CATANIA – Il deficit accertato contabilmente è di 265.000 euro, tanti per una società che gestisce un contratto di servizi da 15 milioni di euro siglato con la Provincia. Ma se fossero di più, tanti di più? La  sopravvivenza della partecipata sarebbe messa a rischio e con essa il posto di lavoro di quasi 400 dipendenti. E’ questa la preoccupazione di Adolfo Maria Messina, da un mese presidente. “Sarebbe un dramma sociale”, aggiunge.

Nel frattempo spulcia il bilancio, riduce i privilegi di alcuni dipendenti, pubblica 15 gare in appena un mese, gli acquisti vengono effettuati tramite la Cosip. Insomma, scopa nuova fa rumore, come si dice. Un rumore che sarebbe sgradito, fastidioso per qualcuno per qualcuno, da qui la busta con proiettili recapitata qualche giorno fa a Messina.

Non si trincera dietro la diplomazia, il presidente della Pubbliservizi: “Questa società negli ultimi dieci anni è stata gestita come una segreteria politica, un ufficio di collocamento. C’è stato lassismo e clientelismo. La Pubbliservizi è stata in mano allo stesso gruppo politico che ha gestito il cara di Mineo, per intenderci il cui riferimento è Castiglione e Firrarello, con negli anni più lontani un connubio con Enzo Bianco, come dimostra la presidenza dell’avv. Carpinato, che proveniva dallo studio Libertini-Bonura”.

E questo nuovo corso nella gestione della Pubbliservizi nell’ultimo mese sarebbe avversato da un dirigente della Provincia, l’ingegnere capo Galizia, storicamente legato all’ex senatore brontese, che dimostra un insolito rigore – stando a Messina –  da quando non è più componente del Cda della stessa Pubbliservizi. Un incarico, rileva il neo presidente, in aperto conflitto d’interessi: Galizia, da solo, ricopriva il ruolo di controllore e di controllato.

“Ho denunciato l’intimidazione che ritengo sia stata preventiva – aggiunge Adolfo Maria Messina -: forse temono che possa scoprire qualcos’altro di grave. Io vado avanti, però”.

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