di Andrea Di Bella

Avete mai sentito parlare delle società controllate dagli Enti Pubblici? Quelli che Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo – e più di recente Mario Giordano – hanno più volte definito dei veri e propri stipendifici? Ebbene, anche a Catania ne esistono diversi. Società controllate da Comune, Provincia e Regione all’interno delle quali le nomine avvengono su indicazione prevalentemente politica. A Paternò il sindaco Mauro Mangano ci ha insegnato di recente come si fa. Infatti, registrate le enormi difficoltà in Assise Civica e per ottenere quindi la benevolenza di alcuni consiglieri di opposizione, ha nominato amici di tali consiglieri sia in giunta che dentro il consiglio d’amministrazione della società municipalizzata acquedotto, meglio conosciuta come AMA. Risultato: i consiglieri votano bene e i loro amici guadagnano, così da risultare debitori alle prossime elezioni. Tutto legale, ci mancherebbe. Ed intanto tali pratiche furono oggetto di critiche aspre quando Mangano era all’opposizione del centrodestra appena tre anni addietro, ma tra i paternesi i più disattenti fanno presto a dimenticare o magari hanno deciso – forse giustamente – di infischiarsene della politica diventata ormai merce di scambio personale.

Dopo le nomine all’AMA, giunge tutt’altro che inaspettatamente la nomina di un paternese alla presidenza di un’altra società controllata. Trattasi di Pubbliservizi, l’azienda a maggioranza pubblica gestita dalla Provincia Regionale di Catania. Un paternese guiderà una società da 400 dipendenti, che si occupano e si occuperanno di manutentare le strutture di proprietà pubblica della Provincia. C’è da dire che alla notizia di ieri, i più audaci avranno pensato tutti la stessa cosa: un altro trombato alla presidenza di Pubbliservizi. Esattamente, un trombato politico. Il collegamento è presto fatto: il neo-nominato presidente (Adolfo Messina, amico stretto ma proprio stretto del presidente della Regione Rosario Crocetta) si potrebbe dire il re dei trombati a Paternò (ne parlai lo scorso 30 aprile sul quotidiano online SiciliaJournal). Non si offenda Messina, lui stesso sa di non avere certamente brillato ogni qualvolta si è ritrovato ad esporre un manifesto elettorale. Prima in Forza Italia, poi con una lista civica regionale di derivazione democratica. Risultato: mai eletto né a Paternò (col centrodestra) né alle Politiche del 2013 in cui fu candidato al Senato per la lista “Moderati” (per il centrosinistra), dove ottenne poche decine di voti e lo zerovirgola regionale. Meglio così, diranno ancora gli audaci. Perchè se essere eletti piace, essere non eletti piace ancora di più. Una domanda: in che maniera vengono individuate le figure da porre a capo di tali e tante società pubbliche, pagate coi soldi di tutti? Ve lo spiego io. Essere amici di Rosario Crocetta può anche non piacere, ma conviene. Tra un’intervista farlocca e l’altra, Messina ha evidentemente trovato il tempo di lavorarsi per benino il presidente della Regione. Talmente bene da essere riuscito a scucirgli la nomina in Pubbliservizi, operata attraverso il Commissario Straordinario dell’Ente Provinciale catanese, divenuto insieme alle altre otto entità provinciali siciliane (dopo la pessima e vergognosa riforma delle provincie in Sicilia) feudo vero e proprio di Crocetta e suoi amici, anche loro di volta in volta nominati. Messina subentra ad un altro trombato, Vittorio Lo Presti, candidato sindaco di Paternò nel 2012 per Il Popolo della Libertà. La nomina di Lo Presti fu operata quando alla Provincia il presidente corrispondeva al nome di Giuseppe Castiglione (Ncd), e la vicinanza politica di Lo Presti al senatore paternese Salvo Torrisi (Ncd) era ed è arcinota. Ed allora, ecco che perdere anche rovinosamente le elezioni ha la sua convenienza. Un bel posto alla Pubbliservizi, verosimilmente decine di migliaia di euro ogni anno e tanti saluti. Bravi, così si fa. Ed inoltre, in un servizio pubblicato su IeneSicule, diretto dal recalcitrante Marco Benanti, viene scritto (da mano interessata): “Comunque, per chi l’ha presa male soprattutto in quel di Bronte e dintorni (cara, pardon caro mi fu sempre quest’ermo colle) un bel “Gaviscon” in formato famiglia. E’ quello che ci vuole”. Il riferimento è all’ex sindaco di Bronte Pino Firrarello, a Giuseppe Castiglione (inchiesta sul Cara di Mineo) ed inevitabilmente a Nuovo Centrodestra. State tranquilli, non allarmatevi. E’ tutta apparenza. Litigano sui giornali facendo finta di inimicarsi a vicenda, essendo però amici nel privato. Sia i protagonisti che i rispettivi familiari e rispettive corti. Auguri non troppo sinceri al nuovo presidente.

Fonte: Freedom24

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