguenze su tutta una serie di problematiche che investono la gestione amministrativa, i servizi ai cittadini, il posto di lavoro di migliaia di dipendenti e precari, le società partecipate e soprattutti le tasse che gravano su tutti noi.
Gli slogan di Crocetta hanno, invece, prodotto un solo risultato: il caos. Di fatto le province in Sicilia non ci sono più ma la macchina amministrativa continua a camminare governata non dalla politica, ma da commissari nominati dal governatore che si limitano all’ordinaria amministrazione senza fornire servizi anzi rappresentando un  costo inutile e dannoso per la collettività.
Ma, come i lettori sanno bene, la Sicilia arranca sull’orlo del default e con l’aprovazione dell’esercizio provvisorio ci hanno messo una pezza allungando l’agonia. Ci sembra davvero improbabile che in questo momento le province rappresentino una priorità.
Per questo la riforma può aspettare con l’indecoroso risultato che la Sicilia, partita per prima con slogan e proclami in diretta tv, alla fine resterà al palo e anche quando la riforma vedrà la luce sarà il solito pasticcio da bassa cucina da riformare e riformare attraverso altre norme, leggi e riforme, in un tira e molla senza fine.
E’ questa la dimostrazione che la Regione Siciliana è sempre più nel caos, incapace di affrontare e risolvere i problemi e di varare non solo una riforma importante ma anche il più banale dei progetti. Dalla formazione alla sanità, dalle province alla svendita del mare per le trivellazioni, è un disfatta senza fine.
Come ha scritto su queste pagine il nostro direttore, Daniele Lo Porto: “I sindacati hanno generosamente equiparato il mal governo del Masaniello di Gela a quello dell’autonomista Raffaele Lombardo. Sono stati troppo generosi, perché se Lombardo aveva fatto del commissariamento a strascico una logica di controllo militare del territorio e degli enti, Crocetta è andato oltre incidendo pesantemente e definitivamente sul livello di democrazia in questa regione. Le nove ex Province regionali sono affidate ad un reuccio ormai da tempo che risponde solo e soltanto all’imperatore onnipotente”.
Un’ulteriore proroga dei commissari sarà una offesa al buonsenso, l’ennesima vergogna di un governo incapace e dannoso che sta accompagnando la Sicilia in un baratro senza via d’uscita.

S.R

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